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Il punto sull’inchiesta su Ubi, 5° gruppo bancario Si faccia presto

Due filoni d’inchiesta si sono abbattuti su Ubi Banca. Due accuse precise e pesanti, la prima: ostacolo alla vigilanza. La seconda: truffa e riciclaggio. A cinque giorni dalle venti perquisizioni della Guardia di Finanza a caccia di prove per l’inchiesta della Procura della Repubblica di Bergamo, prove che dovranno confermare le segnalazioni inviate da cinque componenti del Consiglio di Sorveglianza di Ubi Banca a Bankitalia, Consob e Procura della Repubblica, ecco il punto della situazione. E una richiesta: si faccia presto.

“Parallelo a quell’asse autostradale che è l’A4 c’è la presenza di Ubi Banca, un gruppo bancario che al centro del cuore dell’economia italiana e che vuole restare ai primi posti”. Così parlava Victor Massiah, consigliere delegato di Ubi Banca, al termine dell’assemblea dei soci che si è svolta a Brescia lo scorso 10 maggio.

Come veda ora Massiah l’inchiesta della Procura della Repubblica di Bergamo su Ubi Banca, non è dato sapere. Ma forse non lo definirebbe un incidente, né uno schianto. Forse per Massiah sarebbe solamente un controllo, per parallelo “della stradale”, e tranquillizzerebbe tutti. Come fa con argomenti e atti che gli hanno dato spesso ragione. L’ultimo lo ha compiuto giovedì scorso, il giorno successivo all’ispezione della Guardia di Finanza negli uffici dei vertici di Ubi Banca, mentre gli investitori erano preoccupati e chiedevano spiegazioni ha acquistato sul mercato 20mila azioni della banca per un controvalore di 119.200 euro. Con lui, tutti i vertici della banca hanno fatto lo stesso.

Ma occorre fare un passo indietro e comprendere che cosa è successo mercoledì 14 marzo.

CHE COSA E’ SUCCESSO

Che cosa cercavano gli agenti della Guardia di Finanza in Ubi Banca? Prove. Prove che confermino le accuse formulate dal pm Fabio Pelosi che ha aperto un’inchiesta in base alle segnalazioni inviate da cinque membri del Consiglio di Sorveglianza inviati alla Consob, a Bankitalia e alla Procura della Repubblica di Bergamo. Nella mattina di mercoledì 14 maggio, mentre è in corso il Consiglio di Sorveglianza, il primo dopo l’assemblea dei soci di Ubi Banca che si è svolto il sabato precedente, nella sede del quinto gruppo bancario italiano in piazza Vittorio Veneto a Bergamo si presentano venti agenti del nucleo valutario della Guardia di Finanza. Gli agenti passano al setaccio gli uffici dei vertici della banca: Andrea Moltrasio, Franco Polotti, Emilio Zanetti, Victor Massiah.

Gli uffici di Milano di Mario Cera, vicepresidente del Consiglio di Sorveglianza, la sede di Ubi Leasing. Non sono mancate verifiche ispettive negli uffici di Giampiero Pesenti, presidente di Italcementi e numero uno di Italimmobiliare; di Giovanni Bazoli, presidente di Banca Intesa e di Italo Lucchini, consigliere di Ubi Banca. Oltre a controlli nelle sedi delle due associazioni dei soci: Amici di Ubi Banca e Associazione Banca Lombarda e Piemontese.

DUE FILONI DELL’INCHIESTA: IL PATTO TRA SOCI

Sono due i filoni dell’inchiesta. Da una parte sarebbe stato formulato il reato di ostacolo alla vigilanza, con riferimento all’ipotesi di accordi parasociali tra due associazioni di soci (Amici di Ubi Banca e Associazione Banca Lombarda e Piemontese).

E per questa accusa che sarebbe stato indagato il banchiere bresciano Giovanni Bazoli, che di Ubi è stato consigliere dal 2008 fino al 2012, quando a seguito della normativa sui doppi incarichi introdotta dal Governo Monti lo ha costretto alle dimissioni.

Bazoli è presidente di Banca Intesa e presidente dell’Associazione Banca Lombarda e Piemontese. Il pm Pelosi avrebbe contestato il suo operato negli anni in cui Bazoli, presidente dell’Associazione Banca Lombarda e Piemontese e consigliere, formulando il reato di ostacolo all’attività di vigilanza. In particolare riferito proprio a presunte gravi anomalie nella modalità di “comunicazione riguardo alle indicazioni dei vertici” di Ubi Banca. Secondo l’impianto dell’accusa il gruppo di azionisti capitanati da Bazoli nell’associazione bresciana e l’Associazione Amici di Ubi Banca avrebbero stabilito, con accordi occulti o con patti, un sistema di regole tale da predeterminare i vertici della popolare.

Ci fu davvero questo accordo occulto tra soci? La guardia di Finanza ha ispezionato da mesi anche la sede bergamasca dell’Associazione Amici di Ubi Banca, non è dato sapere se abbiano riscontrato documentazione che faccia presumere questi patti. Nel registro degli indagati è stato iscritto anche Emilio Zanetti, che secondo l’accusa rappresenterebbe il filone bergamasco dell’accordo occulto.

Oggi al vertice degli Amici c’è Gianfranco Caldiani che succede al notaio Antonio Parimbelli a cui ha ceduto il posto Emilio Zanetti.

Oltre a Bazoli e Zanetti sono stati iscritti nel registro degli indagato con la stessa ipotesi di reato i vertici di Ubi Banca il presidente del consiglio di gestione di Ubi-Banca Franco Polotti, il presidente del consiglio di sorveglianza Andrea Moltrasio e il vicepresidente Mario Cera, oltre ai consiglieri dell’istituto Victor Massiah e Italo Lucchini.

TRUFFA E RICICLAGGIO

Il secondo filone dell’inchiesta interessa Ubi Leasing e in particolare la vendita di beni di lusso (barche, aerei in particolare) ritirati dalla banca da clienti morosi e venduti a prezzi ribassati. L’ipotesi di reato formulata in questo caso sarebbe per truffa e riciclaggio e riguarda ex dirigenti di Ubi-Leasing: Giampiero Bertoli, Alessandro Maggi e Guido Cominotti. Tra i clienti per l’acquisto di uno yacht figura anche Giampiero Pesenti, storico azionista della banca.

Attraverso i suoi legali il presidente di Italcementi è subito intervenuto assicurando che “Nell’esposto denuncia alla base dell’iniziativa dell’Autorità giudiziaria, si ipotizza un’operazione condotta a prezzi di favore; si confida invece che nel corso dell’indagine emerga la totale congruità e correttezza della transazione”.

Ubi Leasing è una delle cinque della trentina di società consolidate del gruppo Ubi, che lo scorso anno ha chiuso in rosso. Con una particolarità Ubi Leasing ha il primato negativo assoluto: 67 milioni di perdite. Non era andata meglio nel 2012 quando la perdita fu di 70 milioni, e nel 2011 chiuso con un "rosso" di 30 milioni.

Va detto per dovere di cronaca che tutte le società leasing delle banche italiane sono nella stessa situazione.

Ubi Leasing poi è stata oggetto di ispezione da parte della Banca d’Italia conclusa il 15 ottobre 2012. E al termine di quell’ispezione, la capogruppo Ubi Banca ha denunciato all’autorità giudiziaria le malversazioni effettuate dai passati manager del settore del leasing, licenziando l’ex direttore generale Faustino Lechi, azzerando il consiglio di amministrazione precedente e agendo con un aumento di capitale in due tranche: 300 milioni il 30/1/2013 e 100 milioni il 16 aprile 2014.

Oltre ad un rinnovo completo dei vertici – management e cda – avvenuto a giugno 2013. Una nota a margine è d’obbligo: basta visitare il sito on line di Ubi Leasing per scoprire che ci sono ancora imbarcazioni di pregio in vendita. Barche che costano per manutenzione e ormeggio nei porti diverse migliaia di euro. E’ facile quindi comprendere come la società cerchi di recuperare denaro da beni di lusso ceduti in leasing e in seguito ritirati per il mancato pagamento delle rate e offerti a prezzi ridotti pur di recuperare l’investimento iniziale e ridurre le perdite.

IL RUOLO DELLA CONSOB

Oltre alla Procura di Bergamo anche la Consob si fa avanti per chiedere spiegazioni e verificare che non ci sia stato nessun patto occulto tra soci. La commissione guidata da Giuseppe Vegas, l’organo di vigilanza che sarebbe stato ostacolato dalla mancata comunicazione al mercato del patto tra le due associazioni di azionisti (Amici di Ubi Banca e Banca Lombarda piemontese) potrebbe indagare e avanzare richieste.

I TEMPI E LE RICHIESTE

Ora che la Procura attraverso la Guardia di Finanza ha raccolto le prove, ora che i vertici hanno più volte affermato di aver collaborato pienamente alle indagini respingendo le accuse, sarebbe opportuno che quest’inchiesta si svolgesse in tempi brevi.

Se l’A4 è per parallelo l’asse sul quale si appoggia uno degli assi dell’economia italiana e Ubi Banca rappresenta il quinto gruppo bancario nazionale è necessario che su quell’autostrada Ubi mantenga la velocità richiesta e non stia quindi parcheggiata in una piazzola in attesa dei tempi biblici della giustizia italiana. Le accuse sono pesanti, si faccia chiarezza al più presto, se c’è qualcuno che ha sbagliato paghi, ma si lasci che Ubi riprenda al più presto il ruolo che le compete.

Per il proprio bene e per quello dell’economia che su quell’asse conta.

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