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Pillole di Grande Guerra 20 Battaglia delle frontiere: nascono le prime trincee fotogallery

Nella battaglia delle frontiere, un miscuglio di antico e moderno, di improvvisazione e tecnologia, i combattenti sperimentarono la terrificante potenza delle nuove armi e cominciarono a scavare tane nella terra per sfuggirne il mostruoso potenziale distruttivo: nasce così la guerra delle trincee.

di Marco Cimmino

Con il nome di "battaglia delle frontiere", la storiografia militare indica una serie di scontri, avvenuti pressochè contemporaneamente, tra il 7 agosto e la fine di quel mese, in vari settori del fronte occidentale: Mulhouse, Lorena, Ardenne, Charleroi e Mons.

Prima di esaminarli nel dettaglio, dunque, crediamo sia necessario chiarire cosa stesse accadendo ai confini tra Francia, Belgio e Germania, agli inizi di agosto del 1914. Come si è già ampiamente spiegato, la Germania basava il suo impianto strategico sul cosiddetto ‘piano Schlieffen-Moltke’: anche la Francia, naturalmente possedeva da tempo un piano, in caso di guerra con la Germania, noto come ‘piano XVII’.

Questo piano venne elaborato nella sua versione definitiva nel 1913: prima, c’erano stati il piano XIV (1898), il XV (1903) ed il XVI (1909, modificato da Joffre nel 1911) che erano eminentemente a carattere difensivo o, meglio, controffensivo. Il piano XVII sovrintendeva alla mobilitazione e alla concentrazione dell’esercito alle due frontiere, col Belgio e con la Germania, ma non era un piano strategico vero e proprio, quanto, piuttosto, una sorta di indicazione generale, piuttosto elastica, che prevedeva contrattacchi massicci in Belgio ed in Lorena.

In pratica, la battaglia delle frontiere non fu altro che lo scontro, in fase di manovra, di questi due contrapposti piani d’invasione. Si immaginino tutta una serie di direttrici curve, che cerchino di congiungersi in sacche d’accerchiamento e che, viceversa, lungo il percorso vadano ad incidere altre direttrici, uguali e contrarie, sull’asse est-ovest: questo darà un’idea abbastanza precisa di quello che accadde. Non si deve dimenticare, inoltre, che ognuno di questi combattimenti influenzò l’andamento degli altri e che, quindi, essi possono essere considerati parte di un’unica, immane, battaglia. Si tenga anche conto delle caratteristiche, assai diverse da zona a zona, del terreno, e della primitiva capacità di osservazione degli eserciti del 1914, che, in pratica, affidavano ancora alla cavalleria il compito esplorativo, come nel XIX secolo: non era infrequente, dati questi presupposti, che le rispettive avanguardie si scontrassero all’improvviso, praticamente senza alcuna preparazione d’artiglieria e in situazioni tattiche del tutto confuse. Spesso, dunque, ci si trovò ad affrontare scontri che, nelle fasi successive della guerra, sarebbero stati inimmaginabili: cariche di cavalleria contro mitragliatrici trincerate, sparatorie in mezzo alla boscaglia, attacchi napoleonici in campo aperto.

Insomma, in questa primissima campagna, la prima guerra mondiale apparve uno straordinario miscuglio di antico e di moderno, di improvvisazione e di tecnologia, di tradizione militare e di stupidità tattica. Si trattò, soprattutto, di una prova generale del massacro che avrebbe insanguinato per più di quattro anni l’Europa: fu nella battaglia delle frontiere, infatti, che i combattenti sperimentarono la terrificante potenza delle nuove armi e che, terrorizzati da ciò che avevano scoperto, cominciarono a scavare tane nella terra, sempre più profonde, per sfuggirne il mostruoso potenziale distruttivo. Nasceva la guerra delle trincee.

LA CURIOSITA’

Secondo la già citata metafora delle porte girevoli, nella battaglia delle frontiere, ad una spinta tedesca in Belgio ed in Lorena doveva per forza corrispondere una controspinta francese in Alsazia. Questa puntualmente avvenne, a partire dalla mattina del 7 agosto 1914, quando le truppe francesi attaccarono in direzione di Mulhouse.

Vi fu, in questa prima offensiva transalpina, una forte componente morale e patriottica, oltre che, naturalmente, un importante aspetto strategico, ben sottolineato nel piano XVII: l’Alsazia, insieme alla Lorena, rappresentava un territorio che i francesi consideravano irredento, dopo che le due regioni, nel 1871, in seguito alla sconfitta nella guerra franco-prussiana, erano passate alla Germania.

La “francesità” o la “tedeschità” di questi territori, rappresentano, come è facile immaginare, una vexata quaestio: vi sono argomenti a favore dell’una come dell’altra ipotesi, stante il frequente cambio di proprietario, nel corso dei secoli. Fatto sta che, nel 1914, per i francesi la riconquista delle due regioni appariva un richiamo cui non si poteva sfuggire: molto spesso, nel corso della guerra, furono fatte scelte che avevano più carattere propagandistico e politico che realmente strategico.

La decisione italiana, ad esempio, di puntare sulla conquista di Trieste, pressochè inutile strategicamente, si colloca proprio in questo contesto. La conquista di Mulhouse, avvenuta l’8 agosto, venne salutata trionfalmente: le cariche alla baionetta dei soldati del generale Bonneau entrarono nell’immaginario collettivo francese. Peccato che, come vedremo, già il 9 agosto i tedeschi fossero rientrati in città, grazie ad un pronto contrattacco.

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