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Franco Polotti: “Disciplina e prudenza, per risultati importanti”

Franco Polotti, presidente del Consiglio di gestione di Ubi Banca, illustrando il bilancio del gruppo ha sottolineato i risultati importanti raggiunti in un momento di difficoltà per l'economia.

Franco Polotti, presidente del Consiglio di gestione di Ubi Banca, illustrando il bilancio del gruppo ha sottolineato i risultati importanti raggiunti in un momento di difficoltà per l’economia. Pubblichiamo il testo integrale del suo intervento.

 

Signori Soci,

il debole contesto strutturale che caratterizza il Paese ha continuato a influire sulla performance del sistema bancario domestico. Su di esso si sono infatti riversate le fragilità delle imprese finanziate, particolarmente sentite da quelle banche che hanno confermato, durante la crisi, la vicinanza all’economia – ricordo che per il nostro Gruppo i prestiti alla clientela rappresentano oltre il 71% degli attivi. Sono infatti cresciuti ulteriormente, sebbene con un tasso di incremento inferiore a quello degli anni scorsi, i prestiti inesigibili, mentre la domanda di credito sano rimane debole, come dimostrato dall’andamento degli impieghi al settore privato, che ha segnato nel 2013, a livello di sistema, una flessione superiore al 4%. Al contempo, il rafforzamento dei presidi patrimoniali e di liquidità richiesto dalla normativa internazionale si è già ripercosso sulle dimensioni e sulla composizione dei bilanci bancari. In tale articolato contesto, l’esercizio concluso ha comunque consentito al Gruppo UBI Banca di evidenziare risultati importanti:

1. il Gruppo vanta indicatori patrimoniali di gran lunga superiori ai minimi previsti dalla normativa prudenziale, con un Core Tier 1 al 12,60%, il livello più elevato tra i principali Gruppi italiani, e tra i più solidi a livello europeo. Tali indici si confermano solidi anche se calcolati con le regole imposte dalla normativa di Basilea 3, di prossima introduzione, (al 31 dicembre 2013 il Common Equity Tier 1 ratio, che andrà a sostituire il Core Tier 1, è stimato a regime superiore al 10%) e tali da consentire al Gruppo di cogliere le opportunità di crescita dei volumi che dovrebbero presentarsi man mano che la ripresa andrà consolidandosi.

2. Anche gli indici di liquidità, a breve termine e strutturale, sono già da tempo superiori ai livelli imposti da Basilea 3. Il Gruppo possiede inoltre un totale di attivi stanziabili superiore a 30 miliardi, di cui oltre 18 miliardi disponibili, fonte – se necessario – di liquidità immediata.

3. La leva finanziaria, che rappresenta il livello di sicurezza del Gruppo, è di gran lunga migliore di quella indicata da Basilea 3 (5,16% il rapporto tra patrimonio e attivi in e fuori bilancio rispetto al 3% indicato da Basilea 3). Gli indicatori descritti sono stati raggiunti mantenendo negli anni una forte disciplina di bilancio e un sano equilibrio gestionale (con le grandezze dell’attivo e del passivo che si muovono proporzionalmente sia in termini di masse intermediate sia in termini di vita media residua).

Nonostante tale disciplina, che sancisce una bassa propensione al rischio e una tradizione di prudenza, il nostro Gruppo ha conseguito risultati, che seppur ancora contenuti, sono del tutto apprezzabili in periodi così difficili. Tali risultati sono tanto più importanti in quanto evidenziano i primi indicatori di una redditività in miglioramento. Nel 2013 il Gruppo ha conseguito un utile netto di circa 251 milioni, rispetto agli 83 milioni del 2012. Al netto delle voci non ricorrenti, l’utile normalizzato ammonta a 100,2 milioni, dai 97,3 milioni del 2012.

La crisi per il sistema bancario si è tradotta in una riduzione dei volumi intermediati e i risultati delle Società del Gruppo risentono delle specifiche situazioni locali o di mercato; nonostante ciò stiamo assistendo ad un graduale recupero dei ricavi. Il margine d’interesse, seppur ancora penalizzato rispetto al 2012, ha segnato trimestre su trimestre, nel corso del 2013, una tendenza alla ripresa, attesa proseguire anche nel 2014 grazie al miglioramento della forbice clientela. Le commissioni nette risultano in crescita rispetto al 2012, trainate dai buoni risultati del comparto titoli, e parimenti si rileva un favorevole andamento del risultato della finanza, conseguito grazie agli investimenti effettuati in periodi di tensione sui mercati, che hanno consentito di realizzare importanti ricavi man mano che andava allentandosi la situazione sul debito sovrano.

La riduzione strutturale dei costi operativi, iniziata nel 2007, è proseguita anche nel 2013, ed ha interessato tutte le componenti di costo, calate ciascuna di oltre 5 punti percentuali. Tale riduzione procede su più fronti: dalla razionalizzazione delle partecipazioni, in un processo che ha ridotto le catene di controllo e ottimizzato l’operatività focalizzandola sull’attività tradizionale di intermediazione con famiglie e piccole medie imprese, al ridimensionamento della rete territoriale indotto dall’utilizzo sempre più diffuso dei canali diretti, fino alla riqualificazione degli organici e agli interventi sui costi della governance. Lo sforzo di efficientamento realizzato consente oggi al Gruppo di beneficiare di oltre 450 milioni di euro annui di sinergie di costo a regime dal momento della costituzione. Il progressivo recupero dei ricavi e l’azione sui costi ha portato ad un incremento del 2,8% del risultato della gestione ordinaria rispetto al 2012. Sui risultati complessivi del periodo ha però pesato il costo del credito, attestatosi all’1,07% del totale crediti netti. Grazie alla strategia del Gruppo di impiegare i depositi raccolti erogando credito a clientela meritevole e generatrice di occupazione, il costo del credito, seppur rilevante, rimane uno dei migliori a livello di sistema (2,32% la media dei principali gruppi italiani).

Anche la percentuale di crediti deteriorati, che testimonia la difficoltà da parte di alcuni clienti di restituire i crediti ricevuti dal Gruppo, risulta ancora la più contenuta tra i maggiori Gruppi italiani e pari al 13,7% (16,9% la media dei principali gruppi italiani). Il risultato netto dell’esercizio, positivo e in crescita rispetto al 2012, la solida posizione patrimoniale e di liquidità del Gruppo, ci consentono di proporre all’approvazione dell’Assemblea un dividendo di 0,06 euro per azione, in leggero miglioramento rispetto al precedente. Ricordo che UBI Banca è la sola, tra le maggiori banche italiane, ad aver sempre pagato un dividendo in contante, senza interruzione neppure durante la crisi. A tale dividendo va ad aggiungersi l’apprezzamento del titolo, salito di circa il 90% dalla conclusione dell’aumento di capitale.

Prima di passare alle votazioni consentitemi di spendere qualche parola sul futuro prossimo del nostro Gruppo. Le previsioni dei maggiori Centri studi indicano per l’Italia l’uscita dal periodo recessivo: la crescita attesa si profila tuttavia molto contenuta.

Alle attuali condizioni di mercato ci aspettiamo per UBI la prosecuzione del miglioramento del margine d’interesse, che potrà beneficiare, dal lato del passivo, di un allentamento della pressione sul costo della raccolta e, dal lato dell’attivo, di un graduale recupero della domanda di finanziamenti a medio/lungo termine. Anche il costo del credito, nonostante la debolezza della ripresa in atto, dovrebbe evidenziare i primi segnali di miglioramento rispetto al 2013. Infine, vi ricordo che quest’anno sarà, per le principali Banche italiane, l’anno dell’Asset Quality Review e degli Stress Test, finalizzati a sancire il passaggio dalla Vigilanza nazionale alla Vigilanza della Banca Centrale Europea alla quale anche UBI Banca sarà sottoposta a partire dal novembre 2014. In conclusione, gentili Soci, consentitemi di ringraziare tutti i nostri colleghi presenti in tutti i territori dove UBI Banca opera, per il generoso e professionale impegno profuso per il raggiungimento dei risultati illustrati.

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