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Foppa, rabbia e delusione Ma bisogna ripartire da questo “anno zero” fotogallery

La Foppa scende dal treno scudetto già alla fermata dei quarti di finale. Non succedeva dalla stagione 2006-'07, in cui si era comunque appena conquistata una Champions League. Ma attenzione a fare processi: questo per il volley bergamasco è l'anno su cui porre le basi per ripartire.

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di Alberto Caprini

La Foppa scende dal treno scudetto già alla fermata dei quarti di finale. Non succedeva dalla stagione 2006-’07, in cui si era comunque appena conquistata una Champions League. Erano altri tempi, altre protagoniste ma è dovere di cronaca annotarlo. Ad estromettere le rossoblù una delle rivali storiche, la rediviva Yamamay Busto Arsizio, che ne ha combinate di tutti i colori durante questi mesi (ultima nel girone di Champions, solo ripescata in coppa Italia e poi sconfitta in semifinale, sesta in campionato) ma che ha saputo ritrovarsi al momento giusto infliggendo una pesante lezione alle nostre. Doveroso quindi sottolineare innanzitutto i meriti delle biancorosse, trascinate da una Arrighetti devastante che è risultata la miglior realizzatrice di gara-due e da una Ortolani ritrovata. Due ex quindi che hanno fatto piangere i tifosi rossoblù. Certo le orobiche si sono espresse al di sotto del loro livello abituale, offrendo soprattutto in gara-uno una prestazione troppo brutta per essere vera, riscattandosi parzialmente sabato salvando quantomeno la faccia in un contesto comunque tutto a tinte biancorosse.

MALE SI’ MA RAGIONIAMO… – Campionato da buttare? Squadra da spedire dietro la lavagna? Processo al tecnico o alla società? Ne abbiamo sentite e lette di tutti i colori tra sabato sera e domenica, molte sono affermazioni dettate dalla delusione, dall’incompetenza, dalla presunzione di sapere quello che non si sa o semplicemente dal troppo amore verso la Foppa, male incanalato dalla rabbia del momento. Quindi ragioniamo… Non dimentichiamoci da dove eravamo partiti. A settembre la squadra era accreditata (anche dal sottoscritto) di un potenziale da quinto posto dietro a Piacenza, Conegliano, Busto Arsizio e Modena. Di queste Modena non è più in corsa a causa di gravi infortuni e c’è Novara che ne ha approfittato nello scontro diretto (dopo esserci rinforzata a stagione in corso in panchina e sul taraflex, leggi Pedullà e Murphy). Quindi l’uscita ai quarti di finale delle rossoblù, se analizziamo gli organici e le forze in campo, non è clamorosa. E’ degna invece di nota la cavalcata in Regular Season delle nostre che sono riuscite a classificarsi terze e ad arrivare in finale di coppa Italia, sconfiggendo il vero Modena in semifinale. Proprio quell’atto conclusivo contro Piacenza rimane l’occasione persa per dare un “titulo” alla stagione, anche se obiettivamente battere la Rebecchi di quest’anno è impresa proibitiva. Chi ora è profondamente deluso deve quindi dare la colpa alle ragazze e al loro terzo posto che ha generato illusioni e aspettative superiori a quanto la logica suggeriva: dopo il successo con Modena del 2 aprile già si festeggiava per aver evitato l’incrocio con Piacenza in semifinale, immaginando la trasferta al PalaVerde di Conegliano, dimenticandosi che prima c’era un quarto di finale…

AUTOCRITICA ROSSOBLU’ – Quindi occorre grande attenzione nel gettare fango o criticare esageratamente la squadra per due partite sbagliate. Le stesse ragazze l’anno ammesso, hanno commesso errori, hanno approcciato male il doppio confronto, si sono disunite, è mancata la grinta, non hanno giocato da Foppa. Ma ricordiamoci che Melandri e Loda sono esordienti in A1 e Sylla l’anno scorso giocava in serie D. Diouf ha fatto quello che ha potuto e non aveva di fatto una vera alternativa per farla rifiatare (Brown avrebbe fatto ancora comodo, Klisura non si è dimostrata all’altezza), Blagojevic è una guerriera e lavora molto in seconda linea ma non è Piccinini e Stufi era al primo anno da titolare in una squadra che lotta per le posizioni di media o alta classifica. Aggiungiamoci che Folie ha convissuto per tutta la stagione con dei problemi ad una spalla, stringendo spesso i denti per esserci. Insomma il gruppo c’è e su molte di queste ragazze si può investire, iniziando dal capitano Merlo che è stata la migliore per rendimento e atteggiamento per tutta la stagione. Dove si dovrà senz’altro intervenire è in palleggio. Smutna viene da un altro campionato di livello più basso e doveva fare la riserva, si è trovata in campo e ha fatto quello che ha potuto. Il problema è stato il rendimento di Weiss, non all’altezza della passata stagione nei primi mesi e poi spedita in panchina da Lavarini da febbraio in avanti (dal ko di Novara per la precisione) con pochissime opportunità per riprendersi il posto. La Foppa non ha perso a Busto per colpa di Smutna sia chiaro, ma in quel ruolo così delicato i nodi sono già venuti al pettine in modo eclatante.

CRISI ECONOMICA – E grande rispetto ci vuole anche per la proprietà che da anni si sforza nonostante la crisi economica di allestire una squadra competitiva con poche risorse rispetto alla concorrenza. Una società che quotidianamente fa i conti con un impianto di gioco inadeguato in una città che a volte sembra quasi ostile nei confronti di una squadra che per anni è stata un fiore all’occhiello e ha fatto parlare di Bergamo in Europa. Il dg Panzetti, riconosciuto come uno dei migliori, si muove sempre con intelligenza sul mercato andando a pescare atlete dal futuro assicurato. Il problema non è il suo occhio ma il portafoglio e la capacità di tenerle in organico una volta "esplose". Arrighetti, Signorile, Bosetti, Vasileva, Ruseva, Ortolani sono solo alcune delle campionesse che sono passate o sono state lanciate nel grande volley dalla Foppapedretti e almeno altrettante potremmo citarne tra quelle che costituiscono oggi l’organico. Ripartiamo da qui. Ritoccare, perfezionare, non distruggere. Da queste giovani si può trarre molto in futuro e per fare in modo che questa stagione rappresenti davvero l’ "anno zero" sarà necessario non farsi prendere dalla smania di cambiare solo per aver mancato una semifinale, intervenendo invece intelligentemente dove sono stati commessi errori (vice-Diouf e palleggio in primis). E cercando ovviamente, compatibilmente con le finanze, di non vendere i pezzi pregiati. Il tutto ripartendo da una certezza che poche società in Italia possono vantare: una tifoseria corretta e calorosa, che anche a Busto ha applaudito e sostenuto le ragazze in lacrime al termine di una partita persa malamente. Perché non sono certo due partite andate male che possono cancellare vent’anni di storia.

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