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“My name is Charlie” La storia del “minadür” partito da Gorno in un film

“My name is Charlie” un film di Valeria Messina e Daniele Gastoldi. Martedì 29 aprile proiezione e incontro con gli autori al Cinema Teatro del Borgo.

Martedì 29 aprile alle 21“My name is Charlie” di Valeria Messina e Daniele Gastoldi. Una storia di coraggio e solidarietà nelle miniere del Western Australia.

Al Cinema Teatro del Borgo in collaborazione con: Istituto Bergamasco per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea – Biblioteca “Di Vittorio” CGIL e SAS presentano alle 21 “My name is Charlie” di Valeria Messina e Daniele Gastoldi. 

Un giovane bergamasco, nato nel 1874, ad inizio Novecento con un gruppo di altri compaesani emigra per l’Australia.

Il suo nome è Modesto Varischetti, ma per semplicità dagli australiani viene chiamato Charlie. Il suo mestiere è quello di minatore. Nel 1907, a seguito di una terribile inondazione, egli rimane intrappolato nella galleria al livello 10 della miniera di Bonnievale, nell’outback australiano a 600 Km dalla città di Perth. Per sua fortuna, la pressione dell’aria contenuta nella rimonta, che in quel momento ospitava Modesto, lo salverà dall’avanzare impetuoso dell’acqua.

Rinchiuso a più di 200 metri di profondità, Modesto Varischetti cercherà di comunicare la propria posizione per chiedere soccorso. Per salvare la vita di Charlie, unico uomo rimasto intrappolato nella miniera, l’intera nazione australiana si mobilita con ogni mezzo e con immediata sollecitudine, dimostrando solidarietà per un ignoto immigrato straniero.

Il documentario seguendo le vicende del minatore sepolto getta uno sguardo ai luoghi che sono stati il fulcro di questa incredibile storia: dal piccolo comune di Gorno, dove Modesto è nato, il racconto si dipana fino ai grandi spazi aperti del deserto australiano, nel quale i pionieri migranti erano costretti a vivere tra mille insidie e difficoltà.

Attraverso numerose testimonianze sia di gornesi sia di australiani si tratteggia un profilo di quello che fu il lavoro in miniera. La memoria di quei racconti riporta lo spettatore alla fatica e all’ottemperanza di un mestiere assai duro che funestava di lutti le famiglie degli operai. Eppure per i gornesi il mestiere di minatore assume una specifica connotazione: pur nella sua asperità, esso sembra diventare un vanto, una vera e propria passione. Chi partiva dalla valle, alla fine emigrava per lavorare ancora come “minadür”, come era accaduto più di cento anni fa al nostro Modesto Varischetti.

Cinema Teatro del Borgo via Borgo palazzo 51 Bergamo tel 035 320828 sas@sas.bg.it ingresso: intero 5,00 € – ridotto 4,50 €

Commenti

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  1. Scritto da michele p

    mai stato un leghista, ma certi commenti mi fanno impazzire: se nel film sarà raccontato come gli immigrati erano ( e sono!!!) controllati, irregimentati e, se appena si permettevano di violare minimamente la legge, cacciati o imprigionati, obbligatevi voi, Enrico e Massimo, a vederlo, così capirete perchè certe nazioni sono meta di immigrazione e prosperano, ed altre diventano ricettacolo di disperazione e degrado. Aprite gli occhi sul mondo reale, non sugli opuscoli propagandistici…

    1. Scritto da enrico

      Carissimo, ti sfugge il fatto che gli immigrati in Italia si comportano quasi tutti come nel resto del mondo: un lavoro ed una famiglia. Se ce ne sono che vendono droga o borse finte, beh, quelle gliele forniscono mafia, camorra e ‘ndrangheta, che nel ventennio Silvio/Umberto hanno prosperato. Questa è la differenza con il resto del mondo. Qui non sono gli immigrati che violano la legge, ma quelli che li sfruttano. Svegliati.

  2. Scritto da massimo

    Concordo con Enrico anche se non pretendo che i giovani padani vadano in miniera. Basterebbe che accettassero i lavori svolti ormai solo dagli immigrati salvo poi dire che gli immigrati vengono qui a rubarci il lavoro. Un piccolo appunto all’estensore dell’articolo: da quando minadur si scrive minadür, con la dieresi che costringe a una pronuncia il cui risultato è diverso dal bergamasco? Anche i Comuni leghisti hanno il vizio di riempire di ü sbagliate i cartelli con i nomi dei paesi.

  3. Scritto da l'ortografia

    Suvvia, giornalisti, imparate a scrivere in bergamasco oppure evitatelo per sempre. Le dieresi non sono come il prezzemolo… non vanno dappertutto.

  4. Scritto da enrico

    Obbligherei tutti i leghisti a vedere questa storia di emigrazione. Magari poi gli vien pure la voglia di andare a lavorare in miniera.