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Vent’anni senza Senna, campione malinconico che ha segnato un’epoca

Oggi, primo maggio 2014, il mondo intero si ferma per ricordare uno dei più grandi campioni che lo sport ha conosciuto, morto in un tragico incidente sul circuito di Imola. Assieme a lui, però, BgNews vuole rendere omaggio anche a Roland Ratzenberger, l'altro sfortunato pilota morto durante le qualifiche del sabato.

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di Luca Bassi

C’è una targa di bronzo in un giardino immenso, sopra la tomba numero 11. A San Paolo del Brasile, nel grandissimo cimitero di Morumbi, riposa Ayrton Senna da Silva, uno dei più grandi campioni di sempre che hanno corso in Formula 1. Sulla lapide una scritta: "Nada pode me separar do amor de Deus". Poi il suo nome, le date di nascita (21 aprile 1960) e di morte (1 maggio 1994), con una piccola bandiera brasiliana.

Da vent’anni questo angolo di pace è meta di continui pellegrinaggi di tifosi, spesso italiani, che rendono omaggio al campionissimo. Così come accade a Imola, davanti a quella splendida statua di bronzo che ritrae l’ex pilota seduto sul muretto. Ha l’aria cupa e lontana di chi pensa e riflette a fondo, di chi scruta la pista in cerca della traiettoria giusta, o di chi ha il brutto presentimento che all’indomani, in gara, qualcosa potrebbe andare male perché così sta scritto nel disegno di Dio, un disegno in cui il brasiliano credeva moltissimo, attaccato com’era alla fede.

Ayrton Senna quel maggio del ’94 è tornato a casa chiuso in una bara, davanti al dolore della sua gente che in lui vedeva uno dei pochi motivi d’orgoglio di un Paese, il Brasile, in quegli anni segnato dalla miseria e dalla depressione.



Lo hanno definito il signore della pioggia, il re delle pole position.
Aveva ripetuto più volte di essere felice solo quando si sentiva al limite: "Sono un ragazzo che ha sacrificato tanto della propria esistenza per le corse. Ho pensato a questo mestiere fin da quando ero bambino, ho dato tutto me stesso e ritengo di amarlo più di chiunque altro – diceva -. Per questo fino a quando continuerò a correre lo farò solo per vincere. Mi ritirerò solo il giorno in cui mi accorgerò di essere andato un decimo più lento rispetto alle mie possibilità". Per questo appariva spesso pensieroso, triste. Ma al volante si trasformava, diventava un duro, uno spietato.

Quel Gran Premio di San Marino viene sempre e solo ricordato per la tragedia che ha portato via il più grande, Senna, ma è stato letteralmente maledetto: il sabato, infatti, durante le qualifiche a perdere la vita è stato Roland Ratzenberger, mentre il giorno prima un altro brasiliano, Rubens Barrichello, aveva rischiato grosso, cavandosela con qualche botta.

Oggi, vent’anni dopo, di Ayrton Senna ci restano il suo danzare col volante, anche e soprattutto quando le piste diventavano quasi impraticabili per via della pioggia, il volto cupo e spesso triste, malinconico come pochi. Ci restano gli spettacolari duelli fratricidi col compagno di squadra Alain Prost, il professore, e, ovviamente, i tre campionati del mondo splendidamente vinti col la McLaren. E un ricordo indelebile, incancellabile, quello di un grande campione che sulle quattro ruote sembrava volare.

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Commenti

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  1. Scritto da Silvio

    Ayrton, il pilota più completo di tutti aveva dentro sé la fiamma dei vincitori! Evviva la sua vicenda, la cui ci insegna il vivere con la intensità che ci vuole la vera vita.