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Marco, morto sotto la croce Nuovo sopralluogo: tragedia evitabile?

Dopo il primo sopralluogo della scorsa settimana, si sono messi al lavoro tre ingegneri: Francesco Passi, Dario Bianchetti e Giovanni Carini. L'obiettivo è individuare eventuali responsabili dell’incidente che è costato la vita al 20enne di Lovere

Continuano le indagini sulla tragedia che è costata la vita a Marco Gusmini, il 20enne di Lovere che lo scorso 24 aprile era morto travolto dalla croce del Cristo Redentore di Cevo. Ancora da stabilire se il cedimento strutturale della croce del Papa che sosteneva la statua del Cristo crocifisso si poteva evitare.

Per questo i periti incaricati dal pm Katy Bressanelli lunedì 5 maggio, sono tornati sul Dosso dell’Androla di Cevo, là dove il moncone della croce spezzata è rimasto intatto in attesa che qualcuno lo analizzasse e dove giace in frantumi la statua che ha spezzato, con il suo peso, la vita del 20enne loverese che si trovava lì per una gita con gli amici dell’oratorio.

All’improvviso la croce su cui era posizionata la statua si era spezzata e Marco, che in quel momento si trovava proprio davanti, è rimasto schiacciato. Inutili i soccorsi tempestivamente chiamati dagli altri ragazzi che hanno assistito impietriti alla drammatica scena. 

Dopo il primo sopralluogo della scorsa settimana, si sono messi al lavoro tre ingegneri: Francesco Passi, Dario Bianchetti e Giovanni Carini. L’obiettivo è individuare eventuali responsabili dell’incidente, stabilire chi doveva garantire che la croce restasse in condizioni ottimali, chi aveva l’incarico di effettuare i lavori di manutenzione, e se questi sono stati eseguiti regolarmente e con la cadenza necessaria a garantire la stabilità della scultura. 

La croce, inizialmente installata a Brescia, era stata poi portata a Cevo su espressa volontà di Vigilio Mario Olmi, emerito vescovo ausiliare di Brescia, a suo tempo presidente del Comitato per la visita del Papa a Brescia.

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