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“Tracks” ovvero il deserto palcoscenico della purezza per anime in ricerca

Immerso nella Natura, l’uomo riesce a ritrovare sé stesso, acquisendo nuovamente quella” purezza” persa e corrotta dalla Società o almeno, così direbbe il poeta inglese William Wordsworth. Il nuovo film del regista John Curran indaga e interroga, affascinando con la fotografia.

Titolo: Tracks – Attraverso il Deserto;

Regia: John Curran;

Genere: Drammatico;

Durata: 112 minuti;

Attori: Mia Wasikowska, Adam Driver, Rainer Bock, Roly Mintuma, John Flaus, Robert Coleby;

Voto: 6,5;

Attualmente in visione: Capitol Multisala.

 

Chi o che cosa gliel’ha fatto fare ad una giovane donna nel lontano 1977, di lasciare tutto e tutti e attraversare a piedi il deserto centrale australiano? Nell’ultimo film di John Curran, tratto dal best seller “Tracks”, in cui viene raccontata la folle ma reale esperienza di Robyn Davidson (interpretata da Mia Wasikowska) non ci vengono spiegate le cause di questa impresa. Durante tutta la durata di “Tracks – Attraverso il Deserto”, infatti, ci viene mostrato quasi fotograficamente il viaggio della scrittrice australiana (avvenuto nel 1977 e documentato da National Geographic nel 1978), ma vengono solamente accennati alcuni possibili motivi per giustificare il voler intraprendere una sfida tanto dura quanto pericolosa.

Mia Wasikowska interpreta magistralmente un personaggio che si sente stretto nella società che lo circonda, piena di persone passive e statiche, spesso superficiali, che vedono nel viaggio della protagonista un motivo di riscatto. Quasi nessun altro personaggio, nemmeno il fotografo Rick Smolan (interpretato dal timido ed impacciato Adam Driver), si interroga su cosa spinga Robyn, se sia mera ambizione o la ricerca di solitudine. Non tutte le grandi imprese ed esplorazioni, infatti, sono state portate a termine inseguendo uno scopo ben preciso.

Il regista John Curran sembra suggerirci proprio che la decisione di attraversare a piedi un deserto vasto come quello dell’Australia centrale sia solamente il prodotto di fattori diversi, e che non si possa quindi individuare una causa principale: il problema a rapportarsi con le persone, il sentirsi diversi rispetto a ciò che ci circonda, il desiderio di conoscere meglio se stessi e i propri limiti sono tutte componenti che hanno favorito il compimento di questa impresa.

Attraverso una splendida fotografia, vengono presentati gli spettacolari paesaggi australiani, che emozionano e catturano la curiosità dello spettatore. Immerso nella Natura, l’uomo riesce a ritrovare sé stesso, acquisendo nuovamente quella” purezza” persa e corrotta dalla Società (o almeno, così direbbe il poeta inglese William Wordsworth).

Forse è proprio la ricerca di sé stessa ciò che spinge questa Robyn Davidson a camminare sola per più di sei mesi, se non fosse che la scrittrice ripete più volte nella pellicola che il suo viaggio non ha senso, e non avrebbe mai dovuto intraprenderlo. Nonostante qualche amante degli animali non sarà affatto contento per lo sviluppo di alcune scene, il nuovo lavoro di John Curran è sicuramente un film da vedere, anche se all’approfondimento di temi e meccaniche interessanti (il motivo del viaggio, il rapporto tra uomo e natura) viene preferita la descrizione del paesaggio australiano con azzeccate inquadrature.

Francesco Parisini

 

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