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Bettineschi, costruttori: Burocrazia e credito hanno affossato il settore

Nel giorno per le elezioni del consiglio direttivo di Ance Bergamo, l'Associazione costruttori di Bergamo, il presidente Ottorino Bettineschi fa un'analisi del settore: "Burocrazia, patto di stabilità e vincoli per l'accesso al credito hanno pesato fortemente su un settore fortemente in crisi". Il confronto con il sistema paese Francia.

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Al termine del suo mandato triennale, alla guida dell’Ance Bergamo, il presidente Ottorino Bettineschi traccia un bilancio. E non manca di rimarcare che "se il settore delle costruzioni è in crisi dal 2008, stiamo aspettando che le promesse del governo diventino realtà. Solamente così potrà allentarsi la morsa che pesa sul comparto edile e far ripartire l’economia". Da parte sua Ance – che venerdì 16 maggio in assemblea è chiamata ad eleggere i 15 membri del Consiglio Direttivo che guideranno l’Associazione nel triennio 2014-2017 – non è stata con le mani in mano. Anzi.

"Quando si è insediato il Consiglio Direttivo uscente, eravamo ben consci del grave momento di crisi che stavamo attraversando e che era necessario un grande cambiamento – afferma Bettineschi -. Infatti, il primo passo è stato la costituzione di un “Tavolo Straordinario permanente per la crisi” che ha da subito individuato le linee economico-strategiche per il futuro di una “nuova edilizia” suddivise in quattro punti fondamentali: riqualificazione del patrimonio esistente; opere di difesa del suolo per prevenire il dissesto idrogeologico e il rischio sismico; infrastrutture e turismo. Turismo inteso non come costruzione di nuove strutture, ma ripensare l’uso di seconde case. Su questi temi abbiamo declinato un piano su tre livelli: provinciale, regionale e nazionale, contribuendo ad un cambiamento culturale sia sul fronte delle imprese che sul fronte delle istituzioni".

In questi tre anni come è stato lavorare su questi fronti?

"Oggi, dopo tre anni, possiamo dire di aver posto le basi per la ripartenza di una edilizia “nuova”, con particolare attenzione all’ambiente, alla qualità del vivere, al risparmio energetico, all’innovazione, alla formazione e alla responsabilità sociale d’impresa. Tutto questo ha bisogno della massima collaborazione di tutti i soggetti politici, imprenditoriali ed economici. A livello economico il comparto edilizio di Bergamo rappresenta tuttora una realtà per la nostra economia con 49.000 addetti nella filiera delle costruzioni, seconda solo a Milano in Lombardia e terza a livello nazionale. Per ripartire, Bergamo ha tutte le capacità di know-how e di innovazione tramite la Scuola Edile che rappresenta un’eccellenza in Italia. Nonostante la crisi economica, dobbiamo ricordare che le risorse che potremmo avere a disposizione devono essere integralmente utilizzate: un esempio lampante sono i Fondi Europei che non utilizziamo appieno".

In questi anni ha assistito ad uno tsunami che ha travolto piccole e grandi imprese bergamasche. Non crede che si sia persa anche una professionalità difficile da recuperare dopo questa crisi?

"Sì, purtroppo alcune maestranze sono andate perdute sicuramente. Ma contiamo di recuperarle attraverso la nostra scuola edile e in campo lavorativo con lì’internazionalizzazione. Ci sono Paese emergenti che bussano alla porta delle nostre imprese chiedendo proprio la specializzazione di alcune figure. Su questo fronte dell’uscire dai nostri confini per trovare sbocchi lavorativi però devo dire che le nostre imprese dovranno imparare a fare sistema, ad unirsi per non disperdere forze ed possibilità. Unite, ci sarà lavoro per molti". In questi giorni abbiamo assistito agli arresti per Expo. Per il suo ruolo, dalla sua postazione e da costruttore: riusciremo a portare a termine questa impresa? "Gli arresti dei giorni scorsi sono deplorevoli perchè danneggiano l’immagine delle imprese italiane che lavorano con impegno, correttezza ed etica. Sono convinto che anche all’ultimo riusciremo ad arrivare all’appuntamento, magari con fatica, ma sapremo ancora rivelarci capaci di realizzare questa sfida".

Vi siete confrontati con l’Associazione Provinciale dei Costruttori di Digione, in Francia, gemellata da diversi anni a quella orobica. Che cosa emerge da questo ultimo incontro?

"Il caso francese è ritenuto particolarmente interessante poiché alcuni aspetti sono di stimolo al nostro Paese, tra cui: la Francia ha in primis, in questi anni di crisi messo il settore delle costruzioni al centro delle politiche economiche per il rilancio del Paese; può essere considerato un esempio virtuoso sul fronte di una programmazione nettamente migliore che garantisce un utilizzo delle risorse in tempi certi e brevi; lo Stato ha creato meccanismi incentivanti per gli investimenti degli enti locali, quindi in modo opposto al meccanismo italiano del Patto di Stabilità; i pagamenti dello Stato alle imprese avvengono in tempi certi; sono stati attivati meccanismi incentivanti a livello fiscale e finanziario sul fronte delle politiche della casa".

Senta non ha mai mancato di mandare un messaggio alla politica per il ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione. Che cosa è cambiato?

"Poco o nulla purtroppo. Anzi, me lo lasci dire: il patto di stabilità che doveva garantire una tenuta dei conti ha fatto aumentare le spese correnti di circa il 30% mentre c’è stato un calo degli investimenti del 40%. Bastano questi numeri per capire che si devono rivedere questi vincoli per ripartire e avere delle politiche fiscali sulla casa che non siano così pesanti, almeno per la prima casa e housing sociale".

L’Ance Bergamo in questi giorni ha incontrato la delegazione di Digione che è composta dal Presidente Thierry Cancé, dal direttore generale Valerie Bernard, dal Tesoriere Marie Angéle Vesoux e dal Consigliere Jean Pierre Vesoux. Nella foto il presidente di Ance Bergamo, Ottorino Bettineschi e il presidente dei costruttori di Digione Thierry Cancé. 

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Commenti

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  1. Scritto da alex

    Serve rilanciare il settore delle ristrutturazioni attraverso una buona dose di incentivi, statali e non. In Provincia ci sono oltre 60.000 alloggi invenduti… pertanto si puo’ dire che certamente si e’ costruito troppo.
    E’ un dato di fatto; per non perlare della politica delle seconde case che hanno deturpato interi tratti di territorio montano: troppe e turisticamente inutili…