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Parli male di qualcuno su Facebook senza nominarlo? E’ diffamazione

La Corte di Cassazione ha espresso il verdetto definitivo sul caso di un maresciallo della Guardia di Finanza che, dopo essere stato sostituito in un incarico, aveva scritto sul proprio profilo Facebook pesanti espressioni all’indirizzo di quel "collega raccomandato e leccac..." che era subentrato al posto suo.

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Usare Facebook per sfogarsi dopo una lite? Attenzione perché, anche se non si fanno nomi e cognomi, potrebbe causarvi un mare di guai, anche alla fedina penale. La Corte di Cassazione ha infatti espresso il verdetto definitivo sul caso di un maresciallo della Guardia di Finanza che, dopo essere stato sostituito in un incarico, aveva scritto sul proprio profilo Facebook pesanti espressioni all’indirizzo di quel "collega raccomandato e leccac…" che era subentrato al posto suo. Il militare non aveva chiamato per nome il collega, ma quest’ultimo si era riconosciuto in quelle parole poco lusinghiere e lo aveva denunciato. E la Cassazione ha deciso: una simile frase scritta su Facebook, anche senza fare nomi e cognomi, è diffamatoria.

Nella sentenza, depositata mercoledì 16 aprile, si legge come il reato di diffamazione si configuri anche solo quando il destinatario della frase diffamatoria sia riconoscibile a terzi anche senza l’indicazione del nome: "Ai fini dell’integrazione del reato di diffamazione è sufficiente che il soggetto la cui reputazione è lesa sia individuabile da parte di un numero limitato di persone, indipendentemente dalla indicazione nominativa".

Non solo. Secondo la Cassazione, infatti, basta che la frase arrivi agli occhi di anche solo "due persone" per costituire un dolo: "Il reato di diffamazione – si legge ancora nelle motivazioni alla sentenza –  non richiede il dolo specifico, essendo sufficiente ai fini della sussistenza dell’elemento soggettivo della fattispecie la consapevolezza di pronunciare una frase lesiva dell’altrui reputazione e la volontà che la frase venga a conoscenza di più persone, anche soltanto due". E su un social un giudice non potrà mai prendere in considerazione la possibilità che la frase diffamatoria sia letta da una persona.

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