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I malati e la famiglia Preghiere dei bergamaschi al Santo Giovanni XXIII

Gli oltre due mila pellegrini bergamaschi che pregano sulla tomba dell’ormai Santo Giovanni XXIII, affidano al Papa di Sotto il Monte i malati e la famiglia. Abbiamo viaggiato con loro: ecco le loro storie e le loro emozioni.

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“Ol nost Giuanì”. “Il nostro Giovanni”. In silenzio la fiumana di pellegrini passa in rassegna davanti all’altare che custodisce le spoglie di Giovanni XXIII e di nuovo nella navata centrale si fermano, si raccolgono, si commuovono. Il Papa Angelo Roncalli venuto da Sotto il Monte a guidare la Chiesa è una figura familiare in molti bergamaschi che mai avrebbero rinunciato a venire a Roma in questa occasione. Le fatiche sono tante, per alcuni quanti gli anni. Ma nulla poteva trattenerli lontano da qui. “Ha visto il nostro Giuanì?” chiede Maria Bianchi, 81 anni, maestra in pensione di Bergamo.

“Che fosse santo lo sapevano da tempo, la Chiesa ha i suoi tempi, ma adesso posso proprio dirlo ad alta voce: è santo”. Maria Luisa Mistri, 74 anni di Colzate sorride commossa: “Era uno di noi, e poi con quel suo modo di fare ha semplificato il mondo. E’ andato a trovare i carcerati, i bambini all’ospedale, ha avviato il Concilio Vaticano II che avrebbe cambiato il modo di celebrare l’Eucarestia. Prima non si capiva nulla, dopo Giovanni XXIII i sacerdoti si sono girati verso i fedeli e in italiano celebrano la messa”. Poi aggiunge: “Temevo che i bergamaschi non venissero a rendere onore a quest’uomo che è stato un grande, santo per la Chiesa, un gigante per la Storia: il primo a ricevere in Vaticano la figlia di Krusciov. E adesso lo si dice così, ma allora sembrava la fine del mondo”. Luisa spiega i presenti: “Noi venivamo da Pio XII, severo, altero, principe. Quando Roncalli diventa Papa, uno di noi, un figlio di contadini di Sotto il Monte ha preso il posto di Pietro è stata una gioia inaspettata. Sono sempre stata devota a Giovanni XXIII, eccomi qui: sono venuta per lui”.

Teresa Castelli di Brignano rammenta: “Ero piccola quando morì Giovanni XXIII ma me lo ricordo benissimo, era proprio come il Papa Buono. Sono venuta a Roma in questa occasione perché questi due Papi sono due figure straordinarie per me e per la mia famiglia: il nostro Giovanni XXIII è il pontefice della mia infanzia, Giovanni Paolo II è il papa dei miei figli Andrea, Stefania e Laura. Sono cresciuti con papa Wojtyla, hanno partecipato alle giornate mondiali della Gioventù. Stefania, la mia prima figlia mi ha raccomandato una preghiera per il suo bambino. Non potevo mancare”.

Davanti all’altare dove ci sono le spoglie di Giovanni XXIII ci sono lettere, biglietti, suppliche scritte da tutto il mondo. “Potevamo portare dei fiori al nostro Gioanì”. E tutti confidano che hanno pregato. “Quando hanno saputo che venivo a Roma ci sono persone che si sono affidate a me: prega per i miei figli, per un malato” ammette sottovoce Teresa. “Ho pregato per la mia famiglia, che ci protegga sempre” aggiunge Loredana Cortinovis di Negrone di Scanzo. “Ma all’asilo di San Pantaleone tutti mi hanno affidato una preghiera per il Papa Buono”. Loredana ha deciso che non sarebbe mai mancata a questo appuntamento. “Quando hanno detto che il 27 aprile li avrebbero fatti santi ho detto a cena: io vado. Mio marito, Angelo Cortinovis, non mi ha detto nulla e mi ha fatto la sorpresa. E’ tornato con i biglietti e mi ha detto: ti accompagno. Domenica è il mio compleanno e fanno santi due Papi che hanno rappresentato molto nella mia vita: non poteva esserci regalo migliore”.

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