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Milesi: L’architettura nasce dal bisogno collettivo di star insieme

“Abitare la città” è questo il tema della Summer School di Architettura 2014 organizzata dall’associazione Scuola Permanente dell’Abitare di cui l’architetto bergamasco Edoardo Milesi è il direttore.

di Laura Cavalieri Manasse

"Abitare la città" è questo il tema della Summer School di Architettura 2014 organizzata dall’associazione Scuola Permanente dell’Abitare di cui l’architetto bergamasco Edoardo Milesi è il Direttore. Dal 7 al 14 luglio dieci iscritti, provenienti da tutt’Italia, hanno seguito un intenso percorso di studio arricchito da lezioni frontali, letture e conferenze che si sono svolte tra la Toscana e la Sicilia.

Otto giorni dove i corsisti sono entrati in stretto contatto con architetti, archeologi, antropologi, storici e sociologi di grande fama come Franco Farinelli, Stefano Casciani, Pietro Meloni, Stefano Campagna, Francesca Corrao e altri ancora. I corsi si sono tenuti in Toscana, nel suggestivo Monastero Benedettino di Siloe a Cinigiano, in provincia di Grosseto, e al Nuovo Spazio Astrusi Off di Montalcino, in provincia di Siena, mentre in Sicilia la Scuola è stata ospite del Museo delle Orestiadi a Gibellina, in provincia di Trapani.

La Scuola Permanente dell’Abitare, che ha sede a Fiobbio di Albino, in provincia di Bergamo, è una Associazione fondata a Bergamo nel mese di aprile proprio dall’architetto Milesi, perché sia motore di eventi culturali, di convegni, dibattiti e confronti sul tema dell’abitare visto da molteplici aspetti. Durante la Summer si è analizzata la città contemporanea attraverso la sua storia nelle culture mediterranee, ed è stato affrontato il tema della progettazione nei suoi differenti approcci.

Edoardo Milesi spiega: “L’abitare" deve essere vissuto come un appetito culturale diffuso e partecipato nel quale l’architetto ha il ruolo fondamentale di dimostrare la sua capacità nel trasformare lo spazio in luogo non solo fisicamente, ma indicando strategie in grado di costruire identità, orgoglio, coesione, inclusione sociale. Abitare è un bisogno e abitare insieme, per l’uomo è una necessità. Si può dire che la forma architettonica nasce dal bisogno collettivo di stare assieme, di vivere con altre persone, condividere con altri spazio e tempo. Abitare quindi significa costruire e coltivare relazioni” e prosegue: “l’architetto deve essere consapevole del potere dell’architettura e della sua possibilità di ispirare, motivare e innescare processi sociali e questo soprattutto perché l’architettura è prima di tutto un gesto collettivo. L’architetto e l’architettura non sono campi dove si può agire da soli e quando la progettazione non è più un atto puramente autoritario e intellettuale diventa uno scambio”.

Il fine ultimo dei sette giorni passati insieme a giovani corsisti, non tutti freschi di laurea in architettura, ma anche design, storici dell’arte e stilisti, è stato quello di indagare la progettazione ed il costruire uscendo dal ruolo classico imposto dalla società, o dalla routine, per diventare promotori, non di un progetto, ma di un proprio modo di operare all’interno di una personale visione del mondo, partendo proprio dal concetto che Città è abitare insieme, costruire insieme, condividere esperienze.

Dice Milesi: “Anche quest’anno quindi non sono stati invitati solo architetti, sia tra i docenti che tra i discenti, perché è nostra opinione che la costruzione di un corso di studi e l’orchestrazione dei vari momenti e formati didattici non possono che essere diretti a una dimensione olistica della formazione, rispondendo a esigenze di versatilità. Crediamo che la didattica debba essere fatta anche di attimi di alta intensità emozionale, implicando e affrontando in modo diretto l’esigenza di visionarietà indubbiamente necessaria per vedere oltre, interpretare attraverso intuizioni, i segni e i sogni della gente”. Abitare è un bisogno e abitare insieme, per l’uomo, una necessità.

Milesi sottolinea: “Si può dire che la forma architettonica nasce dal bisogno collettivo di stare assieme, di vivere assieme ad altre persone, condividere con altri lo spazio e il tempo. Abitare quindi significa costruire e coltivare relazioni. L’architetto deve essere consapevole del potere dell’architettura e della sua possibilità di ispirare, motivare e innescare processi sociali. L’architetto è il creatore dell’ambiente umano, è il custode dei valori emotivi e pertanto devono vivere in lui gli stessi elementi creativi che vivono nell’artista. L’architettura, pertanto, è stata continuamente messa a confronto con le altre arti con le quali ritengo che debba saper dialogare e interagire, dove l’arte è intesa non come valore aggiunto bensì come valore intrinseco all’atteggiamento umano e alla comunicazione tra gli uomini”.