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Alla riscoperta di Filippo Alcaini artista lacerato fotogallery

La mostra è allestita a Casa Ceresa fino al 24 agosto: sono esposte 116 opere tra le più rappresentative di Filippo Alcaini.

La mostra, curata da Eliseo Locatelli, viene allestita a Casa Ceresa di San Giovanni Bianco dall’1 al 24 agosto ed è corredata da uno specifico catalogo.

Sono esposte ben 116 opere tra le principali dell’artista, molte delle quali inedite, in grado di illustrare adeguatamente la sua personalità e i vari periodi del suo percorso artistico.

L’iniziativa è finalizzata a dare il maggiore riscontro possibile all’opera di Alcaini, non solo tra quanti lo conobbero e apprezzarono, ma anche tra le nuove generazioni che forse non sono ancora consapevoli dell’assoluto livello creativo di questo grande artista.

“L’obiettivo che ci siamo posti – spiega il presidente del Centro Storico Culturale Tarcisio Bottani – è di valorizzare l’opera di Alcaini che può essere considerato uno dei maggiori artisti bergamaschi della seconda metà del Novecento, in modo da far conoscere anche alle giovani generazioni la sua originale creatività e i valori che hanno ispirato la sua ricerca pittorica. Nella sua pur breve esperienza umana e artistica, il pittore dossenese ha saputo cogliere e interpretare magistralmente il travaglio di un mondo soggetto a profonde trasformazioni e lacerato da istanze innovative e disgregatrici, delle quali, a distanza di alcuni decenni, stiamo sperimentando gli effetti”.

FILIPPO ALCAINI

Nato a Dossena nel 1946 da famiglia contadina, autodidatta, cominciò a dipingere sin da bambino per frequentare poi i corsi di decorazione pittorica della Scuola d’Arte Andrea Fantoni di Bergamo.

Dopo gli studi lavorò a Bergamo nella bottega del noto decoratore e restauratore Francesco Salvi, esperienza che gli consentì di essere associato, nel 1967, allo staff dell’architetto Sandro Angelini con il quale collaborò al restauro delle chiese rupestri di Lalibela, in Etiopia.

Si trasferì quindi a Bengasi, in Libia, dove collaborò per due anni con il pittore tedesco Heinrich Steiner e lo scultore bergamasco Elia Ajolfi alla decorazione della moschea di Shabbi.

Dal 1970 si dedicò professionalmente alla pittura, allestendo con successo mostre personali e collettive in Italia e all’estero e collaborando alla realizzazione di alcuni murales a Dossena, Valtorta e San Pellegrino Terme, oltre ad animare la vita culturale del suo paese, dando vita fra l’altro alle apprezzate "mascherate".

Dal 1979 fu inoltre docente di discipline plastiche alla Scuola d’Arte Fantoni. La critica, in una molteplicità di giudizi che testimoniano la complessità della sua pittura, riscontra di volta in volta in Alcaini accostamenti con il realismo, l’espressionismo, il surrealismo. Quello su cui tutti concordano è la sua anima popolare, la sua capacità di rendersi interprete del mondo, della cultura e della sensibilità della sua gente.

L’artista morì nel 1986.

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