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Cannes, con il cinema easy dei fratelli Dardenne l’Europa batte gli States

La nostra Paola Suardi, a Cannes per seguire il Festival, ci porta alla scoperta di tre pellicole in concorso: "Foxcatcher", "Maps to starts", "Deux jours, une nuit". A strappare il giudizio migliore è il film dei fratelli Dardenne, semplice ed efficace.

da Cannes Paola Suardi

Dal Nord America due film lividi e plumbei, "Foxcatcher" di Bennett Miller e "Maps to the stars" di David Cronemberg. Entrambi ci lasciano attoniti ma mentre il primo ci cattura, ci fa entrare fino in fondo nella vicenda che lentamente si carica di enorme tensione e ci lascia addosso una tristezza infinita, il secondo mostra vicende così iperboliche da lasciarci distanti, rappresentate con finezza ma senza anima ci lasciano altrettanto freddi. Sono film diversissimi tra loro ma entrambi ci consegnano il sogno americano bello e marcito.

In "Foxcatcher" (valutazione ***) è la storia vera di due fratelli campioni di lotta libera, Mark e Dave Schultz, medaglie d’oro alle Olimpiadi, drammaticamente attratti nella vita del miliardario John Dupont (presentato prima con tratti di eccentricità, poi via via con un crescendo di segnali che lo rivelano disturbato), a segnare il penoso ribaltamento del sogno americano. Campioni e rappresentanti onorevoli del loro Paese, i due atleti sono sostanzialmente soli e un po’ negletti, conducono vite modestissime con miserrimo riconoscimento del loro valore (venti dollari è il cachet per una conferenza presso una scuola). Allo stesso modo il magnate, campione teorico del liberismo e del successo imprenditoriale, altro non è che un maniaco succube della madre, violento e megalomane. Con scarnissimi dialoghi e una macchina da presa che si muove lenta e ci dà modo di riflettere su quel che vediamo – all’inizio il riscaldamento e il corpo a corpo nell’allenamento tra i due fratelli è quasi una danza d’amore animale, poi diviene scontro tra "alci", e dice già l’amore e le frizioni tra i due – il film ci conduce dritti all’epilogo spostando inaspettatamente (per chi non conosce la cronaca) il mirino dal fratello minore al maggiore. Molti i riferimenti verbali e visivi al patriottismo – i quadri dei padri fondatori degli Stati Uniti d’America e della dinastia Dupont, i luoghi delle battaglie,… – fino alla sardonica chiusura con il tifo di un pubblico volgare che assiste a incontri-spettacolo di lotta, dove lo sport non c’entra più nulla perché i protagonisti sono ridotti a fenomeni da baraccone. Il pubblico grida "U.S.A! U.S.A.!U.S.A.!" quando Mark entra sul tappeto per un combattimento contro un russo "cattivo". Quale migliore metafora per stigmatizzare gli States?

"Maps to the stars" (valutazione **½), invece, è ambientato a Hollywood e ci racconta smodate invidie, insane ambizioni, esasperate dipendenze e folli angosce di questo falso paradiso. Nulla di nuovo a dire il vero in questa fotografia della mecca del cinema, ma anche qui il sogno americano si rovescia e il giusto diritto alla felicità – che per molti coincide con celebrità e denaro – si traduce in malattia. La mappa verso le stelle – intendendo sia metaforicamente il successo, sia realisticamente le case dei "famosi dello shobiz" – è costellata di cattiverie e azioni terribili. Inutile raccontarle, Cronenberg le snocciola benissimo come grani gelidi di un rosario senza fede alcuna e lo spettatore annichilito lo segue in questo requiem tenuto insieme da ottime interpretazioni e dalle vicende incestuose che ruotano attorno alla famiglia di un’antipatica star tredicenne. Sono proprio i ragazzini, tutti in qualche modo destinati alla morte in questo film e presenti come fantasmi, a creare la nota più inquietante perché se la metafora vale fino in fondo, allora il sogno americano rischia di rimanere senza sognatori e la ricerca della Liberty (la Libertè della poesia di Paul Eluard che è quasi un mantra durante tutto il film, quella stessa dei patrioti francesi poi cercata anche dai patrioti e dai conquistatori americani) diviene fuga dalla vita.

Chiudiamo con una pellicola europea, "Deux jours, une nuit" (valutazione ***½) dei belgi Jean-Pierre e Luc Dardenne. Un film semplicissimo ed efficacissimo, di grande pulizia sia nella messa in scena, che nella sceneggiatura. E’ la storia di un’operaia pronta a tornare al lavoro dopo alcuni mesi di depressione ma il cui reintegro è soggetto al voto dei colleghi. Dovranno scegliere tra Sandra (la brava Marion Cotillard) o un bonus di mille euro. Sandra ha bisogno di lavorare perciò passerà il week end a visitare tutti i colleghi per chieder loro personalmente di sostenerla con il loro voto. Un porta a porta ripetitivo che invece non è mai uguale perché da ogni soglia (Sandra non entra mai in casa) si intravvedono temperamenti, famiglie e storie diverse, anche se per tutti rinunciare al bonus è un sacrificio enorme di questi tempi. E’ la storia di una donna fragilissima, anche se la sostengono il marito e una collega con sincera e affettuosa determinazione, che più di una volta rischia di non arrivare in fondo alla sua missione svolta con dignità e compassione per i colleghi di cui comprende la difficoltà a scegliere. La seguiamo con apprensione in questa via crucis che le riserva belle e brutte sorprese. Su e giù dal bus, in auto, per strada o sui pianerottoli, e poi in camera da letto, in cucina, in bagno, mentre telefona; l’intensità elevatissima è affidata tutta alla recitazione e alla sceneggiatura, perfetta. L’attenzione al sociale dei Dardenne è fatta di una regia composta e essenziale che comunica realtà. Anche per questo la colonna sonora è ridotta al minimo , poiché qualunque elemento esterno alla narrazione introdurrebbe finzione. “Vorrei essere quell’uccellino che canta” dice a un certo punto Sandra, in un momento di sconforto, e l’unica musica del film (silenzio e rumori d’esterni anche sui titoli di coda) è quella interna al racconto creata dalla radio nell’auto e offre spunti importanti per raccontare l’intesa col marito e un cambio di passo nel difficil porta a porta: sulle note dell’heure du rock Sandra canterà. E alla fine della vicenda, così estenuante e dolorosa, si ritroverà più forte.

Tutto qua. La crisi resta, le difficoltà pure, ma è possibile lottare ed essere felici. Europa uno, Nord America sottozero.

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