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La vendita di uno yacht e l’inchiesta su Ubi Banca Una dozzina gli indagati

Due i filoni di indagine condotta dal pubblico ministero Fabio Pelosi che hanno portato alla perquisizione negli uffici dei vertici di Ubi Banca e Ubi Leasing di Bergamo e di Brescia, oltre agli uffici di Mario Cera a Milano, di Giampiero Pesenti presidente di Italcementi, e alle sedi delle associazioni Amici di Ubi Banca e Associazione Banca Lombarda e Piemontese. Una dozzina gli indagati, tra cui Giovanni Bazoli, Mario Cera, Italo Lucchini, Andrea Moltrasio, Giampiero Pesenti, Franco Polotti e Victor Massiah.

Ubi Banca al centro di un’inchiesta della procura di Bergamo che vede iscritte nel registro degli indagati una dozzina di persone. A partire dal consigliere delegato Victor Massiah, dal presidente del consiglio di sorveglianza, Andrea Moltrasio, il presidente del consiglio di gestione Franco Polotti. E poi il presidente di Banca Intesa Giovanni Bazoli, il presidente di Italmobiliare Giampiero Pesenti, il commercialista Italo Lucchini e la figlia Silvia. Premettendo che va fatta una precisazione: si iscrivono nel registro degli indagati anche persone interessate ai fatti perchè possano difendersi e chiarire la loro posizione. 

In calendario nella mattina di mercoledì 14 maggio c’era il Consiglio di Sorveglianza. Ma nella sede di Ubi Banca – quinto gruppo bancario italiano – di piazza Vittorio Veneto a Bergamo si sono presentati una ventina di agenti della Guardia di Finanza che hanno perquisito gli uffici di manager e dei vertici della banca. La Guardia di Finanza cerca le prove per un’inchiesta che sta conducendo il pubblico ministero Fabio Pelosi della Procura di Bergamo che ha raccolto un esposto dell’Adusbef (Associazione difesa consumatori ed utenti bancari, finanziari ed assicurativi). Gli agenti del nucleo del Nucleo speciale di polizia valutaria guidati dal generale Giuseppe Bottillo – un centinaio in tutto – hanno acquisito documentazioni necessarie all’inchiesta nelle sedi bergamasca e bresciana di Ubi Banca e nella sede bresciana di Ubi Leasing, oltre che nell’ufficio milanese di Mario Cera, vicepresidente del Comitato di Sorveglianza della banca. 

I DUE FILONI DELL’INCHIESTA

L’inchiesta nasce da due esposti. Il primo è stato presentato nel novembre 2012 da Giorgio Jannone ed Elio Lannutti, presidente di Adusbef, riferiti alla vendita di beni di lusso da parte di Ubi Leasing e Ubi Factor, mentre il secondo esposto – datato luglio 2013 – è stato presentato dai consiglieri di Sorveglianza Dorino Agliardi, Luca Vittorio Cividini, Marco Gallarati, Andrea Resti, Maurizio Zucchi in merito alla presunta esistenza di patti parasociali non comunicati alle competenti autorità.

LO YACHT DI PESENTI E IL CESSNA DI LELE MORA

Il primo esposto riguarda la vendita di uno yacht di 36 metri e di un aereo Cessna, oggetti di tre denunce alle procure di Bergamo, Milano e Pisa, di una interrogazione parlamentare, di cui ha parlato ampiamente qualche mese fa il settimanale Panorama. La vicenda dello yacht inizia nel 2009 ed è legata a una barca di lusso – un Alkhir 108 – comprata da Ubi Leasing per 12 milioni di euro e data in leasing a un imprenditore toscano, Massimo Crespi il quale a un certo punto smette di pagare le rate. Così Ubi si riprende lo yacht, lo fa valutare per poi rimetterlo sul mercato: siamo nel 2011, il valore è sceso a 6 milioni. A questo punto inizia l’intreccio che porta alla vendita e poi alle denuncia e alle indagini.

Il primo dato certo è che la barca è stata venduta non per 6 milioni, ma per 3,5.

Chi ha deciso di venderla a un prezzo così ridotto e tramite chi?

E’ qui che il pubblico ministero Pelosi vuole vederci chiaro e, secondo una sua ricostruzione della vicenda, entrerebbe in campo Giampiero Pesenti, presidente di Italmobiliare e numero uno di Italcementi, che avrebbe spedito una lettera all’allora presidente di Ubi Banca, nonché consigliere di Italcementi, Emilio Zanetti per suggerire la intermediazione di un suo conoscente, Alessandro Miele a cui fa capo una società di brookeraggio. La lettera sarebbe poi stata girata al presidente di Ubi Leasing Renato Guerini (anche vicepresidente di Italcementi) e a quel punto la barca sarebbe stata affidata per la vendita alla società che fa capo alla moglie di Miele, la Gloryacht, che l’avrebbe venduta alla società di cui Miele è amministratore unico: la Porto Mediceo.

Il prezzo? Tre milioni e mezzo. Una cifra ben lontana dai sei milioni di euro della stima. E soprattutto non tendendo in considerazione, almeno da quanto emerge agli atti in possesso della Procura di Bergamo, di altre manifestazioni di interesse, almeno due.

Ma la società di Miele fa solo da intermediaria perché la barca di fatto è acquistata da una società amministrata da Silvia Lucchini, figlia di Italo Lucchini, consigliere di sorveglianza in Ubi e nel cda di Italcementi. Attualmente la Beata of Southampton – questo il nome dello yacht al centro dell’indagine – sarebbe intestata alla Vassiliko Cement, una società battente bandiera cipriota partecipata da Italcementi. E sarebbe proprio in questa parte dell’inchiesta che il pm Pelosi avrebbe iscritto nel registro degli indagati Giampiero Pesenti e avrebbe dato disposizione di perquisire nella mattina di mercoledì 14 maggio gli uffici del numero uno di Italcementi.

Sempre in questo filone di indagine si inserirebbe il Cessna Citation 500 – un aereo di 9 posti – acquistato da Ubi per il cliente Lele Mora, l’ex agente dei vip, pagato un milione e 800mila dollari e venduto poi a 60.962 euro. Per questa vicenda gli agenti della Guardia di Finanza hanno perquisito gli uffici di Guido Cominotti, responsabile recupero beni di Ubi leasing, di Giampiero Bertoli, ex ad dell’azienda, e di Alessandro Maggi, ex vicedirettore generale vicario, formulando per tutti il reato di truffa e riciclaggio.

UBI LEASING E LA POSIZIONE DI MASSIAH

Per quanto attiene Ubi Leasing, la società è stata oggetto di ispezione da parte della Banca d’Italia conclusa a ottobre 2012. Al termine dell’ispezione e dei rilievi mossi della stessa Banca d’Italia La Capogruppo ha proceduto a realizzare un aumento di capitale realizzato in due tranche: 300 milioni il 30 gennaio 2013 e 100 milioni il 16 aprile 2014. La socità è stata inoltre oggetto di interventi organizzativi e gestionali tra cui il completo rinnovo dei vertici (management e cda) avvenuto a giugno 2013.

Victor Massiah aveva dichiarato su UBI Leasing "nel 2013 è stato sotituito il management di UBI Leasing e da oltre un anno e mezzo sono state adottate soluzioni gestionali e organizzative, anche in coerenza con quanto raccomandato dalla Banca d’Italia. IL nuovo management sta portando avanti con grande energia e disciplina l’attività di gestione per condurre fuori dalla crisi la società".

L’OSTACOLO ALLA VIGILANZA E BAZOLI

il secondo filone delle indagini riguarderebbe l’ostacolo alle funzioni di vigilanza e nel mirino del pm Pelosi ci sarebbe Giovanni Bazoli. Con Bazoli risultano indagati anche Franco Polotti, presidente del Consiglio di gestione di Ubi Banca, Andrea Moltrasio, presidente del Consiglio di sorveglianza, Mario Cera, vicepresidente del Comitato di sorveglianza, e i consiglieri Victor Massiah e Italo Lucchini.

Il reato di ostacolo all’attività di vigilanza si riferirebbe a presunte, gravi anomalie nella modalità di comunicazione riguardo alle indicazioni dei vertici di Ubi-Banca, nata dalla fusione di Banca Popolare di Bergamo e altre Banche Popolari. Secondo l’accusa, due gruppi di azionisti di Ubi-Banca – l’Associazione Amici di Ubi (presieduta da Emilio Zanetti fino al 2008 e poi da Antonio Parimbelli) e l’Associazione Banca Lombarda e Piemontese, quest’ultima presieduta da Bazoli – avrebbero messo in campo, senza che le autorità di vigilanza ne avessero compiuta conoscenza, un sistema di regole tale da predeterminare i vertici di Ubi-Banca attraverso, secondo quanto denunciò il gruppo di Andrea Restii l comitato nomine, "la stanza dei bottoni".  

Ecco l’elenco delle altre persone nei confronti delle quali sono scattate le perquisizioni della Guardia di Finanza:

Stefano Tortelotti, responsabile ufficio Audit; Silvia Lucchini, amministratore unico di "Tuscany Charter"; Marco Fermi, responsabile Direzione credito anomalo Ubi Leasing; Aldo Pasotti, responsabile recupero e vendita beni Ubi Leasing; Alessandro Miele, titolare studio navale; Antonio e Sergio Bertoni, rispettivamente presidente e componente del Cda del Centro studi "La Famiglia"; Michele Di Leo, amministratore unico CM Aircraft, e Marco Diana, consigliere delegato della Marina di Verbella srl..

LA POSIZIONE DI UBI BANCA

Il terremoto che ha scosso Ubi Banca nella giornata di mercoledì 14 maggio è stato subito riassestato dalla Borsa. Il titolo ha recuperato subito, dopo un primo tentennamento.

Ubi Banca ha emeso una nota a poche ore delle perquisizioni. Recita che: "Il Gruppo si sta prodigando per fornire la massima collaborazione alla Guardia di Finanza. In relazione peraltro ai fatti oggetto degli esposti, il Gruppo ha già fornito a suo tempo varie risposte e chiarimenti ai competenti organi di vigilanza e non vi sono ad oggi novità o aggiornamenti ulteriori da fornire". 

LA POSIZIONE DI MOLTRASIO

Il presidente del Consiglio di Sorveglianza di Ubi Banca, Andrea Moltrasio commenta: "Sulla recente perquisizione della Guardia di Finanza che ha trovato risalto nei media mi preme informare che si tratta di una procedura che consegue alla presentazione di esposti già noti dal 2012, prodotti da parte di Jannone e Lannutti e un esposto del luglio 2013 presentato dai Consiglieri di Sorveglianza Resti, Agliardi, Cividini, Gallarati e Zucchi. In relazione peraltro ai fatti oggetto degli esposti, il Gruppo ha già fornito a suo tempo varie risposte e chiarimenti ai competenti organi di vigilanza e non vi sono ad oggi novità o aggiornamenti ulteriori da fornire.

LA POSIZIONE DI PESENTI

Fonti vicine al presidente di Italmobiliare Giampiero Pesenti assicurano che "nel corso dell’indagine emergerà la totale congruità e correttezza della transazione". Le iniziative disposte dall’autorità giudiziaria nei confronti di Giampiero Pesenti non avrebbero "alcuna attinenza a fatti riguardanti ostacoli alla vigilanza o alla gestione di Ubi banca, di cui Pesenti non è mai stato amministratore. Nei suoi confronti sono ipotizzate irregolarità riguardanti attività personali, che non coinvolgono Italcementi, in ordine a rapporti intercorsi con Ubi Leasing in merito all’acquisto di una imbarcazione. Nell’esposto denuncia, alla base dell’iniziativa dell’autorità giudiziaria, si ipotizza un’operazione condotta a prezzi di favore; si confida invece che nel corso dell’indagine emerga la totale congruità e correttezza della transazione".

LA POSIZIONE DI BAZOLI

Il legale di Giovanni Bazoli precisa che "l’indagine in corso da parte della Procura di Bergamo interessa il Professor Bazoli esclusivamente in quanto Presidente di una associazione di azionisti di UBI Banca. L’indagine ha per oggetto presunti patti parasociali che non sarebbero stati comunicati alle competenti autorità. Si precisa al riguardo che gli accordi che hanno dato vita a UBI (dal cui Consiglio di Sorveglianza il Professor Bazoli è peraltro uscito da oltre due anni) così come tutti i successivi sono stati recepiti negli statuti e in atti ufficiali debitamente comunicati. Quanto alle altre ipotesi di reato oggetto delle indagini di cui oggi si ha notizia, si sottolinea con assoluta chiarezza che esse non riguardano in nessun modo il Professor Bazoli".

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