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Gigolò per caso Una commedia bislacca che tocca diversi temi - BergamoNews
La recensione

Gigolò per caso Una commedia bislacca che tocca diversi temi

Potrebbe essere una nuova “strana coppia” del cinema: John Turturro e Woody Allen, entrambi registi e attori, recitano in questo film in grande sintonia e lo marcano fortemente con le loro personalità e sensibilità artistiche.

Titolo: Gigolò per caso

Regia: John Turturro

Genere: Commedia

Durata: 98 minuti

Cast: John Turturro, Woody Allen, Sharon Stone, Sofia Vergara, Vanessa Paradis

Voto: 7-

Attualmente in visione: Cinema Conca Verde

 

Potrebbe essere una nuova “strana coppia” del cinema: John Turturro e Woody Allen, entrambi registi e attori, recitano in questo film in grande sintonia e lo marcano fortemente con le loro personalità e sensibilità artistiche.

Interpretano una coppia di amici a corto di denaro –uno libraio che sta per chiudere bottega, l’altro fiorista- che si improvvisano lenone e gigolò, letteralmente “pappa e ciccia” se volete, per arrotondare cospicuamente le entrate.

Tra le clienti d’alto bordo si inserisce a un certo punto anche Avigal, giovane vedova di un rabbino, con divertenti esiti narrativi, comici e parodici sia della commedia romantica sia della comunità ebraica ortodossa.

A ogni modo i due personaggi, il poco loquace e sensibile Fioravante-Turturro e il verbosamente sagace Murray-Allen, danno luogo a una commedia un po’ bislacca che con ironica leggiadria -forse però è solo vaghezza- tocca diversi temi.

Il più evidente: l’inversione del clichè sessuale con bellissime donne tipicamente “oggetto” (Sharon Stone e Sofia Vergara) che si trasformano in disinibite conquistatrici di un uomo romantico d’ascendenza latina (Turturro) che diviene timida preda.

Il meno evidente, anzi un tantino offuscato: la tenerezza che pervade tutto il film -soprattutto nell’atteggiamento sensibile e naturalmente empatico di Fioravante, ma anche nel rapporto di Murray e della compagna, nello struggimento amoroso del pretendente per Abigail, nella sensuale delicatezza con cui vengono maneggiati fiori e libri lungo il film- che allude a una solitudine da colmare, a un bisogno di ascolto e di affetto che passa attraverso il contatto fisico ma va oltre. Forse.

La vicenda della vedova ortodossa (Vanessa Paradis) che ritrova il sorriso grazie all’incontro con Fioravante sembra un assist offerto da Turturro a Allen per scatenare quel suo filone di umorismo ai danni di un’ortodossia che diviene asfissiante e ridicola, che coltiva l’ignoranza (le donne non possono leggere libri) in contrapposizione alla mentalità colta e aperta di Murray che vende libri antichi (“Solo le persone rare comprano libri rari”) e esprime il suo essere ebreo in una battuta fulminante: “Lei è orgoglioso di essere ebreo?” “Orgoglioso e anche spaventato”.

Va detto che regista e sceneggiatore è Turturro, ma la chimica tra i due artisti funziona così bene che il film sembrerebbe firmato da entrambi. Verrebbe da dire che Turturro rende omaggio ad Allen, alla sua maschera (un po’ autobiografica e un po’ fittizia) di ebreo cosmopolita, aperto e disincantato, apparentemente impacciato ma che sa stare al mondo, e che Allen presta il proprio personaggio, con quell’eloquio tracimante anche se spezzettato, l’assertivo umorismo e la mite sfrontatezza, per esaltare la sensibilità di Turturro.

I due artisti condividono il modo di filmare una città che entrambi amano comunicandone tutta l’intensità, sono attratti dalle diverse etnie che la abitano, prediligono buon jazz e melodie afro-mediterranee. Da questo connubio nasce un film formalmente molto chic, una commedia godibile che scorre lieve avvolgendo la matassa fino a quando Avigal fa la sua scelta e Fioravante decide di abbandonare l’attività di gigolò.

Fine del business? Forse. “dove c’è amore c’è dolore” e fare il gigolò fa meno male che amare. Tutto ben fatto ma un po’ inconsistente e Turturro (personaggio e autore) sembra un po’ stordito dal rutilante Allen maturo che gigioneggia con temi e ruoli a lui cari. Un Turturro un po’ “fading”, ovvero “evanescente”, proprio come nel titolo originale “Fading Gigolò”.

Paola Suardi

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