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Addio a Stefano Bonilli: fondò il Gambero Rosso, l’enogastronomia schierata

Francesco Beghi, collaboratore del Gambero Rosso, ricorda Stefano Bonilli: in un mondo popolato da personaggi di cartapesta, se n’è andato un uomo di autentica quercia.

"Facciamo la guerra. Guerra dichiarata da un piccolo gruppo di persone, molto determinate e molto coscienti, ai commercianti, ai produttori, ai ristoratori. Non tutti, naturalmente, certo quelli che costantemente, quotidianamente, cercano di fregare il consumatore. La guerra, per la verità, anche se non dichiarata, si combatte da sempre, ogni mattina, nei negozi, al mercato e poi al ristorante, ed è fatta di agguati, fughe, contrattacchi, vendette. Una volta era uno scontro tra poveri, si imbrogliava sul peso, oggi è da società opulenta, si imbroglia sulla qualità, non si rispettano le leggi sanitarie, si approfitta dell’ignoranza del cliente per aumentare del trecento per cento i prezzi, pensiamo al vino in molti ristoranti". 16 dicembre 1986: questo l’incipit dell’editoriale con cui Stefano Bonilli annunciava la nascita del “Gambero Rosso”, supplemento di quattro pagine del quotidiano “il Manifesto”.

In Italia, fino a quel momento, solo Luigi Veronelli si era occupato in modo esaustivo e capillare di divulgazione enogastronomica. Già da queste parole si può ben capire il piglio battagliero che animava l’allora quarantunenne Bonilli, che aveva al suo seguito l’esercito di 22mila iscritti alla neonata Arci Gola.

Un uomo di parte, certo; un uomo che si è sempre schierato – chi lo conosceva non poteva immaginare diversamente. Nemmeno lui poteva immaginare, allora, la piccola rivoluzione che stava nascendo.

La costola che si stacca per diventare rivista mensile autonoma, la guida dei ristoranti, la guida dei vini – ora tradotta in quattro lingue – la Città del Gusto, il canale TV satellitare, il primo blog gastronomico italiano (Papero Giallo) quando colleghi più giovani di lui sapevano a malapena usare il computer.

Poi il distacco traumatico dall’impero che lui stesso aveva creato e tante nuove idee: per esempio, stava lavorando ad una storia della ristorazione italiana dal dopoguerra ad oggi che pochi altri avrebbero la competenza e l’esperienza di portare avanti.

Ora è il tempo dei coccodrilli: tutto il mondo della stampa enogastronomica piange la scomparsa di Stefano Bonilli (morto il 4 agostoa  67 anni), a partire da quelli che, in vita, lo hanno sempre detestato e combattuto.

Come collaboratore del Gambero Rosso da ormai 15 anni, avrebbe poco senso raccontare episodi personali; mi limito a dire che in un mondo popolato da personaggi di cartapesta, se n’è andato un uomo di autentica quercia.

Francesco Beghi

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