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Vanessa e Greta rapite L’esperta in cooperazione: “Generose, ma non basta”

Da dieci giorni Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, ventenni lombarde, non danno notizie, rapite dai ribelli siriani, là dove si erano recate per portare il loro aiuto soprattutto ai bambini. La diplomazia è al lavoro, le famiglie sono speranzose, il papà della bergamasca Vanessa, Salvatore, da Brembate dice che la Farnesina lo invita alla tranquillità. Intanto l'Italia si divide sull'opportunità di questo volontariato.

Da dieci giorni Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, ventenni lombarde, non danno notizie, rapite dai ribelli siriani, là dove si erano recate per portare il loro aiuto soprattutto ai bambini. La diplomazia è al lavoro, le famiglie sono speranzose, il papà della bergamasca Vanessa, Salvatore, da Brembate dice che la Farnesina lo invita alla tranquillità. Intanto l’Italia si divide sull’opportunità di questo volontariato.

Al proposito il sito Caratteri Liberi pubblica un’intervista a Nuccia Decio, esperta in cooperazione e relazioni internazionali per l’ ISPI di Milano.

Dottoressa Decio, in merito al rapimento delle due giovani cooperanti in Siria, sono già emerse versioni contraddittorie, tra l’ammirazione e la critica nei confronti di due ragazze che ora si trovano nelle mani dei ribelli siriani, con tutte le angosce e problematicità che la situazione comporta. Lei che è da anni nel campo della cooperazione in prima linea, cosa ne pensa, e cosa secondo lei induce persone giovanissime a scelte così estreme?

La necessità di aiutare il prossimo. Tanto da non aver paura ad andare in una zona di guerra.

Questa è la prima motivazione che pare abbiano indotto le due giovanissime volontarie rapite in Siria, ad addentrarsi nello scorso luglio nella martoriata Aleppo.

Questo suscita rispetto e ammirazione, conferendo a chi vi si dedica un’aurea attraente tra il mistero e l’avventura. Una visione romantica, non priva di fondamento. Generosità, solidarietà ed idealismo, sono fondamentali nell’agire per una buona causa. Tuttavia ciò non basta. E’ indispensabile avere la consapevolezza che operare in zone di conflitto è una realtà altamente complessa dalle esigenze multiple.

Greta Ramelli, 20 anni di Gavirate (Varese), studentessa in Scienze Infermieristiche, Vanessa Marzullo, 21 anni, di Brembate (Bergamo), studentessa di Mediazione Linguistica e Culturale, entrate in Siria il 28 Luglio risultano “irreperibili” da primo giorno d’Agosto.  In considerazione della loro giovane età, appena appresa la notizia e superato lo sgomento, la prima domanda sorta spontanea, è stata quella di chiedere con quale criterio siano state mandate, due ragazze ventenni, prive di quell’esperienza indispensabile, a lavorare in una delle peggiori zone di conflitto del pianeta. Da notizie diffuse attraverso i media, pare che proprio loro stesse abbiano dato vita al “Progetto Horryaty”, iniziativa di solidarietà con la Siria, volta ad intervenire nel settore sanitario e idrico. Progetto condiviso anche da Roberto Andervill, un quarantasettenne di Varese, di professione fabbro, che dal 1998 è annoverato nell’organico di IPSIA Varese, la ONG delle Acli, che si occupa di cooperazione e volontariato all’estero. La dinamica di come siano riuscite ad entrare, contattare e farsi ospitare da un sedicente capo di una fazione di ribelli, resta ancora incerta. In un contesto informale, anche Gianni Ruffini, Direttore Generale di Amnesty International Italia, nonché titolare dei corsi di Emergenze Avanzate presso l’ISPI di Milano, ipotizza che possano essere entrate da sole in Siria, attraverso canali non propriamente legali, ma sponsorizzate da tre importanti associazioni nazionali. Il “Progetto Horryaty” vanta sponsors e padrini ed è guidato da persone di “lunga militanza” nel settore.

Forse proprio per questo, avrebbero dovuto, proprio loro, impedire di compiere una tale follia. Non entro nelle dinamiche del rapimento, ampiamente diffuse e confuse dai maggiori media nazionali. Non si sa se i rapitori siano allineati con fazioni di ribelli o siano delinquenti comuni; in un Paese così devastato, la speranza è riposta nell’abilità e umanità di chi manterrà il processo di negoziazione tra le parti. Per poterle rivedere al più presto col loro gioioso adolescenziale sorriso. Vorrei però porre l’attenzione sul complesso mondo della Cooperazione Internazionale e sulle difficoltà che comporta vivere e lavorare in Paesi in via di sviluppo o in aree di conflitto. Operare in questo settore richiede professionalità, precise caratteristiche psicologiche e morali, ed un impegno lavorativo spesso superiore ad uno normale. Se si pensa di intraprendere un percorso professionale serio è indispensabile possedere almeno quattro requisiti fondamentali: formazione, esperienza, conoscenza di più lingue e predisposizione ad adattarsi in contesti difficili. Vivere con una certa continuità in ambienti completamente diversi dagli abituali, per cultura, clima, alimentazione sottopone il fisico e la mente ad uno stress ripetuto, e credete non è certo d’aiuto nello svolgere lavoro che viene richiesto. Pensiamo a questi ultimi anni caratterizzati da sempre maggiori disastri naturali, e a guerre che colpiscono i paesi più poveri, spezzando così equilibri socio-politici già precari e distruggendo economie deboli. Dopo lo shock iniziale della distruzione e della morte subentra la disperazione: mancanza di un tetto, di acqua di cibo. Ed è proprio quando gli aiuti iniziano a muoversi, che è indispensabile coordinare, gestire le risorse che arrivano, talvolta in situazione di criticità. Tutto questo non si improvvisa, necessitano tecnici per la logistica, ingegneri, medici ed infermieri. Persone che sappiano muoversi su terreni difficili anche dal punto di vista umano. Talvolta le decisioni richiedono immediatezza, che a sua volta richiede competenza ed esperienza. La disponibilità e lo slancio altruistico sono indubbiamente doti preziose, ma non bastano.

Chi è Nuccia Decio

Nuccia Decio, Laurea in giurisprudenza indirizzo diritto Internazionale, presso l’Università Statale di Milano. Master in relazioni internazionali presso L’Institut d’étudies politiques de Paris, in Relazioni Internazionali. Diploma in Emergenze Avanzate presso l’ISPI di Milano Ha collaborato, ricoprendo ruoli organizzativi -gestionali con ONG francesi per la realizzazione i progetti in paesi in via di sviluppo e in aree di conflitto. Nel 2007 in Italia ho fondato l’Associazione Culturale Babel, attraverso la quale sono stati finanziati progetti di carattere sanitario, scolastico, logistico., in particolare in Africa (anche in area di conflitto- Costa d’Avorio- Liberia – Malaw – Togo ) e in India. Questi progetti sono sempre stati seguiti personalmente in loco, con l’ausilio di personale qualificato, attingendo anche a livello locale.

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