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“Piazzetta Santo Spirito: l’incapacità di valorizzare la Bergamo più bella” fotogallery

Un insegnante residente in via Pignolo bassa (candidato alle prossime amministrative) con serenità e pacatezza chiede agli amministratori di ripensare la città, tutta, in funzione delle vere esigenze dei quartieri e con un piano che risolva anche i problemi di Borgo Santa Caterina valorizzando gli spazi di Bergamo.

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Gianluca Spitalieri, insegnante residente in via Pignolo bassa e candidato consigliere alle amministrative del 25 maggio con il Patto Civico, con serenità e pacatezza chiede agli amministratori di ripensare la città, tutta, in funzione delle vere esigenze dei quartieri e con un piano che risolva anche i problemi di Borgo Santa Caterina valorizzando gli spazi di Bergamo

 

Gentile Redazione,

sono un residente di via Pignolo bassa, vivo a due passi da una delle piazze più belle di Bergamo: piazzetta Santo Spirito.

Da qualche mese, sto assistendo ad un impoverimento continuo di quell’area, quattro attività commerciali hanno chiuso nell’arco di qualche giorno di distanza l’una dall’altra.

L’assenza di parcheggi, di arredo urbano nella piazzetta, la pedonalizzazione di quell’area, rappresentano davvero uno caso emblematico tra una idea di città che vuol cambiare volto, affrontando la crisi economica e l’inefficienza dell’amministrazione in maniera propositiva, mi riferisco alle proposte dei commercianti di quell’area di farsi carico di pagare a proprie spese le panchine e di trovare vivaisti che vogliano sponsorizzare le fioriere e dall’altra parte, invece, una città incapace di comprendere le esigenze di rinnovamento e il desiderio di rivitalizzare e valorizzare il proprio patrimonio architettonico e artistico.

Quella piazzetta possiede una delle chiese più belle e antiche di Bergamo, è circondata da palazzi che risalgono al Medioevo e tutto ciò costituisce una ricchezza immensa per una città che vuol diventare turistica, attrattiva e che fino a qualche mese fa era candidata a capitale europea della cultura.

Si discute in queste settimane di vita notturna bergamasca, di riduzione di orari di apertura dei locali, di incrementare le telecamere di video sorveglianza, qualcuno ha anche proposto di presidiare Borgo Santa Caterina con vigili e buttafuori.

Io credo che tutto ciò serva davvero a poco, che queste proposte abbiano come unico effetto quello di esasperare ancora di più gli animi. Sono soluzioni monche, particolari, destinate a incepparsi in un meccanismo che invece richiede un piano generale.

Occorrerebbe ripensare Bergamo in un’ottica complessiva per quanto riguarda gli spazi pubblici notturni.

Serve una diversa progettazione per una nuova Bergamo notturna. Una mappatura dei quartieri, delle aree, occorre intercettare gli spazi d’uso per rivitalizzare la città.

Altre città come Padova, Ferrara… hanno ridisegnato il proprio spazio: piazze dotate di panchine, locali notturni, diversificati in base alle esigenze e dislocati nei vari punti della città e nel centro storico e non concentrati in aree anguste, come nel caso del Borgo Santa Caterina.

Mi viene in mente un vecchio romanzo, pubblicato nel 1965, uscito da qualche anno in Italia: i Guerrieri della notte, in cui la città non è protagonista, come si usa dire quando un romanzo tematizza bene i luoghi in cui è ambientato, ma sono i protagonisti ad essere emanazioni della metropoli. La città si srotola (e la si descrive) fino a costringerla a mostrare la sua natura di trama, intreccio, sceneggiatura.


I ragazzi di queste pagine sono fatti dello stesso materiale dei lampioni, il loro sguardo è quello dei fari delle automobili, il loro stile è lo stesso dei graffiti sui vagoni della metropolitana. Sentimenti e strade sono mischiati, vanno insieme, tanto da sembrare inseparabili.

Ecco, una città e i suoi abitanti dovrebbero mischiarsi, confondersi, sino a diventare uno spazio multiforme, capace di nutrirsi ciascuno dell’altro.

Gianluca Spitalieri, insegnante

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Commenti

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  1. Scritto da page

    bisogna far rivivere il centro galassia! E’ stuotato, un sacco di capannoni vuoti che si potrebbero riutilizzare per i locali notturni. Non ci sono abitazioni attorno, c’è una bella pista ciclablile, parcheggi a gogo, è facilmente pattugliabile dalle forze dell’ordine.. meglio di così!!

  2. Scritto da Forza Atalanta

    A me sta lettera piace tantissimo! ed è propositiva.. a differenza di tutte le stupidaggini che ho letto qui su rom e stranieri… Bergamo ha bisogno di idee nuove…
    FORZA SIG. SPITALIERI! IO LA VOTO!!!

  3. Scritto da Giulio Terzi

    Io trovo l’articolo ben scritto, analitico e propositivo. Il Comune deve fare qualcosa, incentivare le locazioni ad esempio – contribuendo anche economicamente quando chi si presenta ha un’idea supportata da un investimento e da uno studio di mercato. Io in Santo Spirito – che adoro – al momento non aprirei un’attività perché è una zona abbandonata al suo destino. Quindi l’amministrazione deve tentare di cambiarne il destino, anche per tutelare chi un’attività li ce l’ha già.

  4. Scritto da verità

    Perchè difronte ad unalettera dove un cittadino che prova ad analizzare un problema viene solo attaccato perchè sostenitore di Gori e quindi esser di centro sinistra, e solo una persona, commenta nel merito quanto ha scritto Spitalieri??? Se si fosse firmato Paperino probabilmente sarebbe andata diversamente… MAI la gente va oltre le etichette e la superficie.

  5. Scritto da Arnaldo

    “Dal bèl as maia so nègot”, caro Spitalieri. Mia nonna docet!

  6. Scritto da pluto

    Ma il sig.Spitalieri, che e’ pure un insegnante, haidea della dimensione di quella piazza? 400 forse 500 mq se si esclude il privato? Che si fa in un cortiletto per una citta’? Al massimo si lascia stare. Poi confrontare BG con Padova e Ferrara: ha idea di che grandezze di universita’ hanno quelle citta’? E le loro dimensioni dei borghi? Ed haideadei prezzi degli affitti per un negozio in piazzetta?

    1. Scritto da Marcello

      Forse si potrebbe ripartire da quello che viene definito “cortiletto”. Forse si potrebbe riprendere in mano la dimensione di piazza come spazio pubblico, da favorire e vivere come punto d’incontro e di scambio. Non servono grandi spazi per la socializzazione, soprattutto se tramite una strategia “dal basso”, dal quartiere e dai sui residenti per il quartiere e i suoi residenti. Si può iniziare da qui 400 metri, trovare una strategia e farla diventare un modello da riproporre in altri spazi.

  7. Scritto da al solito

    Insomma i soliti piddini che chiedono di “ripensare la città”…..frase che non vuol dire nulla ma nasconde grande attenzione per quisquilie radical chic mentre interi quartieri passano nelle mani di rom e immigrati: film già visto a Milano con pisapia.

    1. Scritto da Giovanni

      Solite banalità destrorse, “radical chic”, immigrati in ogni dove… Provare a cambiare disco? Capita di avere delle idee o passate il tempo a guardare la d’Urso su Canale5?

      1. Scritto da Luca

        No passiamo il tempo incollati a vedere i format prodotti da Gori…ah ah ah che ora invece e’illuminato sulla via di Damasco…ah ah ah

        1. Scritto da aris

          Appunto. Gori = canale 5 = Berlusca = olgettine. Solo quello sapete fare. Infatti vi interessa solo rimettere le case chiuse e raccogliete le firme per riaprirle. Questa è la vostra idea di sviluppo di una città, altro che Cultura, della quale invece si valorizzano e vivono molte città. Non Bergamo.

    2. Scritto da =/

      vero. Sono davvero poco fantasiosi

      1. Scritto da Robi

        Ma cosa fumate per avere queste visioni? Roba da film.

  8. Scritto da residente

    Andava citato l’autore dell’articolo però:
    Cos’è una città: leggete i “Guerrieri della notte” piuttosto che Calvino
    19 novembre 2007
    Nazione indiana
    Pubblicato da christian raimo
    di Francesco Longo

  9. Scritto da iotivoto

    Finalmente un po’di concretezza… e poesia!