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Ior e ricettazione: indagati monsignor Bonicelli e Giovanni Morzenti

Nuova inchiesta sullo Ior e un nuovo prelato indagato. Si tratta di monsignor Gaetano Bonicelli, ex arcivescovo di Siena. Insieme all’alto prelato, oggi 89enne e in pensione dal 2001, sono indagate altre due persone, due laici, uno di questi è un altro bergamasco, come mons. Bonicelli originario di Vilminore: Giovanni Morzenti.

Nuova inchiesta sullo Ior e un nuovo prelato indagato. Si tratta di monsignor Gaetano Bonicelli, ex arcivescovo di Siena. Insieme all’alto prelato, oggi 89enne e in pensione dal 2001, sono indagate altre due persone, due laici, uno di questi è un altro bergamasco, come monsignor Gaetano Bonicelli originario di Vilminore: Giovanni Morzenti.

A loro la procura di Roma contesta il reato di ricettazione.

Nelle scorse settimane, gli indagati hanno ricevuto l’avviso di proroga delle indagini: i magistrati capitolini sono al lavoro su di loro già da diversi mesi.

Massimo riserbo a piazzale Clodio sulle vicende che avrebbero spinto il procuratore aggiunto Nello Rossi e il pubblici ministeri Stefano Fava e Stefano Pesci a iscriverli nel registro degli indagati: le attività dei finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria sono ancora in corso.

Una nuova inchiesta sfiora dunque la banca vaticana e coinvolge alti prelati. Prima di Bonicelli c’erano stati i casi di don Evaldo Biasini, noto alle cronache come “don bancomat” e finito nell’inchiesta sul G8, e monsignor Nunzio Scarano.

Entrambi i prelati usavano i loro conti Ior per ripulire denaro proveniente da reati. Monsignor Scarano, ex contabile dell’Apsa (Amministrazione patrimonio sede apostolica), è finito in carcere nel giugno del 2013 (poi di nuovo qualche mese fa) con l’accusa di aver aiutato gli armatori D’Amico a far rientrare in Italia dalla Svizzera 20 milioni di euro. Probabile che anche in questo nuovo caso il meccanismo sia il medesimo e che anche Bonicelli utilizzasse il suo conto Ior per ripulire denaro proveniente da attività illecite.

Le attività del Torrione Niccolò V, sede dell’istituto di credito della Santa Sede, d’altronde, sono ormai da anni sotto la lente dei magistrati della procura di Roma.

Da quando, era il 2009, furono sequestrati 23 milioni di euro all’istituto di credito e vennero indagati, per violazione della normativa antiriciclaggio, l’allora presidente Ettore Gotti Tedeschi (la cui posizione è stata poi archiviata) e l’allora direttore generale Paolo Cipriani che, insieme la suo vice, Massimo Tulli, è stato invece citato a giudizio lo scorso marzo. Sono stati proprio i pm romani a spiegare, nel decreto di citazione diretta, come lo Ior per sua stessa natura si presti ad operazioni di questo tipo.

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