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Odissea di un rientro in volo: cronaca romanzata ma non troppo

Michele Cremaschi è tra le oltre 150 persone rimaste bloccate a Volos, in Grecia, per un guasto all'impianto radar dell'aeroporto: in una cronaca semi-vera racconta delle lunghe ore di attesa, dei drammi, delle tensioni di chi non sa cosa gli capiterà.

Michele Cremaschi è tra le oltre 150 persone rimaste bloccate a Volos, in Grecia, per un guasto all’impianto radar dell’aeroporto: in una cronaca semi-vera racconta delle lunghe ore di attesa, dei drammi, delle tensioni di chi non sa cosa gli capiterà.

 

Trenta Luglio 2014, ore 12. Ho passato il controllo del gate ed attendo di imbarcarmi sul volo Ryanair FR4518 che da Volos, in Grecia, mi riporterà a Bergamo. Come me, altre 180 persone almeno: tutti turisti al rientro. Mia figlia Agata gioca con gli altri bambini – scalzi e seduti a terra. Una bimba svizzera viene richiamata dalla sdegnata mamma, rimessa a sedere sulle poltroncine, e le viene infilato un iPad sotto gli occhi.

L’aereo viene dapprima annunciato in ritardo, poi cancellato. Guasti al sistema radar dell’aeroporto viene detto. Circola voce di un bus che ci porterebbe ad Atene a prendere il primo volo disponibile. Ma la voce dell’altoparlante, confermata poi da un sms che tutti riceviamo da Ryanair stessa, gelano le attese: volo cancellato, clicca sul link per avere il rimborso, grazie ed arrivederci.

Il messaggio è: arrangiatevi. A raggiungere Atene o Salonicco o Patrasso, a trovare posto negli aerei già affollati da turisti al rientro, a pagare tutte le spese. Abbandonati a noi stessi, compresi i 20 bambini e qualche anziano che appariva già affaticato ben prima di questo inconveniente.

Andiamo a chiedere delucidazioni alla ragazza del gate. Avrà vent’anni, ripete cortesemente e sempre più imbarazzata le stesse parole che lei stessa ha appreso dalla voce dell’altoparlante. I toni si scaldano, spesso supportati da un inglese improbabile, alcuni passeggeri protestano.

Ma almeno il volo sostituivo è gratis o a pagamento? Non si sa. Non lo sa. La ragazza si dilegua intimorita.

Si cerca un qualche responsabile con cui parlare, ma il desk Ryanair appare desolatamente deserto. Al desk "Skyservice" – che scopriremo in seguito essere in sostanza della società che gestisce l’areoporto – ritrovaviamo la ragazzina del gate, asserragliata lì assieme ad un altro inserviente di pochi anni più vecchio. Ci viene detto di lasciare l’aeroporto.

La voce dell’altoparlante annuncia che i bagagli imbarcati sono pronti per il ritiro. Nessuno si muova, urla qualcuno. Restiamo uniti, proclama un po’ enfaticamente un altro. E cosi senza sapere esattamente perché, nessuno esce dal gate. "Qui vige la legislazione internazionale" spiega un altro. Annuiamo, senza indagare meglio perché ci dovremmo preoccupare di ciò.

Iniziano ad illuminarsi i display dei telefoni. Decine di minuti All inclusive in roaming vengono spesi per spiegare ai parenti a casa la situazione, che "c’è solo un bar e sono rimasti due panini in tutto", "di’ a Luigi che tornerò; non so come, ma giuro che ce la farò".

La famiglia di svizzeri intanto non c’è più: il biondo capofamiglia ha subito noleggiato un’auto e sono partiti, probabilmente alla volta di Salonicco, da cui, si dice, sul volo di domani restano ancora pochi – e poco economici – posti. Pochi altri seguono il loro esempio.

Nei volti si legge parecchia rabbia. Una ragazza piange. Vedo un capannello da cui giungono delle grida, mi avvicino, un grasso uomo sudato che non avevo mai visto finora ordina in malo modo ai miei compagni di uscire dal gate. Qualcuno gli urla in inglese una frase che stento a capire, ma il tono è sufficiente per farsi intendere. Aggiungo urlando che noi non usciamo, se lo scordino. Il ciccione mi risponde "I am the police", e solo perché non ci credo gli urlo qualcosa d’altro che non ricordo ma sicuramente non amichevole e probabilmente non opportuno da dire ad un poliziotto greco. Si scoprirà poi che il tizio è davvero uno dei poliziotti aeroportuali, che iniziano a sorvegliarci sempre più numerosi.

Qualcuno si occupa di avanzare richieste al desk di SkyService.

Non ce ne andiamo se Ryanair o l’aeroporto non ci organizzano un volo alternativo, non ci procurano i bus, gli hotel e i pasti. Ai due ragazzini vengono presto affiancati altri due funzionari evidentemente più preparati, richiamati in servizio con urgenza.

Prime concessioni, vi rimborseremo le spese. Fischi sdegnati, noi non anticipiamo nulla.

Spunta un elenco di numeri telefonici di ambasciate e consolati Italiani in Grecia: il solito turista previdente che pensa a tutto prima di partire.

I telefonini ora digitano numeri con prefissi greci. In consolato risponde la segreteria telefonica. L’ambasciatore è irraggiungibile, il centralinista dispensa altri numeri a cui fare riferimento. Pare esista a Volos stessa una "vice console onoraria". Ci si mette sulle sue tracce via web. Intanto l’unico barista dei due bar presenti nell’aeroporto fa la spola nervoso tra il primo e il secondo. Pare che qualcuno inizi ad espropriare i generi di conforto che solitamente vengono distribuiti in questi casi – alcuni attendono qui ormai da sei ore. Alla fine mancheranno all’appello alcune scatole di biscotti e due bottigliette di orzo. Bene così.

Lo sguardo dei poliziotti parla da se: ci prendono per sfinimento, pensando che tra poche ore sgombreremo autonomamente con le pive nel sacco, per rifugiarci in qualche hotel di bassa categoria. Dobbiamo divenire un problema per l’aeroporto, per Ryanair, per la torre di controllo, per l’universo intero. Suggerisco ad un’anziana signora di rovesciare un tavolino del bar spargendo così lo zucchero sul pavimento. A lei non possono fare nulla signora, io mi troverei subito rinchiuso nel locale di polizia. Ho la faccia così pacifica? risponde lei. Si ride.

L’obiettivo politico intanto si è delineato: da qui non ci muoviamo finché Ryanair non manda un aereo a prenderci. Intanto ha risposto al telefono nientemeno che l’unità di crisi della Farnesina. Filosofeggiano sulla scarsa affidabilità delle compagnie lowcost. Gli si ricorda che sono pagati per tutelare i cittadini europei. Incassano, si prodigheranno, o perlomeno capiscono che non è aria. Recupero un foglio e una penna. Raccolta email personali.

Dobbiamo restare uniti anche quando saremo a casa, per richiedere i rimborsi spese, per rivolgerci ad altroconsumo, chissà, per una class action. Intanto si registrano i primi segnali di crisi del sistema. Il nostro portavoce – una turista sudamericana che parla correntemente inglese e greco, oltre ad altre quattro lingue – comunica che l’aeroporto sta cercando di organizzare un volo per domani, che ci porterà tutti a casa. Devono ottenere i permessi, le autorizzazioni, i nulla osta… però ci rinfranca.

Ci chiama anche l’Ambasciata. Altre invettive. Altre promesse. Avanti così. I bambini hanno organizzato una partita di calcio nella sala dei checkin: Italia-Grecia. Il pallone finisce spesso contro le vetrate, facendole vibrare visibilmente. I funzionari non osano obiettare anche se il loro sguardo parla da se. Turisti divertiti filmano con i telefonini, interrompendo per un po’ le affannose e bollenti comunicazioni con l’intero arco istituzionale italico di stanza in Grecia.

Arriva la notizia che Ryanair, in diretta telefonica dall’Irlanda, comunica alla ormai stremata funzionaria che scende a patti.

Priorità alle famiglie con bambini: saranno trasportati ad Atene per prendere il volo delle 6,15. Sospiri di sollievo dei genitori. Delusione dei bambini che ancora non hanno terminato il match. Ma ancora non è chiaro se il bus sarà gratis, se è previsto l’hotel della notte. La nostra portavoce avanza le richieste, inflessibile, enunciandole correttamente nella lingua più consona al funzionario di turno.

La ragazza di prima scoppia nuovamente in lacrime; non può vantare prole, ma non ne può evidentemente più di vita da ombrellone. Implora di poter essere imbarcata con le famiglie. Non paiono esserci problemi di sorta, tranne che per il giovane fidanzato che la colpevolizza pubblicamente di usurpare il posto a qualche bambino. Plateale crisi di coppia ricomposta da un poliziotto greco dal cuore tenero e dall’inglese improbabile. Abbracci e lacrime dei due fidanzatini. Sul bus ci saranno anche loro.

Si creano le prime crepe nel fronte interno. Bene i bambini, ma così ci dividono. Se ci dividono ci fregano. Non dovete accettare, decretano i più duri, finché non viene trovata la soluzione per tutti quanti. Mia figlia è sveglia da dodici ore, risponde con tono colpevole una mamma che ha appena ottenuto il nuovo volo. Tenetevi il vostro aereo, io resto qui finché non arriva il console, proclama un’altra mamma tra gli applausi.

Si sparge la notizia che il viceconsole onorario di Volos arriverà a brevissimo. E’ pure avvocato, dicono i bene informati. In base a quale supposta "onorificenza" uno dovrebbe essere nominato vice console, chiedono i più diffidenti. E se c’è un vice, perché non c’è un console – spacca il capello in quattro un altro.

Passano le ore e nessun console o suo facente funzione si vede, e non si vede nemmeno il bus che dovrebbe portare le famiglie ad Atene.

Si è concordato che nessuno partirà da qui senza che tutti abbiano un biglietto sostitutivo in mano. Sono le 19, ma la stanchezza è più dei funzionari dell’aeroporto che nostra, galvanizzati dalla battaglia. E dalla partita di pallone, che prosegue senza soste e senza, fortunatamente, vetri infranti. Sta vincendo l’Italia anche su questo campo.

Ryanair cede a tutte le richieste, per bocca di una funzionaria arrivata da pochi minuti. Entro venerdì sarete tutti riportati a casa, chi partendo da Atene, chi da Volos, chi da Salonicco. Ma ci pagate gli hotel, le urlano. E i bus, incalzano. E non anticipiamo le spese, drastici. Lei annuisce, assicura, garantisce. Qualcuno filma la scena con lo smartphone. Who guarantee us? Inferiamo. Come si chiama lei? I want the consolate. I want a timber on a sheet of paper. Verba volant, Scripta manent – è l’apice della diatriba.

Non distinguo greco moderno e antico, ma mi paice pensare che le parole che la sconvolta funzionaria lascia dietro di sé andandosene siano massime di Aristarco di Samotracia. Resta il fronte più intransigente: non cediamo, Ryanair deve mandare qui un aereo e portarci via tutti assieme. Ma si capisce che è utopico, e quello ottenuto ci pare già segno di una grande vittoria. Chissà, anche se non lo ammettiamo, qualcuno forse è contento di farsi un giorno di vacanza aggiuntivo a spese degli irlandesi.

Girano ancora voci incontrollate – attenti, ci han detto da dove partiamo ma non dove arriviamo, ho sentito che sbarcheremo a Ciampino, ma la colazione è pagata?

Arriva finalmente il viceconsole onorario di Volos. Fa capire i grandi meriti che la diplomazia italiana ha avuto nel piegare le tracotanze Irlandesi. Capiamo che i telefoni roventi dalle parte di qualche ambasciata devono aver colpito nel segno. Gli vengono chieste garanzie, assicurazioni.

Arriva il bus. Ognuno di noi ha finalmente una soluzione, nel segno di uno scarabocchio a penna sulla carta d’imbarco ormai inutile. E il timbro? E se poi ad Atene ci chiedono soldi? E se venerdì l’aereo non c’è? Ma la sensazione è che più di così non ci sia modo di avere. 

Il bus parte. Sono le 21. Ci attendono quattro ore di strada, due di sonno nel megahotel in cui saccheggeremo il bancone della colazione, prima di prendere un nuovo bus per l’aeroporto, alle 4 e mezza di notte e non senza aver recuperato l’ultima famiglia che ancora dormiva della grossa; e infine due ore di volo.

Il gruppo famiglie è a casa; con sole 18 ore di ritardo sul previsto. Gli altri seguiranno.

Siamo a casa, le vacanze sono finite, si torna al lavoro. Stanchi come e più di quando eravamo partiti.

(Il racconto è una libera interpretazione ispirata a fatti realmente accaduti)

Michele Cremaschi

Commenti

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  1. Scritto da paolo

    Caro Michele, c’ero anch’io su quel non volo e volevo ancora ringraziarti perchè tu sei stato unoi dei nostri piu solerti organizzatori inoltre lascia perdere di rispondere a questi”franchi tiratori” probabilmente interessati alla lettura del tuo bellissimo resoconto per meri e squallidi tornaconti personali.ciao Paolo da Genova

  2. Scritto da michele

    In seguito alle proteste ricevute, tengo a precisare che nessun diplomatico, gendarme o multinazionale sono stati maltrattati durante la scrittura di questo racconto.

  3. Scritto da Luigi

    Mi sono vergognato io per voi. Restate a casa la prossima volta che e’ meglio.

    1. Scritto da michele

      dopo aver letto:
      http://europa.eu/youreurope/citizens/travel/passenger-rights/air/index_it.htm
      mi dici tu cosa avresti fatto al nostro posto?

      1. Scritto da Luigi

        Rottura del Radar dell’aeroporto ERGO:
        Se la cancellazione è dovuta a circostanze straordinarie potresti non avere diritto alla compensazione. La compagnia aerea deve tuttavia offrirti in ogni caso:
        1) il rimborso del biglietto (integrale o della parte non utilizzata) FATTO
        2) un trasporto alternativo alla tua destinazione finale alla prima opportunità oppure FATTO
        3) lo spostamento della prenotazione a una data successiva (in base alle disponibilità). FATTO

        1. Scritto da michele

          Tutto ciò è stato garantito dopo otto ore di proteste dei viaggiatori. In un primo momento, le informazioni ricevute dal personale erano altre, ci era stato detto che avremmo dovuto provvedere di tasca nostra a spese per trasferimenti, hotel e pasti fino al momento del nuovo volo.

          1. Scritto da Luigi

            Appunto, dove sta scritto che devono rimborsare hotel, pasto e trasferimenti (verso dove?).

          2. Scritto da michele

            Sta scritto in una legge comunitaria, riassunta nel documento che ti ho linkato, alle voci “Rimborso o trasporto alternativo” e “Vitto e alloggio”
            Ad ogni modo,gli “occupanti” erano signore di mezza età, famiglie, pensionati. Non NoTav in gita sociale. Se Ryanair alla fine ha accolto le richieste,perchè pensi l’abbia fatto?
            Se la responsabilità invece era dell’aeroporto,sono certo che Ryanair saprà rivalersi su di loro.

  4. Scritto da Michele

    Mi pare tu non abbia colto il taglio volutamente parodistico di fatti che ho volutamente ingigantito. Pensi davvero che i due affaticati vecchini alla fine siano morti, come si intuisce dalla versione integrale del racconto postata su FB che evidentemente hai letto?
    Non amo la riviera romagnola ne i viaggi in auto, ma sono certo che ne uscirebbero spunti abbondanti per un altro racconto.

  5. Scritto da andrea

    Questo racconto rappresenta esattamente ciò che è l’italiano “medio” in viaggio: una vergogna per il paese che rappresenta! è davvero inutile commentare il romanzino che hai scritto (però se lo stampi magari riesci a venderne qualche copia) e mi vergogno davvero di pensare che appartieni alla mia stessa nazione; massimo rispetto per la coppia di anziani! un consiglio? visto che lei è un professorone, se ne vada in macchina sulla riviera romagnola l’anno prossimo…

    1. Scritto da Carla

      Sono una dei passeggeri Ryanair bloccati a Volos, secondo Andrea un’onta per il Paese. Come qualificare allora il comportamento di Ryanair, la latitanza di una compagnia che ha costretto i suoi clienti a restare un giorno intero in un aereoporto dal quale non partono nè arrivano altri voli e a mobilitare addirittura la diplomazia pur di non assumersi le responsabilità previste in casi simili dalla legislazione internazionale?

      1. Scritto da Andrea

        il problema è proprio questo, voi avete delle pretese senza sapere minimamente cosa c’è alla base! se il primo aereo non è potuto atterrare, come avrebbero potuto mandarne un’altro!?!?! il radar non si ripara in 5 minuti! come potete pretendere, in piena stagione estiva, di essere riprotetti tutti e 150 in un unico volo da un altro aeroporto? è questa l’ignoranza di cui parlo, l’ignoranza che ci fa sfigurare nel mondo…

        1. Scritto da michele

          Andrea, la richiesta dell’aereo che ci riportasse tutti quanti a casa fa parte, evidentemente, del contributo narrativo del testo; e al limite di qualche conversazione tra di noi tra le mille che sono avvenute in quelle ore. Quello che inizialmente non ci veniva garantito sebbene previsto dalle leggi – hotel, pasti, collegamenti agli altri aeroporti – è quello che abbiamo davvero richiesto e, una volta ottenuti, concluso il presidio. Peccato che nel frattempo fossero passate otto ore.

  6. Scritto da Michele

    Ciao Roberta,
    Concordo con te. Mi sono solo divertito a scrivere un racconto ispirandomi a quello che ho visto in quelle ore.
    Saluti
    Michele

  7. Scritto da roberta

    C’è chi sta molto peggio di te. Non sono questi i veri problemi della vita.
    E poi ricordati che eri in vacanza, non in miniera a lavorare.