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Paolo VI sarà beato Una figura complessa della Chiesa del Novecento

Paolo VI sarà proclamato beato domenica 19 ottobre. Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione per le cause dei santi a promulgare il decreto sul miracolo attribuito alla sua intercessione. Papa Montini è stata una figura complessa, un fine intellettuale diventato pastore della Chiesa universale.

di Pier Giuseppe Accornero

Paolo VI sarà proclamato beato domenica 19 ottobre. Il 9 maggio Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione per le cause dei santi a promulgare il decreto sul miracolo attribuito alla sua intercessione. L’inspiegabile guarigione di un bambino non ancora nato, avvenuta negli anni novanta in California, spiana la strada alla beatificazione di Giovanni Battista Montini. Durante la gravidanza i medici avevano riscontrato un grave problema nel feto, avevano avvertito la giovane mamma che la creatura sarebbe nata con gravissime menomazioni cerebrali e avevano suggerito, come unico rimedio, l’aborto. La donna si era fieramente opposta e aveva portato a termine la maternità affidandosi all’intercessione di Paolo VI. I medici avevano previsto che il figlio sarebbe nato gravemente handicappato nel fisico e nel cervello. Invece la creatura nacque perfettamente sana. Per prudenza si è attesa l’adolescenza del ragazzo per constatare la perfetta guarigione.

Il postulatore della causa, padre Antonio Marrazzo, parla di «guarigione inspiegabile, avvenimento veramente straordinario e sovrannaturale in linea con il magistero di Paolo VI che scrisse l’enciclica “Humanae vitae”, un miracolo collegato alla difesa della vita e della famiglia sostenuta dall’enciclica che parla di amore coniugale e di vita nascente».

Giovanni Battista Montini è eletto Papa 51 anni fa, il 21 giugno 1963, un anno che si apre e si chiude con due eventi determinanti per la vita e la storia degli italiani: è approvata la scuola media unica con obbligo di frequenza a 14 anni, ed è varato il primo governo di centrosinistra, vigorosamente voluto da Aldo Moro e avversato da buona parte dei vescovi. L’euforia per il trattato di messa al bando degli esperimenti nucleari nell’atmosfe­ra è raggelata dal brutale assassinio a Dallas il 22 novembre ’63 del presidente americano John Fitzgerald Kennedy.

Il 1964 si apre con il travolgente viaggio il 4-6 gennaio di Paolo VI in Terra Santa: a Gerusa­lemme abbraccia il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Athenagoras I. Nel marzo 1964 in Brasile un brutale colpo di Stato porta al pote­re i militari che attuano una carneficina contro le sinistre e sopprimono libertà e democrazia, come in altri Paesi dell’America Latina. In Sudafrica i bianchi impongono la segregazione razziale mentre gli Stati Uniti, tra mille difficoltà, vanno verso ­la sua soppressione, scelta pagata a caro prezzo con l’assassinio il 4 aprile 1968 di Martin Luther King e il 5 giugno 1968 di Robert Kennedy, fratello di John e candidato alla presidenza Usa.

Nel maggio 1964 nasce l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) e il 21 agosto a Yalta muore Palmiro Togliatti: nel famoso «Memoriale» sostiene la necessità per i comunisti italiani di agire all’inter­no delle istituzioni democratiche, proprio mentre in Urss prevale la linea dura con la destituzione il 13 ottobre 1964 di Nikita Kruscev e con l’ascesa al potere del capo assoluto Leonid Breznev.

Il mondo conosce un nuovo scontro ideologico-politico con le manifestazioni dal 1965 contro gli Stati Uniti impegnati nella scellerata guerra in Viet­nam. Il Sudamerica è sconvolto dalle guerriglie: il 15 febbraio 1966 in Colombia è ucciso il prete guerrigliero e rivoluzionario Camilo Torres Restrepo. Fermenti che Paolo VI il 26 febbraio 1967 raccoglie nell’enciclica «Populorum progres­sio», il nuovo nome della pace è il progresso dei popoli, eco dell’appello rivolto il 4 ottobre 1965 dalla tribuna dell’assemblea delle Nazioni Unite: «Mai più la guerra». Dall’ago­sto 1966 in Cina le «Guardie rosse» distruggono tutto quello che non è comunista. Nel giugno 1967 divampa «la guerra dei sei giorni» con la schiacciante vittoria di Israele sui Paesi arabi. In Occidente esplode la contestazio­ne contro la società capita­listica con cortei e occupa­zioni di università: è il Sessantotto. Don Lorenzo Milani nel 1967 pubblica «Lettera a una professoressa» considerata, erroneamente, il manifesto della contestazione della generazione nata dopo la seconda guerra mondiale che vive la libertà dei costumi, di cultura e musica hippy.

Il 1968 segna uno dei mo­menti più amari del pontificato. Montini, sempre più solo, è oggetto di feroci critiche, di clamorose e ingiuste conte­stazioni, dentro e fuori la Chiesa, durante e dopo il Concilio, di derisioni e attacchi come quello mostruoso e assurdo di omosessualità. In questo contesto surriscaldato il 25 luglio 1968 pubblica la «Humanae vitae», un inno all’amore ispirato al Cantico dei Cantici: ricorda che i fini del matrimonio sono l’amore e l’unione tra i coniugi e la procreazione, invoca la legge naturale, condanna l’uso dei contraccettivi e dei metodi artificiali – la famosa «pillola» – per il controllo delle nascite.

L’intervento era necessario perché nel Concilio mancava la teologia morale, anche se nella discussione sulla costituzione pastorale «La Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes», approvata il 7 dicembre 1965, vennero affrontati temi spinosi: il matrimo­nio, la situazione dei divorziati risposati, il matrimonio dei preti, i matrimoni misti. Dal 1966 era al lavoro una commissione di biblisti, teolo­gi, moralisti ed esperti di medicina e psicologia.

Le sue conclusioni sono in senso liberale, postulano la libertà della don­na a usare la pillola, suggeriscono al Papa di non prendere posizioni troppo rigida in quanto lo spirito del Concilio favorisce una certa libertà di coscienza e lascia aperta la porta al progresso scientifico. Nell’anno della contestazione, l’«Humanae vitae» segna il punto di rottu­ra nel pontificato, acuisce l’impo­polarità e la solitudine di Paolo VI. Imbevuti di cultura laicista o marxista i giornali attaccano pesantemente l’artefice del Concilio e l’autore di coraggiose riforme e lo accusano di essere diventato reazionario, oscurantista, amletico e mesto. «Humanae vitae» è la sua ultima enciclica. Il Sessantotto parla apertamente di «crisi della Chiesa».

Ma Montini con decisione procede nelle riforme: nel 1968 abolisce la corte pontificia, a conclusione dell’Anno della fede 1967-1968 proclama il celebre «Credo del popolo di Dio», in agosto va in Colombia a inaugurare la II Conferenza dell’episcopato latinoamericano a Medellìn.

Papa Francesco – dopo aver canonizzato il 27 aprile Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II – beatificherà Paolo VI la prossima domenica 19 ottobre a conclusione del Sinodo straordinario sulla famiglia suggellando così il legame inscindibile tra famiglia e vita.

Il 2014 si avvia a essere l’«anno dei tre Papi»: l’11 ottobre, anniversario dell’apertura del Concilio, sarà la festa di San Giovanni XXIII; il 19 la beatificazione di Paolo VI; il 22, anniversario dell’inizio del pontificato, la festa di San Giovanni Paolo II

Commenti

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  1. Scritto da Marco Brembilla

    Come ho già avuto modo di scrivere più volte, Montini non sarà stato un papa delle folle, sicuramente diverso dal suo predecessore e dai suoi successori, con un continuo tormento interiore. In tutto questo non si può non riconoscere che, senza Paolo VI, alla morte di Roncalli, tanti cardinali avrebbero messo una pietra tombale sul Concilio. Lui lo continuò e lo concluse; in questo e in tanti suoi scritti, Popolorum progressio in primis, sta la sua grandezza.

  2. Scritto da the same old Lotty

    Infatti, non e’ l’omosessualita” ad essere mostruosa ed assurda, bensi’ accusare Paolo VI di essere omosessuale: perche’ non legge mai con un po’ di attenzione? Visto che inanella figure barbine e prende cantonate ogni tre per due, le suggerisco di frenare i suoi impeti e, prima di partire in tromba con la solita indignazione politicamente corretta, di contare fino a cento.

    1. Scritto da Vito

      Se la condizione di omosessuale e’ paritaria a quella di eterosessuale perché’ il Papa o qualunque essere umano dovrebbe essere mostruoso e assurdo ? La percentuale di omosessualità’ nel clero e’ 10 volte più’ alta che tra i laici, che problema c’è’ ? È’ solo statistica !

  3. Scritto da angelo f.

    Chissà perchè persone che si proclamano atee, miscredenti o indifferenti hanno fastidio per la proclamìazione di un nuovo santo nella chiesa cattolica?

  4. Scritto da Vikingo62

    Mah …. Ormai ogni tre per due saltano fuori miracoli e beatificazioni. Mi sa tanto di “battage pubblicitario” ad un prodotto in lento e inesorabile declino: la religione cattolica.

  5. Scritto da Paolo

    La bontà umana e materiale di Papa Francesco, i suoi modi semplici, apprezzati anche da molti laici, cozzano poi contro queste vecchie ed anacronistiche liturgie del santificare qualcuno che ha vissuto nel lusso e nel superfluo, parlando ai poveri, ma vivendo in maniera opulenta e sfarzosa!

  6. Scritto da padre eterno

    se pero’ adess basta,,,

  7. Scritto da lotty

    ” Attacco assurdo e mostruoso di omosessualità”. L’omosessualità non è mostruosa nè assurda, ma per favore…