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Attualità ed emozioni: Fabrizio De Andrè secondo Casale e Scanzi

Un coinvolgente Andrea Scanzi e un bravissimo Giulio Casale co-autori e protagonisti dello spettacolo "Le cattive strade", hanno animato la serata del Creberg Teatro a Bergamo. Al pubblico orobico i due hanno offerto la loro lettura di Fabrizio De André a partire dagli esordi, preceduta da alcuni frammenti musicali registrati.

Un coinvolgente Andrea Scanzi e un bravissimo Giulio Casale co-autori e protagonisti dello spettacolo "Le cattive strade", hanno animato la serata del Creberg Teatro a Bergamo.  

Al pubblico orobico i due hanno offerto la loro lettura di Fabrizio De André a partire dagli esordi, preceduta da alcuni frammenti musicali registrati.

Dal primo dilemma di Fabrizio: sarò un poeta o un cretino? Meglio cantautore…, lo spettacolo ripercorre i suoi primi album, senza dimenticare le fonti a cui si è abbeverato il giovane musicista, ancora incerto sulla strada da intraprendere: Brassens, Villon ma anche altri personaggi straordinari e introversi come Luigi Tenco, che Fabrizio ammira e un po’ invidia perché sa trattare molto meglio di lui tutti i temi che interessano a De André. 

Il primo live è una personalissima versione di Geordie che chiarisce subito cos’è De André secondo Giulio Casale: un grandissimo protagonista dell’artigianato musicale degli ultimi trent’anni.

Lo spettatore passa in mezzo a schiere di derelitti, che sono i destinatari ultimi della pietas di Fabrizio e attraversa i camposanti di Tutti morimmo a stento e di Spoon River (Non al denaro, non all’amore né al cielo) trascinati dall’anima rock di Casale che offre una versione ricca di pathos del Suonatore Jones, quasi un ritratto autobiografico di Casale stesso ("E poi se la gente sa, e la gente lo sa che sai suonare, suonare ti tocca  per tutta la vita  e ti piace lasciarti ascoltare").

Andrea Scanzi racconta appassionatamente e senza enfasi, ma con grande emozione, i passaggi della carriera e della vita privata del cantautore genovese: dalla contestazione del 1968, alla crisi delle esibizioni dal vivo, l’alcol per farsi coraggio, le sue unioni sentimentali, le collaborazioni e sperimentazioni negli anni Settanta e oltre, mettendo in luce come il successo di De André sia dovuto in buona parte ai collaboratori, musicisti, autori, co-autori che condividono la strada con lui: De Gregori ("De André è un grande organizzatore del lavoro altrui"), la PFM Nicola Piovani, Massimo Bubola, Mauro Pagani, Ivano Fossati e molti altri.

Sapevate che delle 87 canzoni di De André depositate alla Siae, solo 8 sono state interamente scritte da lui, musica e parole?

Gli anni Ottanta e Novanta segnano una rivoluzione definitiva nel linguaggio e nell’impasto musicale di Fabrizio, che sovrappone il dialetto genovese (ma anche il sardo e il napoletano) a sonorità etniche che abbracciano tutto il bacino del Mediterraneo; sono gli anni che vanno da Crêuza de mä ad Anime salve, album estremo che contiene la somma del pensiero di Fabrizio De André, il suo testamento definitivo (Smisurata preghiera) che è un atto d’amore per le minoranze, "per chi viaggia in direzione ostinata e contraria col suo marchio speciale di speciale disperazione".

Nel frattempo Casale ci consegna versioni indimenticabili di Canzone del maggio, Verranno a chiederti del nostro amore, Fiume Sand Creek, Se ti tagliassero a pezzetti, mentre Sidun ci giunge dalla voce viva di De André.

La chiusura è in crescendo con l’arte di Giulio Casale che riporta un successo personale notevole, con gli applausi del pubblico che non finiscono più.

Invitati al bis, Scanzi propone in alternativa un dibattito di quattro ore sul tema: cosa abbiamo fatto di male per meritarci da vent’anni personaggini come Genny ‘a Carogna e Gasparri? Il pubblico opta per un ultimo brano con la chitarra e la voce di Casale.

Uno spettacolo da vedere, coinvolgente, profondo. Senza essere retorico: bravi.

Stefano Magri

 

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