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Negli ospedali italiani ecco i medici in prima linea Arici: tardi, ma finalmente!

In diversi ospedali italiani arrivano i primi “E.R.” nostrani, ossia medici specializzati in medicina d’urgenza e di emergenza. Intervistato da Bergamonews, il direttore del pronto soccorso al “Papa Giovanni XXIII” Claudio Arici spiega: “È un passo necessario e importante”.

Anche gli ospedali italiani ora hanno i propri “E.R.”. Non si tratta della realizzazione di nuove puntate della popolare serie televisiva che lanciò nientemeno che George Clooney, ma di una novità inerente la formazione in campo sanitario: nelle corsie di diversi pronto soccorso nostrani sono arrivati i primi medici specializzati in medicina d’urgenza e di emergenza.

Nelle scorse settimane, in varie città come Siena, Parma e L’Aquila, infatti, hanno sostenuto e superato l’esame finale giovani professionisti preparati per cinque anni esclusivamente per diventare “medici in prima linea”, gli antesignani in tutta la Penisola a compiere il percorso di studi e a qualificarsi in questo specifico settore della medicina.

Per capirne di più abbiamo chiesto un parere al direttore del pronto soccorso dell’ospedale “Papa Giovanni XXIII” di Bergamo, Claudio Arici.

Negli ospedali italiani stanno arrivando i primi “E.R.” nostrani, che cosa ne pensa?

“Si tratta sicuramente di un significativo passo in avanti per la formazione dei nuovi medici che svolgeranno il proprio servizio nei pronto soccorso degli ospedali. È un passo importante e necessario, una novità che, purtroppo, da noi arriva con un certo ritardo, mentre in altri Paesi come Inghilterra, Stati Uniti e Australia è già una realtà da decenni”.

A che cosa è dovuto, secondo lei, questo ritardo?

“Principalmente è dipeso dalla difficoltà di certi settori a rinunciare a parte della propria specialità. È una problematica che, senz’altro, in passato si è riscontrata anche negli altri Paesi che hanno introdotto la specializzazione in medicina d’emergenza, come negli Stati Uniti, ma che è stata superata perché si è proseguito con decisione in quella direzione. Ad ogni modo, la cosa più importante è che ora, anche in Italia, si sono diplomati nuovi medici che lavoreranno “in prima linea” con una formazione più specifica per riconoscere le urgenze”.

Che cosa intende?

“Finora a prestare servizio nei pronto soccorso erano prevalentemente chirurghi e internisti, cioè professionisti che hanno compiuto un percorso legato alla chirurgia o alla medicina interna. Oppure vi erano giovani medici che, non riuscendo ad avere al momento uno sbocco in altri campi, si trovavano nei dipartimenti di emergenza come punto di partenza in attesa di salire nei reparti. Ma non avevano una formazione specifica per la medicina d’emergenza e urgenza praticata nei pronto soccorso: per questo, con la Simeu (Società italiana di medicina di Emergenza urgenza, ndr) di cui attualmente sono segretario regionale, abbiamo dovuto organizzare vari corsi di formazione. Ora, invece, si sta cominciando a colmare questo gap e, nel tempo, con la specializzazione di nuovi medici, in circa 10-15 anni dovremmo poter contare su una nuova generazione di medici formati per operare in prima linea. Il vantaggio, quindi, è duplice…”.

Duplice?

“Da una parte, come dicevo, ci saranno medici specializzati in medicina d’urgenza e, dall’altra, potremmo avere giovani medici “in prima linea” più motivati: infatti, se un ragazzo da grande volesse lavorare al dipartimento d’emergenza, ora può studiare per fare specificatamente quel tipo di professione. Se ne può comprendere l’importanza considerando che prestare servizio al pronto soccorso non è semplice, vi arrivano pazienti dalle svariate problematiche e bisogna saper individuare le condizioni in cui si verificano gli esordi di una malattia: di fatto, per un medico è impossibile conoscere le numerose possibili patologie, ma è necessario saper distinguere le urgenze. In altre parole, bisogna capire in quali quasi il malato possa essere indirizzato al proprio medico curante, che poi effettuerà la diagnosi, e in quali si debba procedere per un immediato ricovero. In passato, invece, si ricorreva con maggior frequenza alla degenza e vi era una distinzione più labile tra medicina specialistica e quella d’urgenza ed emergenza”.

Infine, un’ultima considerazione… Negli anni la sanità è stata oggetto di tagli di risorse. Per un giovane medico in che cosa si traduce la qualifica in medicina d’urgenza?

“Per un giovane medico che volesse partecipare a un concorso per prestare servizio al pronto soccorso la specializzazione in medicina d’urgenza ed emergenza rappresenta sicuramente una preziosa qualifica, un elemento importante per la propria formazione e per la propria carriera”.

Paolo Ghisleni

Commenti

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  1. Scritto da Angelo Rota

    Ben vengano i medici specializzati in medicina d’urgenza.
    Dovrebbero essere distribuiti in tutti i Pronto Soccorso per creare una rete omogenea di intervento.

    PS per correttezza, il dott. Arici non e’ e non e’ mai stato il primario del Ps.Attualmente e’ la dott.sa Lulliri medico internista.