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Tragedia di Cevo: fede messa a dura prova, ma è stato errore umano

Massimo Gramellini nel suo "Buongiorno" su La Stampa dà la propria interpretazione della tragedia avvenuta a Cevo che ha causato la morte di Marco Gusmini, giovane di Lovere, ucciso dalla rottura e caduta di una grande croce.

Massimo Gramellini nel suo "Buongiorno" su La Stampa dà la propria interpretazione della tragedia avvenuta a Cevo che ha causato la morte di Marco Gusmini, giovane di Lovere, ucciso dalla rottura e caduta di una grande croce.

La suggestione è devastante, lo riconosco.

Una croce di trenta metri con appeso un Cristo di sei quintali che si spezza e precipita su un giovane credente.

Ma non un giovane credente qualsiasi: un disabile che proprio a causa dei problemi di mobilità non riesce a mettersi in salvo.

E nemmeno una croce e un Cristo qualsiasi, ma un’opera d’arte scolpita in onore di Giovanni Paolo II, il papa che nei prossimi giorni diventerà santo.

In chi non è sorretto da una fede a prova di lutto, la prima reazione oscilla tra il nichilista e il dissacratorio.

Qualcuno vi ha trovato l’ennesima conferma che la vita è un gioco assurdo e a volte blasfemo, dove nulla ha un senso e il caso si diverte a perseguitare i più deboli, utilizzando simboli di pace come strumenti di morte.

Qualcun altro, tramortito e avvelenato dall’inquietante coincidenza, vi ha letto un messaggio sovrannaturale e oltremodo cruento di contrarietà per l’imminente cerimonia di beatificazione.

Di fronte all’insolubilità del mistero potrebbe essere d’aiuto riportare lo sguardo sulla terra e fissarlo su quella croce spezzata, anzi sulle corde logore che la sorreggevano e all’improvviso, pur in assenza di vento, non l’hanno sorretta più.

Ci raccontano una storia tristemente nota ai frequentatori del patrimonio culturale italiota.

Una storia fatta di incuria, manutenzione approssimativa, segnali di pericolo disattesi.

La solita mediocre tragicommedia per cui non è proprio il caso di tirare in ballo un dio o il destino, essendo più che sufficiente l’uomo per metterla in scena.

Commenti

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  1. Scritto da ellekappa

    Se si avessero avuto dei dubbi statici l’unica soluzione possibile per rinforzarla era metter dei tiranti che seguissero l’arco e che quindi avrebbero fatto lavorare meno a tensione la parte esterna dell’arco stesso, probabilmente invece o hanno appesantito troppo la statua o il materiale ligneo era ormai degradato..comunque questo è un parere di un semplice geometra !

  2. Scritto da anitori giuseppe

    una opera faraonica del genere di uno squallore unico, come tutte le altre cose megagalattiche che si inventano questi ingegneri, Papa Woytila, mi ha sempre detto, le cose umili, le cose umili. Tutti responsabili, dal progettista al collaudo, ai responsabili dell’amministrazione che devono tutelare le persone debbono pagate. Papa Woytila non l’avrebbe voluta cosi, una croce, 10 croci ma croce umile.

    1. Scritto da sepp

      basta vedere come hanno tappezzato le città polacche durante il pontificato di Woytila: CROCI E CHIESE COLOSSALI. in confronto anche i monumenti a Stalin e Lenin sembravano modesti.

  3. Scritto da Mar Bodini

    Farei considerazioni sulla opportunità di affidare la cura della fede alla “suggestione” che si presume possano offrire opere grandiose, come la croce in questione. Anche il Cristo, quello vero e vivo, evitava la “suggestione”, lasciando qualche margine al dubbio e all’attesa.

    1. Scritto da Giovanni

      La “suggestione” è una dei capisaldi della controriforma, lei è cattolico o protestante?

  4. Scritto da Fabian

    Perchè quella retorica sulle corde? Non erano lì per “sorreggere”. E dove mai erano agganciate? Certamente non al di sopra della croce. Erano fissate al suolo per contenere le oscillazioni dovute al vento,
    Per Gramellini ovviamente quelle corde erano “logore”! E perchè quella sicurezza nel parlare di “di incuria, manutenzione approssimativa, segnali di pericolo disattesi” ?. Certo che si devono fare considerazioni. Ma serie e documentate.

  5. Scritto da Fabian Mor

    Piuttosto sciatta la retorica delle corde (ovviamente, anzi certamente “logore” !), Non erano lì per sorreggere. Non erano agganciate al di sopra della croce! Erano fissate al suolo per trattenere meglio la croce durante le oscillazioni dovute al vento.
    E perchè parlare con spavalda sicurezza di “incuria, manutenzione approssimativa, segnali di pericolo disattesi” ?.

    1. Scritto da giamba.carrara@gmail.com

      Sono d’accordo si fa presto a criticare!

  6. Scritto da Vito

    Imbarazzante lo spazio minimo dedicato alla tragedia oggi sulla prima del noto giornale locale, e’ più’ in risalto lo spazio dedicato al giovane rapito da neonato

  7. Scritto da Vito

    In altre nefaste vicende che non hanno coinvolto credenti alte gerarchie ecclesiastiche in passato hanno intravisto chissà quali ammonimenti o disegni divini

  8. Scritto da Ginosse

    è arrivato il solone dei salotti sinistroidi e radical chic a sentenziare…mi chiedo perchè dare spazio a siffatta banalità sul vostro giornale.

    1. Scritto da Giovanni

      Maro’ che noia questi dei “radical chic”! Che sentenza ha emesso il Gramellini? Ha dato la colpa all’incuria, alla mancata manutenzione. O crede che sia caduta per volontà di Satana? Dai, cambiate disco. Ma credo che non ne abbiate altri. Vai a leggere Libero, va!

      1. Scritto da Vito

        In alternativa “il giornale ” di Sallusti

    2. Scritto da stai sereno

      Se è banale Gramellini….guardi che nessuno le ha ordinato di leggerlo. Fatto sta che molti lo considerano una delle migliori penne italiane, caro il mio solone

    3. Scritto da Redazione Bergamonews

      Forse perché non la pensiamo come lei, signor Ginosse