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“Se sei vivo spara” La pellicola restaurata presentata da Giulio Questi fotogallery

Il regista, sceneggiatore e attore bergamasco Giulio Questi sarà ospite di Lab 80 film e Isrec giovedì 24 aprile alle 21 per presentare l'edizione restaurata del suo film “Se sei vivo spara”, uno dei più geniali western all'italiana degli anni '60.

Giulio Questi, regista, sceneggiatore e attore bergamasco, sarà ospite di Lab 80 film e Isrec (Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea), all’Auditorium di Piazza Libertà, giovedì 24 aprile alle 21 per presentare la versione restaurata del suo film "Se sei vivo spara" (1967). Questi, considerato uno dei più originali e creativi registi italiani, è nato a Bergamo nel 1924 e ha iniziato la sua carriera cinematografica realizzando documentari (1948, “Città alta”; 1952, “Donne di servizio”; 1955, “Giorni di fiera”).

A Roma, dove si era trasferito nel 1951, ha lavorato come aiuto-regista di Ettore Giannini e di Francesco Rosi. Nel 1958 gli viene assegnato il Nastro d’argento della critica italiana. Partecipa, nel ruolo del Principe Giulio, alla “Dolce vita” di Fellini, di cui diventa anche assistente. Negli anni successivi, collabora con importanti registi italiani come Valerio Zurlini, Pietro Germi, Gianni Puccini. “Se sei vivo spara” – 1967, con Marilù Tolo, Piero Lulli, Tomas Milian, Milo Quesada – è il suo primo, visionario, lungometraggio. Il film racconta le vicende del messicano Hondo che, tradito dai suoi compagni dopo una rapina, durante un’esecuzione sommaria viene dato per morto dai suoi traditori, ma in realtà è salvato da due indiani. La caccia agli assassini che segue è densa di episodi memorabili e stranianti, sequenze visionarie e personaggi eccentrici. “Se sei vivo spara”, considerato uno dei migliori e originali spaghetti-western, è conosciuto all’estero come “Django Kill”.

Per l’originale unione di crudo realismo e stile barocco, il film di Questi ha influenzato alcuni giovani registi americani, tra i quali Quentin Tarantino, i cui film devono molto al cinema italiano di quegli anni. Il suo lungometraggio successivo, “La morte ha fatto l’uovo” (1968), che ha come protagonisti attori di primo piano come Gina Lollobrigida e Jean-Louis Trintignant, è stato definito dal critico Antonio Bruschini «un thriller sperimentale che stilisticamente oscilla tra Godard e la cultura pop, con costruzioni narrative che sembrano anticipare il cinema di David Lynch». Dopo il 1979 Giulio Questi ha lavorato come regista televisivo; affascinato dalla tecnologia digitale, continua anche adesso a realizzare film in totale autonomia creativa e tecnica.

Ingresso intero 5, soci Lab 80 e Isrec 4 euro, carnet da 4 ingressi riservato ai soci 16 euro.

Commenti

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  1. Scritto da CAGLIOSTRO

    Me lo ricordo come un film un pò strano,forse guardavo troppo la Lollo.