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Il “piede diabetico” tra percorso terapeutico e chirurgia

Il piede diabetico è una condizione di infezione, ulcerazione e/o distruzione di tessuti profondi associata a vari gradi di alterazione del sistema vascolare periferico e ad anomalie neurologiche, in particolare la neuropatia diabetica.

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A cura di Clinica Castelli

Il piede diabetico è una condizione di infezione, ulcerazione e/o distruzione di tessuti profondi associata a vari gradi di alterazione del sistema vascolare periferico e ad anomalie neurologiche, in particolare la neuropatia diabetica. Questa è una complicanza del diabete che comporta la degenerazione della guaina mielinica che riveste i nervi periferici e provoca dolore (formicolio, puntura di spillo, bruciore, sensazione di freddo, crampi) e deficit della sensibilità (sensazione di intorpidimento, sensazione di camminare su cotone o aria). Generalmente i deficit sensitivi sono i sintomi più precoci; l’interessamento motorio sopraggiunge successivamente.

Per diagnosticarla può essere già sufficiente la visita del medico ed eventualmente, a supporto, diverse indagini, prima tra tutte l’elettromiografia.

La vasculopatia periferica agli arti inferiori, causata da occlusione dei vasi arteriosi e marcatore di aumentato rischio cardiovascolare, si manifesta invece con dolore alla deambulazione e, nelle fasi più avanzate, anche a riposo; ma il dolore può essere a volte anche “mascherato “ dal deficit di sensibilità dovuto proprio alla neuropatia.

“I pazienti che soffrono di piede diabetico – afferma Cristina Capellini, coordinatore del Servizio di Diabetologia di Clinica Castelli – subiscono un notevole peggioramento della qualità della vita a causa della necessità di prolungate e ripetute ospedalizzazioni, della riabilitazione e dell’accresciuto bisogno di assistenza. Per questo è molto importante attivare con loro percorsi terapeutici che prevedano un’individuazione precoce del problema”.

“In particolare – continua Cristina Capellini – si rende indispensabile la rimozione delle lesioni pre ulcerative, cioè callosità nei punti di sovraccarico sulla pianta del piede, e la messa in atto quanto prima di misure preventive, come la corretta modalità di taglio delle unghie, l’abitudine a non camminare scalzi o a non avvicinare i piedi a fonti di calore.” “Quando l’ulcera è già presente e profonda – spiega Riccardo Bonfanti, medico aiuto dell’U.O. di Chirurgia Generale di Clinica Castelli – a tal punto da causare cancrena (morte a tutto spessore di una parte del piede), infezione nei tessuti profondi ed eventualmente nell’osso, è necessario intervenire chirurgicamente previa attenta valutazione della vascolarizzazione arteriosa. L’individuazione di vasculopatia critica, attraverso l’esame obiettivo, consente infatti di inviare il paziente a procedure di rivascolarizzazione endoluminale o chirurgica”.

“La chirurgia del piede diabetico – aggiunge Riccardo Bonfanti – può essere demolitiva, nel caso sia necessaria l’eliminazione di parti del piede malate e non vitali in modo più o meno ampio; oppure correttiva quando l’obiettivo è quello di modificare specifiche deformità ad alto rischio di ulcerazione (come alluce valgo, dita a martello, etc.) ed eliminare quindi punti di appoggio anomali che, se associati ad alterazioni della sensibilità come nel caso della neuropatia diabetica, possono lesionare la cute e dare origine alle ulcere. Quando si è in presenza di infezione è spesso necessario un intervento in due tempi: il primo per asportare i tessuti devitalizzati e drenare eventuali ascessi da medicare oltre l’intervento; il secondo per la copertura delle parti asportate con efficaci innesti di cute (artificiale o prelevata da altri distretti corporei) e/o l’asportazione di parti ossee ancora infette”.

L’atto chirurgico, demolitivo o correttivo, va sempre subordinato ad un’attenta valutazione multidisciplinare di diabetologo, chirurgo, anestesista, radiologo, fisioterapista, tecnico ortopedico, radiologo, finalizzata a definire sia la tipologia d’intervento più corretta, sia il rischio anestesiologico in pazienti che spesso presentano altre patologie concomitanti come ipertensione, cardiopatia, insufficienza renale.

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