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I 2 santi: papa Francesco celebra la vita cristiana non il loro ruolo storico

Pier Giuseppe Accornero legge in modo critico la canonizzazione di Angelo Roncalli e di Karol Wojtyla: la asemplicità delle parole di Bergoglio, come si è arrivati alla decisione, i dubbi, le opportunità...

di Pier Giuseppe Accornero

Piazza San Pietro, via della Conciliazione fino a Castel Sant’Angelo e tutte le vie adiacenti gremite da una marea di gente. Secondo il portavoce vaticano padre Federico Lombardi 800 mila persone attorno alla basilica di San Pietro e altre migliaia e migliaia ai Fori Imperiali, a piazza Navona e nelle piazze di Roma davanti ai maxischermi.

Tantissimi alle veglie di preghiera nella «notte bianca» tra canti, preghiere, adorazione eucaristica e confessioni.

Tantissimi i polacchi per la canonizzazione di Giovanni Paolo II e i bergamaschi per Giovanni XXIII.

Bandiere da tutto il mondo; oltre 120 delegazioni con 24 tra capi di Stato e sovrani; 35 delegazioni guidate da capi di governo e governatori; le altre da ministri, ambasciatori o altre personalità; 26 mila volontari; 10 mila uomini delle forze dell’ordine; 16 presidi medici e 77 ambulanze.

Cifre da capogiro per due «uomini coraggiosi».

Con parole sobrie ed efficaci Papa Francesco definisce i due predecessori che proclama santi. «Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II hanno collaborato con lo Spirito Santo per ripristinare e aggiornare la Chiesa secondo la sua fisionomia originaria, la fisionomia che le hanno dato i santi nel corso dei secoli. Non dimentichiamo che sono proprio i santi che mandano avanti e fanno crescere la Chiesa».

Da Papa Bergoglio nessuna esaltazione del ruolo storico dei due predecessori e tanto meno del papato. Lega la loro testimonianza e la duplice canonizzazione all’essenziale della vita cristiana perché questi due testimoni di Cristo nel XX-XXI secolo «non hanno avuto vergogna della carne di Cristo, non si sono scandalizzati di Lui, della sua croce; non hanno avuto vergogna della carne del fratello, perché in ogni persona sofferente vedevano Gesù. Sono stati due uomini coraggiosi, pieni della “parresia” dello Spirito Santo, e hanno dato testimonianza alla Chiesa e al mondo della bontà di Dio, della sua misericordia».

La bontà di Dio, la misericordia, il perdono, la vicinanza: è l’insegnamento dei predecessori.

Traccia l’immagine di una Chiesa lontana dai progetti di egemonia culturale e morale, dall’occupazione del potere e dei media, da visioni mitizzanti dei Pontefici che fermano le guerre o che abbattono i muri.

Preferisce una comunità in cui «si vive l’essenziale del Vangelo, vale a dire l’amore, la misericordia, in semplicità e fraternità». Queste comunità anche nella prospettiva dei due Sinodi dei vescovi dedicati alla famiglia, quello straordinario dell’ottobre 2014 e quello ordinario del 2015. «Che entrambi i Papi ci insegnino a non scandalizzarci delle piaghe di Cristo e ad addentrarci nel mistero della misericordia divina che sempre spera, sempre perdona, perché sempre ama».

Papa Giovanni e Papa Giovanni Paolo sono uniti da molteplici aspetti, anche se si incontrarono di persona una sola volta, l’8 ottobre 1962 quando Giovanni XXIII ricevette l’episcopato polacco alla vigilia dell’apertura del Concilio l’11 ottobre 1962. Subito dopo la loro morte, rispettivamente il 3 giugno 1963 e il 2 aprile 2005, moltissimi chiesero che fossero «santi subito».

Per Roncalli – più lontano nel tempo essendo morto oltre mezzo secolo fa – ci fu la proposta sottoscritta da oltre 300 vescovi, che chiedevano a Paolo VI di procedere con una canonizzazione «per acclamazione» da parte del Papa insieme al Concilio Vaticano II. Giovanni Battista Montini era convinto della santità del predecessore. Cardinale arcivescovo di Milano lo disse subito durante la Messa funebre nel Duomo di Milano e lo scrisse in una lettera – finita agli atti del processo canonico – scritta alla Congregazione dei riti ma indirizzata «al successore di Giovanni XXIII».

Chiedeva la beatificazione del Papa bergamasco: «Penso idealmente associata a questa dolcissima supplicazione tutta l’umanità, credente e non, fedele e dissidente, che egli raccolse per la prima volta nella storia, in unità… Quella umanità, in altri secoli, lo avrebbe canonizzato ad una voce». Il successore scelto dal Conclave il 21 giugno 1963 fu proprio l’arcivescovo di Milano.

Ma Paolo VI preferì non procedere di corsa né volle acclamare Roncalli «beato subito» né «santo subito». Volle un regolare processo, affiancando a quella per Roncalli anche la causa di Eugenio Pacelli, che aveva conosciuto molto bene, avendo lavorato con lui in Segreteria di Stato e quando Pacelli nel 1939 divenne Pio XII. Dopo la morte di Wojtyla numerosi cardinali, riuniti a Roma per il Conclave che avrebbe eletto Joseph Ratzinger, sottoscrissero una petizione in cui si chiedeva al successore di procedere subito. «Santo subito» fu il grido ritmato di migliaia di voci e di centinaia e centinaia di cartelli e striscioni durante i funerali l’8 aprile 2005. Con molta prudenza, tenendo a freno gli entusiasmi popolari e non facendo alcun favoritismo sia Papa Montini e sia Papa Ratzinger preferirono, e giustamente, la via ordinaria. Anche perché, soprattutto per Wojtyla, i pareri di teologi e storici non erano troppo favorevoli: la lunghezza – 26 anni, 5 mesi e 2 giorni -, la complessità dal 1978 al 2005 del pontificato wojtyliano e il materiale sterminato sulla sua vita propendevano per l’iter normale.

Benedetto XVI disse no al «santo subito» ma derogò dalla norma che prevede cinque anni dalla morte prima di iniziare il processo, che è stato straordinariamente veloce. Infatti la beatificazione è avvenuta domenica 1° maggio 2011.

Giovanni XXIII fu beatificato da Papa Wojtyla il 3 settembre 2000.

Si sono vagliate numerosissime testimonianze, anche quelle di chi esprimeva dubbi sull’opportunità di portare troppi Papi sugli altari, nonostante la fama di santità che godevano e godono in tutte le categorie del popolo di Dio. Sotto la lente di ingrandimento sono finite tutte le fasi della loro vita e tutti i scritti.

Nella causa di Roncalli sono finiti i «sentito dire» e le chiacchiere, come la diceria, del tutto infondata, che fosse iscritto alla massoneria. O che fosse modernista, accusa che gli rovescia addosso l’estrema destra anticonciliare. O quella, decisamente assurda di omosessualità, contenuta in una lettera falsa e calunniosa, che venne attentamente vagliata attraverso una rogatoria in Francia.

È finita agli atti la lettera scritta nel giugno 2008 dal cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato emerito e decano del Collegio cardinalizio nella quale si diceva sicuro che Wojtyla «abbia vissuto santamente» – fu proprio Sodano il primo a definire il 3 aprile 2005 Giovanni Paolo II «il Grande» – e manifestava il «dubbio» sull’«opportunità di dare la precedenza a tale causa, scavalcando quelle già in corso» da anni e riguardanti altri Pontefici, Pio XII e Paolo VI.

In effetti non si capisce come non sia ancora giunta a conclusione la causa di un martire come mons. Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, ucciso all’altare mentre celebrava Messa il 24 marzo 1980.

Un luogo comune è che Wojtyla abbia indirizzato al sindacato libero Solidarnosc fiumi di denaro. Agli atti c’è la dichiarazione di Lelio Scaletti, direttore generale emerito dello Ior, che il 3 novembre 2008 assicurava: «Mai mi è stata rivolta (dal Papa, ndr) la richiesta di indirizzare risorse economiche verso enti o movimenti in Polonia».

Agli atti c’è la lettera dell’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede cardinale William Joseph Levada secondo il quale negli archivi non c’è nulla riguardante un «coinvolgimento personale» di Giovanni Paolo II nel procedimento sulla scandalosa vicenda del fondatore dei Legionari di Cristo Macial Maciel, abusatore di seminaristi. È opportuno ricordare quello che Papa Wojtyla disse, il 3 settembre 2000, quando con Giovanni XXIII elevò agli altari anche Pio IX, quello che aveva difeso con i denti il potere temporale dei Papi: «Beatificando un suo figlio, la Chiesa non celebra particolari opzioni storiche da lui compiute» ma le virtù cristiane vissute eroicamente.

Commenti

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  1. Scritto da angelo f.

    Gentili sigg. Renato e mario59 che ne dite di rimettervi ora i vestiti della Prima Comunione o della Cresima? Non vi sembra che la vostra catechesi sia rimasta ferma a quei tempi? Se la cosa interessa, nessuno ci vieta di aggiornarla, i mezzi sono tanti.

  2. Scritto da RENATO

    Mi piacerebbe sapere cosa significa essere Santi.

    1. Scritto da mario59

      Cosa significhi non lo so nemmeno io…so soltanto che i santi come tutte le altre figure legate alle varie religioni, non sono altro che nomine fatte da uomini quasi sempre di potere, che moriranno a loro volta, nella speranza (forse) che qualcuno santifichi pure loro.