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Pillole di Grande Guerra 18 Tannenberg, il “riscatto” tedesco 500 anni dopo fotogallery

La vittoria tedesca di Tannenberg, che distrusse la seconda armata russa di Samsonov, fu un successo eclatante che assunse, agli occhi dei tedeschi anche altri significati: primo fra tutti una sorta di “rivincita” di quanto successo 500 anni prima, quando un esercito polacco-lituano inflisse una tremenda sconfitta ai cavalieri teutonici.

di Marco Cimmino

La clamorosa vittoria di Tanneberg, con cui il duo Hindenburg-Ludendorff accerchiò e distrusse la 2a armata russa di Samsonov fu, probabilmente, il successo tedesco più eclatante e totale della prima guerra mondiale. Questo perché Tannenberg assunse, agli occhi dei tedeschi, e non solo, tutta una serie di significati aggiuntivi, che ne resero ancora più entusiastica la celebrazione.

Intendiamoci: si trattò certamente di un grandioso successo militare, ma, probabilmente, nell’ultima settimana di quel sanguinoso agosto del 1914, accadde qualcosa che travalicava il semplice evento bellico.

Come abbiamo già detto, due armate russe, la prima, comandata da Rennekampf e la seconda, comandata da Samsonov, dopo la vittoria di Gumbinnen, avanzavano in Prussia orientale, una a nordest e l’altra a sudovest della regione. Dopo la sostituzione del generale Prittwitz con l’anziano (66 anni) Hindenburg, i tedeschi si trovavano in una situazione pericolosa: a Berlino, infatti, si temeva uno sfondamento russo e l’attacco alla capitale. Fin dal giorno del loro arrivo in Prussia orientale, il 23 agosto, Hindenburg, Ludendorff e, soprattutto, il loro capo-operazioni, colonnello Hoffmann, ribaltarono gli ordini di Prittwitz, bloccarono il ripiegamento e progettarono, anzi, un contrattacco.

A nord, la cavalleria avrebbe dovuto ingannare Rennenkampf, manovrando lungo la Vistola: e Rennenkampf, come abbiamo visto, era ben disposto a farsi ingannare, visto l’odio che provava per il suo collega Samsonov, cosa che i tedeschi sapevano bene. Nel frattempo, il I corpo d’armata (François) avrebbe dovuto spostarsi, per ferrovia, a sudovest, a contrastare l’ala sinistra della 2a armata russa. L’ala destra russa sarebbe stata investita da altri due corpi d’armata germanici (Mackensen e Below), che muovevano a piedi, mentre il quarto corpo avrebbe dovuto attendere a piè fermo, sulla Vistola, la manovra di Samsonov. Questo, nei piani tedeschi, avrebbe dovuto permettere l’accerchiamento e la disfatta dell’intera 2a armata: cosa che, puntualmente, avvenne.

I difetti logistici dell’esercito zarista cominciarono a venire a galla: un difetto di comunicazione e di informazione, principalmente. In pratica, i due comandanti d’armata erano come ciechi: ignoravano i rispettivi spostamenti e le rispettive decisioni. Samsonov pensava che il suo collega continuasse ad avanzare verso sudovest, mentre in realtà, egli si stava riorganizzando, immobile, dopo lo scontro di Gumbinnen. Così, continuò ad andare avanti, vincendo una serie di insignificanti scaramucce, ed infilandosi nella trappola di Hindenburg.

Il 25 agosto, François passò all’offensiva, sebbene riluttante per le scarse munizioni d’artiglieria di cui disponeva. Nel frattempo, i tedeschi avevano intercettato due telegrammi in chiaro inviati dai due comandanti russi: quello di Rennekampf indicava la distanza tra le due armate ed i piani di marcia del suo esercito, rassicurando i tedeschi circa l’eventualità di un attacco a nord. Quello di Samsonov, invece, conteneva i piani di inseguimento dell’esercito tedesco, in supposta fuga verso Tannenberg.

Si trattava di un’occasione talmente ghiotta da far perfino dubitare il comando tedesco dell’autenticità dei telegrammi: ma la guerra d’intelligence era ai suoi primi passi e i due messaggi, incredibilmente, erano autentici.

Intanto François, continuamente sollecitato all’azione, faceva del tutto di testa sua: paradossalmente, proprio la sua disobbedienza procurò la completa riuscita della trappola, unitamente ad un terzo telegramma, questa volta del comandante di settore Žilinskij a Rennekampf, che permise il rischieramento germanico e la congiunzione delle truppe di Mackensen con quelle di François.

L’accerchiamento era terminato: Samsonov se ne rese conto solo il 28 agosto. La sera egli ordinò la ritirata generale, ma, il 30 agosto, la 2a armata non esisteva più. I russi dovettero subire perdite spaventose: 500 cannoni, circa 95.000 prigionieri, 45.000 tra morti e feriti; dei 150.000 uomini che componevano l’armata, solo 10.000 sfuggirono alla trappola. I tedeschi persero, in tutto, meno di 20.000 uomini.

Il generale Samsonov, incapace di affrontare la vergogna del disastro, si tolse la vita, dopo aver vagato a lungo nei boschi. Per Rennenkampf, invece, la resa dei conti sarebbe venuta meno di dieci giorni dopo.

LA CURIOSITA’

La denominazione “battaglia di Tannenberg” è, certamente, poco esatta, dal punto di vista geostorico: lo scontro principale tra tedeschi e russi dell’agosto 1917 non avvenne affatto a Tannenberg, ma in un vasto perimetro, intorno ad una cittadina chiamata Frogenau, da cui, infatti, Hindenburg stava inviando il bollettino che annunciava la clamorosa vittoria.

In realtà, con questo criterio, la si sarebbe potuta chiamare “battaglia di Willenburg” oppure “battaglia di Niedenburg”. Ma Tannenberg, località abbastanza vicina ai campi di battaglia, era un nome che, alle orecchie di qualunque tedesco avrebbe, immediatamente, richiamato alla mente una delle più cocenti sconfitte della storia militare germanica: quella subita dai cavalieri teutonici nel 1410, contro un esercito polacco-lituano, comandato da Ladislao II Jagellone e dal duca Withold.

Tra i morti tedeschi, allora, c’era stato anche un Von Hindenburg, e questo può aver avuto un certo peso nella scelta di intitolare a Tannenberg la vittoria: agli occhi della popolazione, sarebbe sembrata la rivincita di quella disfatta di cinquecento anni prima.

L’eminenza grigia del comando tedesco in Prussia orientale, il colonnello Hoffmann, suggerì, pare, all’anziano comandante questa piccola manipolazione della storia: e, così, quello scontro prese il nome di battaglia di Tannenberg, che ancora porta.

Commenti

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  1. Scritto da TT

    Miiiii troppo giusto il Cimmino,alle 23:36 di Sabato notte instaura una discussione su di una battaglia capitata quasi 100 anni fa,fuor d’Italia…
    Troppo giusti il Michele ed il Marco,un Sabato notte a discuter di battaglie…! M. M. Per me iè sempèr la stèsa persuna.

    1. Scritto da Michele Strogoff

      TT, non ti rendi conto che la battaglia odierna di Gaza è imperniata ancora sull’intelligence e contro-int? Com’è che con tutti i sistemi di osservazione attuali, non siano stati rilevati i carichi militari convergenti e continui, i flussi umani e finanziari, le tecnologie di scavo e allestimento, la gestione dei materiali di risulta di questa Maginot d’assalto fin dentro Israele? Per le talpe, quelle scavatrici sotterra e quelle cieche in superficie, 100 anni che sono?

    2. Scritto da Redazione Bergamonews

      Caro TT, le sue insinuazioni sono prive di senso.
      Buona giornata

  2. Scritto da lucio

    la strategia dei russi in tempo di guerra,era che non hanno mai avuto strategia,almeno fino al 44.potendo disporre di una infinità di uomini,li mandavano all’attacco in continuazione,sperando di fiaccare e indebolire poco a poco il nemico,distrutta 1 divisione,ne mandavano 2 e poi all’infinito,come dissero gli stessi tedeschi durante l’operazione barbarossa.ma non hanno calcolato che le perdite erano troppe pure per l’opinione pubblica,e ne approfittò lenin con la rivoluzione

  3. Scritto da Marco Cimmino

    Caro Michele, per quel che riguarda la sua prima domanda, è proprio lì la chiave della battaglia: la cecità di manovra. Mi pareva di averlo chiarito, tra l’altro. Il concetto di “esplorazione e scolta” nemmeno esisteva nello Stavka. Per la seconda domanda, la rimando alla normale dotazione di artiglieria campale e di armi automatiche di una divisione di fanteria tedesca nel 1914. Credo poi che sia stato essenziale il lavoro di intelligence tedesco, insieme alla dabbenaggine russa.

  4. Scritto da Michele

    Non capisco due cose, almeno, di questa battaglia. La prima: com’è possibile che il dispositivo di esplorazione e scolta a copertura degli spostamenti delle due armate russe, non avesse rilevato i mutamenti nel territorio causati dalle masse militari tedesche in convergenza verso i russi. Seconda: un simile rapido annientamento di 150.000 uomini in armi non mi pare sia possibile da scontri di truppe di fucilieri appiedati. Fu l’artiglieria a sconvolgere lo schieramento?