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Dalla Bona: “In Italia il calcio è uno schifo, per questo ho chiuso”

Quest’intervista alla Gazzetta dello sport firmata Roberto Pelucchi, è un’assunzione di responsabilità, ma anche una frustata al calcio italiano: "La depressione per la morte di papà mi ha fatto chiudere la carriera e da noi la seconda opportunità la danno solo agli squalificati del calcioscommesse. Dovevo restare in Inghilterra"

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Samuele Dalla Bona è stato uno dei migliori prodotti del vivaio nerazzurro di Zingonia. Nel 1998, a 17 anni, era uno dei centrocampisti più inseguiti d’Italia, nel 2002 uno dei giovani più apprezzati d’Inghilterra (73 gare e 6 gol col Chelsea, coppe comprese). Una volta tornato in Italia, però, il giocatore nato a San Donà di Piave è entrato in un tunnel senza fine, che lo ha portato oggi, a 33 anni, a essere già disoccupato da due stagioni. Quest’intervista alla Gazzetta dello sport firmata Roberto Pelucchi, è un’assunzione di responsabilità, ma anche una frustata al calcio italiano.

Dalla Bona, a 33 anni la sua carriera è già terminata? «A certi livelli penso di sì. Ho il patentino Uefa B per allenare». 

Come ha fatto a uscire così presto dal giro? «Nella primavera 2011 papà Luigi si è ammalato. I medici gli avevano dato 5 mesi di vita. Ero legato a lui, non sono riuscito a farmene una ragione. Poi a ottobre papà è morto, io non c’ero più con la testa, mi è venuta la depressione. E, in pratica, ho smesso di giocare». 

E’ stato un errore lasciare l’Inghilterra? «Se potessi tornare indietro, resterei lì per sempre. Da noi il calcio è uno schifo. Soprattutto quello che c’è attorno. Le pressioni, la mentalità. Io non sono allineato alla “cultura italiana” e ho pagato anche per questo». 

In che senso? «Mi è capitato di andare in ritiro a metà settimana per Napoli-Genoa e Atalanta-Portogruaro. Se perdi una partita, scattano le contestazioni, le punizioni. E io mi sono sempre ribellato. Sono cresciuto in un Paese nel quale per Chelsea-Manchester United il ritiro cominciava 4 ore prima della partita. Terry non si è mai fatto mancare nulla, anche negli eccessi, eppure è stato capitano della nazionale e del Chelsea. In Italia pensano di avere a che fare con dei bambini. Mourinho è un grande, aveva capito tutto». 

Un po’ tutte le società hanno un codice etico. «Inutile, viene applicato in base alla convenienza. Anche quello della Nazionale. Con quelli bravi si chiude un occhio, con gli altri si usa il pugno di ferro». 

Società troppo buone? «C’è troppa ipocrisia: se fai tardi la sera o rilasci interviste non autorizzate ti multano. Se vendi le partite, ti perdonano subito». 

Si riferisce al calcioscommesse? «Leggo che Andrea Masiello, uno che ha confessato di aver preso soldi per perdere, durante la squalifica ha incassato lo stipendio minimo che un operaio oggi si sogna e che a gennaio tornerà a giocare. Marco Rossi, altro reo confesso, l’ha preso il Perugia. Altri squalificati giocano da tempo e la giustizia sportiva fa sconti a tutti. Intanto, ci sono decine di giocatori che non hanno mai taroccato una partita senza lavoro. Io ho guadagnato bene, ma c’è gente che fatica ad arrivare a fine mese. Farina, che ha denunciato, ha dovuto smettere e per lavorare è andato in Inghilterra. Quindi uno si chiede: perché essere onesti se a far carriera sono sempre i più furbi?». 

Lei però era in campo in Lecce-Parma 3-3 finita in Calciopoli ed è stato compagno di Doni all’Atalanta. «Io rispondo dei miei comportamenti. Lecce-Parma l’ho giocata fino in fondo e ho fatto anche gol. All’Atalanta ero l’ultima ruota del carro, non giocavo mai. Posso avere dei sospetti su qualcuno, ma non ho le prove. E, di certo, non tocca a me trovarle». 

Poi ci sono partite in cui «meglio due feriti di un morto», come dice Buffon. «Mentalità tutta italiana. Con il Chelsea andai a giocare in casa del Manchester City già retrocesso, c’era lo stadio pieno e festante e il City ci fece sudare. Un’altra volta Robbie Fowler del Liverpool simulò un fallo da rigore: venne fischiato e insultato dai suoi stessi tifosi. Non so se in dieci anni l’Inghilterra sia cambiata, ma se è come la ricordo io uno come Masiello là non troverebbe più una squadra. Da noi, invece, chi ha sbagliato ha una seconda possibilità mentre quelli che non hanno mai sbagliato e sono senza lavoro passano da coglioni. E poi ci lamentiamo se all’estero ci prendono a schiaffi…». 

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Commenti

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  1. Scritto da Alessandro

    Dalla Bona ha ragione a dire che in Italia c’è un problema di mentalità.
    In Inghilterra sulla sportività sono messi meglio.

    Una cosa non capisco.
    Lui dice che è tutto uno schifo, che il calcio è malato (e forse ha ragione).
    Poi però dice anche che ha preso il patentino Uefa per allenare.
    Qualcosa non torna, sembra tanto uno spot personale nel quale dice fa tutto schifo ma, chiamate me che sono l’unico serio rimasto.
    E chi ci crede.

  2. Scritto da Grifo72

    Sul calcio scommesse a pagare sono stati soltanto giocatori di non molta fama, mentre alle società appartenenti è stato fatto poco.Erano coinvolti anche giocatori a livello di nazionale, ma è taciuto tutto…chissà perché…ah loro hanno sponsorizzazioni !!! W l’Italia !!!

  3. Scritto da sergio

    la mentalità tutta italiana non gli dispiaceva quando si è fatto tesserare da luca percassi solo perchè suo amico..LA VOLPE E L’ UVA..

  4. Scritto da Stefano

    Facile parlare adesso che non lo vuole piú nessuno… Patetico… Sputare nel piatto dove si mangia e dove rivorrebbe mangiare

    1. Scritto da si si certo

      Infatti c’è pieno di queste dichiarazioni e di queste accuse sull’immoralità squallida che regna nel calcio…ma vai

  5. Scritto da Vito

    Mi pare che il ragionamento del calciatore non faccia una piega, e’ sempre colpa di altri, autocritica zero, tipica mentalità’ italiana, altro che British…

  6. Scritto da Luigi

    Le parole di Dalla Bona su Masiello mi sembrano parole di buon senso. Ma in Italia, si sa, la morale viene dopo i tarallucci e il vino. Poi però diamo la colpa all’Europa.

  7. Scritto da nico

    Leggo che Andrea Masiello, uno che ha confessato di aver preso soldi per perdere, durante la squalifica ha incassato lo stipendio minimo che un operaio oggi si sogna e che a gennaio tornerà a giocare: perchè non lo chiedi a percassi junior il motivo?

  8. Scritto da Eugenio

    Come sempre per Pelucchi l’importante è tirar dentro l’Atalanta. Dimenticando che Dalla Bona fu ripreso dall’Atalanta dopo che era quasi scomparso proprio dal suo ex compagno Percassi Junior. E quella era la seconda opportunità. Se poi non se n’è accorto ed ora ne vuole una terza… bah. Comunque un giorno sarebbe bello sapere il motivo di questo astio verso l’Atalanta da parte di Pelucchi e Paloschi (che vedo non scrivere più di sport). Io resto curioso…

    1. Scritto da Roberto Pelucchi

      Nessun astio. Si fanno domande, si ricevono risposte e si scrivono. Ognuno è responsabile di quello che dice. Dalla Bona ammette che all’Atalanta non meritava di giocare e spiega anche perché (chi ha avuto un genitore in fin di vita forse può capire). All’Atalanta non vengono fatti attacchi, anzi. La seconda chance non la chiede per se stesso, si fa paladino di quelli più sfortunati di lui. Ma forse fa comodo guardare sempre il dito invece della luna.

      1. Scritto da sergio

        ma paladino di cosa che prendeva 800 mila euri netti a napoli per non fare un bel niente!! ma smettiamola va!!e ha anche il coraggio di parlare degli operai..

    2. Scritto da Redazione Bergamonews

      ti conosciamo mascherina :)

      1. Scritto da Eugenio

        ???

  9. Scritto da d

    Non so perchè confessi queste cose. Ma è difficile non credere che ci sia molto (tutto?) di vero….

  10. Scritto da GREATGUY

    io stavo con una bella ragazza, poi senza dirle niente me ne sono andato con un altra, poi quando quella mi ha mollato sono tornato dalla prima ragazza che però non mi ha piu voluto, ma è lei che fa schifo mica io che ho fallito… ma datti una pettinata e vai a fare l’aperitivo va….

  11. Scritto da dachepulpito

    spiace per la situazione familiare e posso essere d’accordo che chi trucca anche solo una partita non dovrebbe piu’ mettere piede in campo, pero’ da uno che se non erro all’eta’ di 17 anni sputo’ bellamente nel piatto in cui aveva mangiato fino al giorno prima scappando al Chelsea e privando chi lo aveva fatto crescere sino a quel momento persino di un’adeguata ricompensa per lo sforzo e le spese sostenute mi sembra quantomeno patetico. A 17 anni era gia’ una persona sleale ed irriconoscente!

    1. Scritto da Froi

      Guarda che fece la stessa cosa l’attuale a.d. dell’atalanta, Luca Percassi.

      1. Scritto da simona

        Si, ma parli di Percassi….non di topogigio…e il sig. Luca Percassi ha smesso di giocare e si è messo a lavorare….
        non come qualcuno che ha toppato, non è capace di fare altro che accusare altri dei suoi fallimenti (tipica storia all’Itagliana, altro che British….), nulla di nuovo….
        tanto aperitivo, tanto fumo e poco arrosto…comme toujours…

        1. Scritto da Froi

          Quello che scrivi tu non elide quello che scrivo io. Entrambi hanno fatto la stessa cosa ma, ovviamente, a Bergamo qualcuno si può prendere a pedate nel sedere e qualcun altro invece va sempre incensato. Molto provinciale.