BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

“Aziende familiari in salute, ma attenzione alle trappole” fotogallery

Incontro a Confindustria Bergamo con Daniela Montemerlo, una delle massime osservatrici e studiose in questo ambito mette in guardia dalle trappole in cui possono imbattersi le imprese familiari.

La crisi non ha spazzato via le imprese familiari, che in questi anni hanno retto bene la difficilissima sfida, evidenziando performances anche superiori alle media. Ma ora si tratta di ripartire con tutti i meccanismi oliati, perché non c’è più tempo per attendismi o tentennamenti.

E’ l’invito di Daniela Montemerlo, una delle massime osservatrici e studiose di imprese familiari e passaggi generazionali, protagonista della Serata per l’imprenditore, iniziativa organizzata da Servizi Confindustria Bergamo con l’obiettivo di offrire agli associati occasioni di approfondimento e incontro su tematiche di rilevanza e attualità.

“Oltre il 50% del fatturato dell’economia lombarda fa capo proprio alle imprese familiari – ha spiegato Guido Venturini, direttore generale di Confindustria Bergamo nell’incontro stampa che ha preceduto la Serata – e queste imprese stanno ritrovando spinte e motivazioni inaspettate, si tratta però di lavorare bene sui punti di forza e di minimizzare quelli di debolezza”. Daniela Montemerlo si occupa di imprese familiari dal 1990 ed è consulente di aziende familiari e di famiglie imprenditoriali in Italia e all’estero.

E’ professore associato di economia aziendale e governance and management of Family Firms all’Università dell’Insubria, oltre che docente di strategia delle aziende familiari all’Università SDA Bocconi e professore di strategia e imprenditorialità e Research associate della Cattedra Aidaf-Alberto Falck. Numerose le sue pubblicazioni, fra cui il recente “Fratelli e sorelle in azienda – come fare della relazione più lunga della vita un punto di forza dell’impresa e della famiglia proprietaria”. Un dato nuovo, in questo ambito, è la progressiva ascesa della componente femminile.

“Il concetto di primogenitura maschile – ha sottolineato – è in via di superamento, anche se un po’ di maschilismo resiste ancora. In effetti sempre più le famiglie imprenditoriali si rendono conto che non possono permettersi il lusso di rinunciare in partenza a risorse di valore per l’azienda”. Secondo l’osservatorio Aidaf-Bocconi le imprese familiari (in questo caso medie e grandi), hanno mantenuto maggiore redditività, crescita, minor dipendenza da capitali terzi, fatto salire il numero dei dipendenti in misura maggiore rispetto alle altre, evidenziando pure una minore discontinuità negli assetti proprietari, anche se le performances tendono a ridursi nel passaggio dalla prima alle generazioni successive.

“Alcune delle caratteristiche di queste imprese – ha commentato – sono veramente universali. Sto seguendo, per esempio, un’azienda americana, ma le sue problematiche potrebbe essere quelle di un’impresa bergamasca”.

Ci sono così delle trappole in cui generalmente possono cadere, tutte legate al fatto che non è facile, anche se essenziale, distinguere i legami affettivi, da quelli patrimoniali e di management. “C’è la trappola dell’indisciplina – ha sottolineato la studiosa – che non fa riconoscere bene la distinzione fra azienda e famiglia e non fa applicare le giuste logiche meritocratiche; la trappola dell’inerzia rende lenti nell’attuare soluzioni perché si vanno a toccare questioni delicate; c’è la tendenza a dare per scontato che le relazioni di parentela implichino coesione e fiducia tra soci familiari, e quindi a trascurare la comunicazione sia tra diverse generazioni, sia all’interno di una stessa generazione, pianificando, se necessario il cambiamento, sempre tenendo il timone sulla meritocrazia. Infine la trappola della campana di vetro, che limita il confronto con altre imprese e famiglia, esaltando la propria unicità”.

Il segreto è dunque quello di dotarsi di un minimo di struttura per governare i rapporti con la famiglia e mantenere la forza della visione strategica e dell’intuizione dei fondatori, attualizzandole in tutti i possibili risvolti applicativi.

“Ma questa visione e queste intuizioni – ha ammonito l’esperta – vanno condivisi al cento per cento con una squadra di talenti, che saranno anch’essi decisivi per il futuro dell’azienda”.

Rossana Pecchi

 

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.