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Caldiani, Amici di Ubi: “Le modifiche allo statuto? Utili per guardare avanti”

Graziano Caldiani, presidente dell'Associazione Amici di Ubi Banca, spiega perché sono "necessarie e utili per la banca stessa" le modifiche allo Statuto che saranno sottoposte ai soci riuniti in assemblea sabato 10 maggio a Brescia.

Sabato 10 maggio si svolgerà l’assemblea dei soci di Ubi Banca. I soci saranno chiamati a votare importanti modifiche allo statuto. In questi mesi le diverse anime della compagine societaria ha espresso le proprie posizioni. Abbiamo incontrato Graziano Caldiani, presidente dl’associazione Amici di Ubi Banca.

L’assemblea dei soci si avvicina e si discuteranno importanti cambiamenti dello statuto, come il nuovo status di socio di Ubi Banca: per esserlo occorre possedere almeno 250 azioni. Ritiene sia una condizione necessaria?

"Parto dalla premessa che la nostra associazione ha, quale principio primo e fondamentale del proprio statuto, la salvaguardia del modello di banca popolare, cooperativa, ad azionariato diffuso. E’ alla luce di questo assunto che il nostro Consiglio Direttivo ha valutato, in particolare, la questione del possesso azionario minimo, da mantenere nel tempo, delle 250 azioni, giungendo alla conclusione, comune ad altre banche popolari, che non si può pensare di far parte di una compagine sociale essendo proprietari di una sola o di pochissime azioni. Ricordo che qualcuno, che oggi grida allo scandalo, ebbe a consigliare addirittura di acquistare 250 azioni per divenire soci e partecipare all’assemblea, vendendone contestualmente 249. Questa sì che non mi pare l’interpretazione corretta dello spirito di una banca popolare".

Il modello federale è ancora utile? È davvero l’unico modello che garantisce un legame stretto tra la banca e il territorio?

"Le confesso che non mi scalda il cuore il tema del modello federale. Io penso che una banca, in ogni momento, debba dotarsi del modello organizzativo più efficace . La cosa importante è che, nel farlo, informi la propria proposta a fondamenti e ad uno spirito, oltre che tipici di una banca popolare, che facilitino il mantenimento ed il miglioramento delle performance delle società del gruppo che hanno dimostrato, negli anni, la capacità di mantenere un posizionamento ottimale sul mercato di riferimento: in questo momento, quindi, a prescindere dal modello organizzativo del quale il gruppo vorrà dotarsi, in ipotesi di modifica di quello attuale, tutt’altro che scontata, immagino che il gruppo guarderà in particolare alla Banca Popolare di Bergamo quale modello di riferimento per la propria crescita".

Il modo di fare banca è cambiato moltissimo. Pensiamo solo ai giovani che utilizzano Internet. Eppure Ubi Banca ha deciso di non tagliare sportelli, ma di puntare su un ruolo diverso. Ritiene sia giusto?

"Il Gruppo Ubi si è reso conto prima di altri della necessità di procedere ad una razionalizzazione e ad una ottimizzazione della propria presenza territoriale ed oggi, in parte, raccoglie i frutti anche di questo. Se poi la propria migliore presenza territoriale consente, a mio avviso in armonia con lo spirito della banca popolare, di mantenere posti di lavoro laddove altre banche devono necessariamente intervenire chiudendo sportelli, tanto di guadagnato. Concordo peraltro con lei che i giovani, ma oggi anche i non più giovani, utilizzano canali di accesso alla propria banca molto diversificati e questo induce a riflessioni sull’adeguamento del ruolo tradizionale, ma questo è un problema di settore, non del gruppo Ubi".

Il presidente Andrea Moltrasio in uno dei tanti incontri con i soci negli ultimi mesi ha citato il volume di Giorgio Zanotto “Il banchiere innamorato”, rimarcando “che la banca non deve rimanere chiusa in un bozzolo, ma ampliare il proprio orizzonte mantenendo saldi i principi della sua anima che è popolare”. Condivide questa affermazione? Le nuove modifiche allo statuto vanno proprio in questa direzione?

"Credo che il Presidente Moltrasio abbia le idee molto chiare su come la banca possa ampliare il proprio orizzonte mantenendo l’anima popolare: in fondo, se si guarda al problema delle modifiche statutarie con il necessario distacco, ci si rende conto che alla base delle modifiche c’è proprio la volontà, oltre che di adeguare lo statuto al divenire dell’operatività bancaria, di salvaguardare il modello di banca popolare: si pensi ad esempio alle polemiche ed al dibattito sollevato dalla bocciatura plurima delle modifiche di altra banca popolare per rendersi conto dei rischi che si corrono di apertura di un percorso legislativo di trasformazione in società per azioni. Ricordo inoltre, anche se qualcuno pare dimenticarselo, che il voto capitario non viene sovvertito, ma è e resta alla base di tutte le decisioni più significative in ogni fase della vita societaria: anzitutto il capitale si conteggia solo a valle della determinazione della lista che ha ottenuto più voti per teste. Ma poi tutte le delibere successive (si prenda ad esempio una denegata OPA ostile) verrebbero deliberate esclusivamente appunto sulla base del voto capitario, in quanto le modifiche in questione riguardano esclusivamente i meccanismi di elezione, riservando comunque un rilievo abbastanza contenuto alla parte di capitale".

Lo scorso anno c’erano diversi malumori sull’andamento del titolo. Victor Massiah annunciò in mezzo alla bufera che aveva investito diverse migliaia di euro in azioni. Oggi il titolo è tra i migliori. Eppure sembra che nessuno rimarchi la buona amministrazione del gruppo Ubi, perché?

"Il titolo Ubi, nel periodo che va dall’aumento di capitale (11 luglio 2011) ad oggi, ha registrato un incremento del 101,4 %, di gran lunga il migliore del comparto. Non direi quindi che nessuno rimarca la buona amministrazione del gruppo Ubi, perché il mercato se n’è accorto, eccome. Ma al di là dell’andamento del titolo, il Gruppo Ubi è al primo posto in Italia per quanto riguarda il livello di patrimonializzazione, i crediti verso clientela per dipendente e la raccolta diretta per dipendente. Immagino che questi dati vogliano dire qualcosa. Merito di un mix di fattori tutti molto importanti, fra i quali mi piace mettere al primo posto il lavoro dei dipendenti. Adesso occorre, dopo avere votato il 10 maggio a Brescia (ed è un voto molto importante per le ragioni che ho detto) intensificare gli sforzi per consolidare ed incrementare il posizionamento sul mercato".

Commenti

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  1. Scritto da vic

    Caldiani parla troppo da ex direttore Ubi, piuttosto che da presidente di un’associazione “indipendente”.