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Il vescovo Francesco ai sacerdoti: “Offrite una mensilità ai poveri”

Il vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, ha invitato i sacerdoti della diocesi a mettere a disposizione una mensilità del proprio stipendio «non solo per aiutare le famiglie e i disoccupati, ma soprattutto per alimentare la speranza», pur nella consapevolezza che urgono provvedimenti strutturali per superare la crisi.

Siamo entrati nel cuore della Settimana Santa. Nella mattinata di giovedì 17 aprile, in occasione della celebrazione in Cattedrale della Messa Crismale per il Giovedì Santo, il vescovo di Bergamo monsignor Francesco Beschi si è rivolto a tutti i sacerdoti bergamaschi – erano alla concelebrazione circa 600 preti – rivolgendo l’invito a due segni di carità come gesto concreto di preparazione alla Canonizzazione di Papa Giovanni XXIII.

Pubblichiamo le parole del vescovo Francesco nell’omelia del Giovedì Santo.

"Questo giovedì santo lo viviamo nella consapevolezza dell’imminenza della Canonizzazione di Papa Giovanni XXIII. Una grande gioia per il mondo e la Chiesa, una particolarissima gioia per la nostra diocesi. Tanti sono gli sguardi che possiamo rivolgere alla figura di Papa Giovanni, particolarmente io vorrei consegnarlo oggi a tutti noi come un “Seminatore di speranza”.

Pastore, sacerdote, vescovo e finalmente Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa Universale, in ogni luogo seminatore di speranza. Che questa immagine possa arricchire il nostro servizio sacerdotale. Ci siamo preparati lungamente, avendo anche vissuto lo scorso anno il cinquantesimo della sua morte. La preparazione finale, insieme all’arricchirsi della conoscenza di lui e della preghiera, è particolarmente connotata dall’impegno della carità. Questa “seminagione di speranza” si esprime attraverso due segni con cui caratterizziamo la preparazione prossima all’evento della proclamazione della santità di Papa Giovanni.

Altri li ricorderò nelle prossime celebrazioni di questo Triduo Santo. Il primo segno è rappresentato dall’invito che vi rivolgo con convinzione a mettere a disposizione una nostra mensilità. Non semplicemente per aiutare famiglie, disoccupati, persone che vivono la precarietà oggi anche della loro abitazione, ma soprattutto per alimentare la speranza. Questo gesto non vogliamo concepirlo come “una tantum”, come un gesto isolato che ci può far sentire bravi, che ci può costare ma che alla fine riguarda soltanto noi, ma vogliamo che sia un processo generativo, che investa la nostra vita e la nostra testimonianza. Non vogliamo farci pubblicità ma alimentare un processo di crescita della solidarietà orizzontale che credo del tutto necessario ad affrontare e superare il momento ancora molto difficile per tanti, soprattutto i più deboli e i più poveri.

Certamente sono necessari provvedimenti che vanno oltre ogni nostra competenza, anche se richiedono la nostra coscienza civile. Nello stesso tempo è necessario superare quelle forme di chiusura che abbiamo coltivato in questi decenni e soprattutto in questi ultimi, e che ci hanno portato in questa condizione.

Per cui il segno che noi compiamo vuole essere un incoraggiamento, vuole essere l’aprire un altro tratto di strada a quella solidarietà quotidiana tra persone, tra famiglie, tra quartieri, tra comunità, tra borghi, di cui abbiamo assolutamente bisogno. Proprio per questo il secondo segno è quello della Giornata parrocchiale della Canonizzazione. La Canonizzazione vedrà una bella presenza di pellegrini bergamaschi a Roma, ma la maggior parte rimarrà nelle nostre case e nelle nostre parrocchie. L’invito è a vivere la giornata della Canonizzazione, insieme, in ogni parrocchia, con la celebrazione eucaristica, con momenti che possono essere anche di convivialità e di festa, con l’attenzione alla visita gli ammalati e al cimitero, ma soprattutto con il gesto che la raccolta delle offerte per il fondo famiglia – lavoro –casa. È l’invito a mettere a disposizione qualcosa di proprio, a rinunciare a qualcosa di proprio da parte di tutti. Può essere piccolissimo per alimentare questi processi generativi che creano speranza, offrendo solidarietà".

Commenti

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  1. Scritto da GL76

    Il guaio secondo me è che quando gli ecclesiastici si cimentano a parlare di sacrifici da fare e di soldi da devolvere – visti e considerati i loro introiti ordinari e straordinari e i loro possedimenti – ne escono comunque sempre malissimo. (Opinione mia).

  2. Scritto da Mario

    Purtroppo siamo sempre Tutti più poveri , che ne pensate di far restituire i soldi a tanti politici ? è una vergogna essere stati amministrati da quetsa gente, il mondo ride e ci compatisce, sequestriamo pure mobili e immobili ai loro parenti , mogli e amanti, tutti soldi rubati alla povera gente

  3. Scritto da davide

    è un mondo sbagliato…che la Chiesa comunque, anch’essa, contribuisce a non cambiare..è quanto !

  4. Scritto da Alex

    Sarebbe più coerente per esempio pagare l’IMU, eliminare gli stipendi ai cappellani militari o ai professori di religione pagati dallo stato, utilizzare qualche fondo in più di 1 miliardo di 8xmille che ogni anno incassano, senza dimenticare che la curia di Bergamo ha un patrimonio stimato intorno ai 4/5 miliardi di Euro.

    1. Scritto da poeret

      e magari quando incontra Formigoni (e altri amici) non stringergli la mano e lodarlo..un po’ di coerenza non guasterebbe.

  5. Scritto da Piero

    Iniziativa valida sperando che anche la Curia attinga ai suoi valori per una piccola destinazione ai poveri, Papa Francesco ci insegna….

  6. Scritto da Fivelementi

    Caro Francesco, ho cercato più volte di parlare con Lei, fin da quando le dissi benvenuto alla Madonna della Cornabusa, poi a Dalmine, poi durante alcune conferenze al Centro Congressi. Non è necessario chiedere a degli operai di rinunciare al loro stipendio……

    1. Scritto da Redazione Bergamonews

      L’ha chiesto ai sacerdoti, non agli operai

      1. Scritto da Fivelementi

        Intendevo i suoi “operai”….tratto da un passo del vangelo….”la messe è molta, ma gli operai sono pochi”. Inoltre consiglio di leggere l’enciclica “Caritas in Veritate” di Benedetto XVI, che parla di un’altra enciclica di Paolo VI. Forse la santificazione di Papa Giovanni XXIII, non si sarebbe ridotta a puro merchandising …. ( leggi gadget )

      2. Scritto da ivan

        Lo chieda ai vescovi che prendono dai 2 ai 3 mila euro al mese o ai cardinali che ne prendono 5 al mese o magari mettano a disposizione le loro dimore o strutture ai poveretti che ogni mese si tolgono la vita perché abbandonati da TUTTI!
        Ammiro il papa che non prende un euro.
        Cordialmente tanti saluti

  7. Scritto da il polemico

    Più che alimentare la speranza,si devono eliminare le tasse che affossano interi settori produttivi,tipo tares e imu,perche’ colpiscono pure quelli che hanno redditi bassi ,ma che hanno avuto la sfortuna di ereditare immobili da famigliari scomparsi che ora gli costano una fortuna in tasse….che diano una mensilita’ i professori da 1,5 milioni l’anno che aiutano le banche

    1. Scritto da Manuela

      se ritieni una sfortuna ereditare degli immobili, puoi sempre regalarli…io ti ringrazierei per un bilocale anche da riadattare….

      1. Scritto da il polemico

        se si eredita,vuol dire che qualcuno a te vicino ti ha lasciato,e vedo che tu la consideri una fortuna unba tale eventualita…se hai gia la casa ed erediti quella dei tuoi genitori,per quale motivo,oltre alle elevate tasse dei successione dovrei pagarci 1000 euro di imu all’anno?e regalare una cosa che e’ costata sacrifici quando la si e’ realizzata?comunque per te avrei un pollaio,pero’ e’ monolocale,ti ospito gratis se ti fa piacere…buona pasqua:-))