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Mafia edilizia, la Cisl: “Favorita dalla crisi” Sequestrati già 30 immobili

Battista Villa, della Filca Cisl regionale, in una conferenza a Zogno lancia l’allarme: la crisi economica ha rilanciato la mafia edilizia e, in provincia di Bergamo, sono già 30 gli immobili sequestrati di proprietà dei clan.

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Profitto e malaffare si intrecciano nel mercato edilizio, tanto più in un periodo di profonda crisi come quello che sta attraversando il nostro paese. Ne è convinto Battista Villa, bergamasco, segretario generale della FILCA CISL di Lombardia, che ne ha dato ampia illustrazione in una conferenza organizzata a Zogno nei giorni scorsi, nell’ambito della campagna elettorale di Elisabetta Musitelli, candidata a sindaco per “Zogno in comune”, alla quale ha partecipato nelle vesti di presidente di “Progetto San Francesco”, insieme a Umberto Ambrosoli: una conferenza aperta sui temi del lavoro, della lotta alle mafie e della responsabilità sociale e civile diffusa.

"Nel 2008, anno di inizio della pesante crisi, non avevamo così chiaro come oggi le caratteristiche e i contorni delle cause della recessione – ha detto Villa. Allora, il mercato edile in continua espansione, con un forte utilizzo del suolo per continue costruzioni di abitazioni, di capannoni e di opere edili, era spinto più dalla speculazione finanziaria e dalla necessità dei Comuni e delle amministrazioni pubbliche di ‘fare cassa’ per compensare i tagli lineari dei vari Governi nazionali, che dal reale fabbisogno abitativo e imprenditoriale. In questo mercato le pratiche di evasione fiscale, contributiva, contrattuale, infortunistica, legislativa erano (e sono tutt’ora) considerate una necessità della libera concorrenza e della libertà imprenditoriale”.

Il sindacato già allora ha posto l’accento sul sistema degli appalti pubblici e privati, sui rischi del caporalato, su quella miscela esplosiva di affari e politica, di usura alle imprese e alle famiglie con il riciclaggio del denaro sporco derivato dai traffici di droga, degli organi e degli esseri umani, del controllo del gioco d’azzardo, del pizzo e soprattutto dalla conquista di imprese e aziende dell’economia lombarda.

“Qual è il punto di partenza per modificare il sistema?– si chiede Villa – Incoraggiare a denunciare, realizzare un piano civico di formazione e creare un nuovo modello economico: stop agli appalti al massimo ribasso, sì all’offerta maggiormente vantaggiosa, tracciabilità antimafia per ogni opera pubblica e privata, certificato antimafia per le imprese e i loro fornitori e professionisti collegati, democrazia energetica e partecipazione azionaria sociale per il settore della produzione energetica e del trattamento dei rifiuti e stop alla diffusione delle slot machine e dei compro oro, possibili porte di ingresso del ricatto mafioso”.

Negli ultimi anni un’inversione di tendenza si è manifestata, e così, l’iniziativa della magistratura e la pressione di forze sociali ha portato al sequestro, nella sola provincia di Bergamo, di circa 30 immobili di proprietà di clan mafiosi o loro collegati, anche se il numero effettivo non è ancora certo, dato che sono in corso altre confische dopo le diverse sentenze dei processi Minotauro, Infinito1 e Infinito2.

Tramite il Progetto San Francesco, che oggi è un centro studi sociali nazionale, la FILCA CISL, insieme alle altre realtà che lo hanno formato, ha voluto lanciare alla politica e alle parti sociali alcune concrete proposte: tracciabilità economica e finanziaria intera dell’opera; certificazione antimafia di tutta la filiera; responsabilità sociale d’impresa come criterio assegnazioni appalti; reputazione, storia di qualità del lavoro, delle opere e ricadute sulla comunità; Bilancio sociale e rendicontazione sociale; offerta maggiormente vantaggiosa al posto del massimo ribasso; tutela dei lavoratori in caso di interdizione antimafia o chiusura dell’Impresa.

“Una lunga e faticosa battaglia – ha concluso Villa – che richiede l’alleanza di molti ".

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