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Produzione e occupazione in ripresa: ma le chiusure superano le nuove aperture

Nel primo trimestre dell'anno l'indagine congiunturale fa emergere ancora un recupero della produzione industriale e, di pari passo, si interrompe anche la caduta dei livelli occupazionali: nei primi tre mesi del 2014, però, le cessazioni hanno superato di 327 unità le nuove aperture.

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I risultati complessivi delle indagini congiunturali sul primo trimestre dell’anno confermano il proseguimento di un percorso di modesta ripresa del ciclo produttivo e lasciano intravedere qualche indizio di una sua lenta estensione anche ad alcuni settori non manifatturieri dell’economia della provincia.

L’indicatore più sensibile e trainante, quello della produzione industriale, cresce (+0,4%) nel trimestre e conferma un recupero consistente (+3%) sui livelli di un anno fa. Il progresso è ribadito dai dati di fatturato con variazioni che acquistano rilievo in un contesto di bassa inflazione.

Il miglioramento del quadro congiunturale risulta con evidenza dall’allargamento della quota di imprese che sono in netto recupero su base annua, non solo nell’industria ma anche, seppur con estensione minore, nell’artigianato manifatturiero e nei servizi, mentre la situazione resta critica nel commercio al dettaglio e nelle costruzioni. Con riferimento alla produzione dell’industria di Bergamo, la fase di ripresa non ha ancora lo slancio che il risultato della precedente indagine sembrava suggerire, ma il ciclo, pur con oscillazioni e esitazioni, è positivo e in consolidamento da diversi trimestri.

La domanda estera continua a essere determinante (la quota del fatturato estero sul totale delle vendite delle industrie del campione provinciale ha superato il 37%) ma si sta delineando un suo assestamento, considerato anche l’elevato apprezzamento del cambio dell’euro e qualche accenno di indebolimento della crescita nei paesi emergenti.

Sul versante del fatturato ci sono segni di ripresa della domanda interna, mentre le informazioni provenienti dalla più recente dinamica degli ordinativi, sia interni che esteri, sono contrastanti a livello provinciale e indicano una stazionarietà a livello regionale.

Si interrompe la caduta dei livelli occupazionali dell’industria provinciale, anche se l’aumento degli ingressi nel primo trimestre del 2014 potrebbe essere solo un rimbalzo stagionale e di carattere amministrativo dopo la pesante contrazione degli addetti a fine 2013. Qualche indicazione di attenuazione delle difficoltà sul fronte occupazionale proviene dalle aspettative e dall’utilizzo (ma non dalle richieste) di Cassa integrazione. Resta tuttavia l’incognita dell’occupazione che va persa a seguito delle cessazioni di attività e della conclusione di procedure fallimentari e concorsuali, per definizione fuori dal campo di osservazione delle indagini congiunturali.

Nell’artigianato manifatturiero un relativo rasserenamento del clima congiunturale emerge dall’aumento del numero di imprese in recupero (che sono in maggioranza da tre trimestri consecutivi) più che dai valori quantitativi dell’indice di produzione (in calo del -2,9% nel trimestre, in crescita del +2,4% sull’anno), ancora molto oscillanti e di tendenza incerta. Anche nell’artigianato il fatturato è in crescita e le aspettative migliorano, mentre l’occupazione continua a diminuire ma con una relativa attenuazione delle variazioni negative.

Il miglioramento non sempre lineare delle prospettive dei settori manifatturieri e del ciclo economico trova una prima timida corrispondenza nell’andamento del giro d’affari dell’insieme dei servizi che, da due trimestri a questa parte, sono in modesto recupero su base annua a Bergamo (+0,6% nell’ultima rilevazione) così come nella media regionale. Le variazioni sono inferiori al punto percentuale e non riguardano la totalità dei settori. Anche in questo caso migliora il saldo tra imprese con fatturati in crescita o in calo e l’occupazione risulta in aumento.

Le criticità restano consistenti nel campo dei consumi (e quindi del commercio al dettaglio) e nell’edilizia.

Il giro d’affari del commercio al dettaglio nel complesso è in calo del -1,9% su base annua per effetto di un calo del -5,2% nel settore alimentare, di una sostanziale invarianza (+0,2%) nel non alimentare e di una diminuzione del -3,4% nel commercio non specializzato (anche se i dati a consuntivo sulle vendite dei prodotti del largo consumo confezionato indicano una flessione meno intensa a Bergamo rispetto a Italia e Lombardia). Il saldo tra risposte in aumento e diminuzione è negativo e peggiora rispetto alla scorsa rilevazione. Ancora in calo il numero degli addetti. Il solo dato positivo riguarda una lieve prevalenza di aspettative positive per il giro d’affari del prossimo trimestre.

Nell’edilizia il volume d’affari è al di sotto dei livelli di un anno fa, di oltre cinque punti percentuali, e non si intravedono ancora segnali di ripresa. La valutazione dei risultati dell’indagine campionaria va integrata anche dalla considerazione che tra le imprese edili resta elevata la quota di quante hanno cessato l’attività o sono coinvolte in procedure concorsuali e fallimentari.

Il primo trimestre 2014 si chiude con 95.704 imprese registrate in provincia di Bergamo, con un lieve incremento di 267 unità (+0,3%) rispetto allo stesso periodo del 2013. Lo stock delle imprese attive (85.665) si conferma in flessione, secondo una tendenza in atto da tempo, con una riduzione, a fine marzo 2014, di 246 unità pari al -0,3% rispetto al primo trimestre 2013.

Nei primi tre mesi dell’anno si sono avute 1.831 nuove iscrizioni e 2.158 cessazioni con un saldo negativo per 327 unità. Nel confronto con il primo trimestre 2013 si osserva una riduzione delle cessazioni (-9,7%) e una stabilità delle nuove iscrizioni (0,01%).

Tra le unità registrate in crescita si confermano le società di capitale (1,4%) e le altre forme giuridiche (+10,4%), queste ultime in prevalenza cooperative. In riduzione le società di persona (-0,8%) e le imprese individuali (-0,4%). Il settore artigiano, con 32.165 imprese, vede una riduzione del -1,4% delle unità registrate nello stesso periodo del 2013. Il numero delle iscrizioni (717) è superato da quello delle cessazioni (966), ma nel confronto con il primo trimestre di un anno fa le iscrizioni aumentano (+14,2%) e le cessazioni diminuiscono (-18,4%). Tra i settori produttivi, la contrazione delle imprese attive, rispetto al primo trimestre 2013, si è avvertita in misura accentuata nell’edilizia (-382 pari al -1,9%) e nella manifattura (-161 pari al -1,4%), soprattutto tra le imprese artigiane. Altre flessioni si notano nell’agricoltura (-139 pari al -2,7%), nelle attività di trasporto e magazzinaggio (-41 pari al -1,7%) e in alcuni servizi (ICT, professionali e altre attività).

Aumentano in misura significativa le imprese attive nel commercio (181 corrispondenti al +0,9%), nei servizi di alloggio e ristorazione (+112 pari al +2%), nelle attività finanziarie e assicurative (+99, pari al +4,9%), nei servizi alle imprese (+119, +5,6%) e nei servizi collettivi (istruzione e sanità) e di intrattenimento.

Le aperture di procedure concorsuali sono state 521, in crescita del 16,3% rispetto alle 448 registrate nel primo trimestre 2013. Cresce il ricorso sia alle procedure di fallimento (da 86 a 129) e concordato (da 7 a 17) che a scioglimenti e messe in liquidazione (da 352 a 374) .

Il settore più critico resta quello delle costruzioni dove si concentra quasi un terzo delle procedure. Nel territorio della provincia si osserva un aumento dello stock di imprese attive nell’ambito del capoluogo (+0,4%) e variazioni positive marginali nelle zone di Sarnico e Lovere e nella Val di Scalve. In tutti i restanti ambiti i saldi sono negativi.

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Commenti

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  1. Scritto da Luigi

    Avevate dei dubbi che non fosse così? Credevate alla foglia di fico della casta, Renzi?