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Cgil ai sindacati di base: per tutelare i lavoratori vanno raggiunti accordi fotogallery

La Cgil replica alle proteste dei sindacati di base che lunedì hanno presidiato la sede di Bergamo (leggi) per contestare la "arrendevolezza della Camera del lavoro" in merito alla decisione della cooperativa Hydra di mettere in mobilità 27 dipendenti, facchini all'aeroporto di Orio.

La Cgil replica alle proteste dei sindacati di base che lunedì hanno presidiato la sede di Bergamo (leggi) per contestare la "arrendevolezza della Camera del lavoro" in merito alla decisione della cooperativa Hydra di mettere in mobilità 27 dipendenti, facchini all’aeroporto di Orio.  

Sull’accordo al Consorzio Hydra società cooperativa a.r.l., nel giorno delle critiche rivolte alla Cgil da Usb e soprattutto nel giorno in cui sono state siglate 17 conciliazioni volontarie di non opposizione al licenziamento di altrettanti lavoratori che hanno accettato l’incentivo all’esodo, tornano a fare alcune considerazioni i sindacalisti della Cgil che hanno portato fino in fondo la trattativa.

Ricordiamo che la società cooperativa che si occupa del trasporto pesante all’interno dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, aveva aperto una procedura di mobilità per 27 lavoratori il 5 marzo scorso.

Hydra aveva ottenuto l’affidamento temporaneo del servizio da parte della società Siram (che gestisce tutti gli appalti interni) a partire dal 1° ottobre 2013 e, a novembre, si era poi aggiudicato l’appalto di tre anni, per il quale aveva anche assunto personale.

Ad essere coinvolti negli esuberi sono i lavoratori che si occupano del trasporto di carichi di varia natura, dal cibo, ai rifiuti in arrivo da sale operatorie e reparti, dalla biancheria, al materiale sterile, a farmaci e dispositivi medici.

Per ridurre l’impatto dei tagli, il 4 aprile, tra azienda e Filcams-Cgil, è stato raggiunto un accordo in cui si favorisce la mobilità volontaria scaglionata in modo da consentire ai lavoratori che al momento non abbiano la copertura necessaria per accedere all’Aspi di raggiungerla nei prossimi mesi con garanzie retributive e contributive fino alla cessazione del rapporto di lavoro.

L’ipotesi d’intesa era stata raggiunta il 28 marzo, poi sottoposta al parere dei lavoratori che l’hanno approvata. “E’ falso sostenere che la trattativa sia stata condotta in fretta visto che l’azienda ci aveva annunciato una trentina di esuberi già prima di Natale” dicono Anna Bertoli della Filcams Cgil e Marco Sala della Filt Cgil. “In quella fase avevamo chiesto di non aprire subito la procedura di mobilità per licenziamento collettivo per poter tentare la strada del contratto di solidarietà, cioè del lavorare tutti un po’ meno. Quell’ipotesi, sottoposta al voto, è stata tuttavia bocciata dai lavoratori. Dal periodo natalizio al mese di marzo, poi, abbiamo svolto quattro assemblee coi lavoratori per aggiornali al termine di altrettanti incontri con l’azienda. Una delle nostre preoccupazioni stava nel fatto che per alcuni lavoratori non c’era la copertura degli ammortizzatori sociali, dunque Hydra ha accettato di prendere tempo e di non licenziare subito ad inizio anno. Dobbiamo anche sottolineare che da gennaio tutti i dipendenti hanno lavorato di meno e che, grazie ad alcuni accordi raggiunti, la Hydra ha garantito che pagherà le minori ore lavorate come ore da contratto, dunque saranno pagati compensi e contributi per ore in effetti non svolte. Ad un certo punto della trattativa l’azienda ha tuttavia aperto la procedura, non riuscendo più a sostenere la situazione. A quel punto, abbiamo puntato sulla volontarietà incentivata degli esodi. Oggi abbiamo firmato 17 conciliazioni volontarie con incentivo. A chi ci critica vogliamo ricordare che, per tutelare i lavoratori, occorre raggiungere gli accordi, altrimenti i lavoratori rimangono da soli, con la loro lettera di licenziamento in mano”.

Dopo essersi aggiudicato l’appalto a novembre, già a dicembre il Consorzio Hydra aveva informato la Filcams Cgil di voler aprire la procedura di mobilità per 30 dei 47 dipendenti.

A partire dal 1° gennaio 2014, infatti, all’ospedale Papa Giovanni XXIII sarebbe entrato in funzione un sistema automatico di trasporto di cui, sostiene il Consorzio Hydra, non era stata data informazione né rispetto ai tempi né rispetto al funzionamento. L’introduzione del nuovo sistema ha, nei fatti, condotto ad una riduzione delle ore lavorative di circa il 60%, come la committente Siram ha confermato.

Nell’intesa siglata il 4 aprile sono previsti alcuni incentivi all’esodo: fino al 15 aprile di 5.000 euro, dal 16 al 30 aprile di 3.000 euro, dal 1° al 31 maggio di 2.000 e dal 1° al 30 giugno di 1.000 euro. “L’incentivo è esteso a tutti i dipendenti Hydra” continua Bertoli. “Si è concordato, inoltre, il diritto alla riassunzione sia presso l’ospedale Papa Giovanni XXIII che in altri appalti gestiti da Hydra in alternativa a nuove assunzioni. Inoltre, la Filcams aveva chiesto il passaggio di livello di inquadramento professionale per 92 lavoratori. Su questo tema è stato fatto un accordo che prevede l’inquadramento al livello superiore 6S dal 1° aprile 2014 per tutti i 92 lavoratori inquadrati al livello 6J e il pagamento degli arretrati dalla data di assunzione fino al 31 marzo 2014 per un valore di circa 100 euro lordi mensili”.

Commenti

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  1. Scritto da mario59

    Purtroppo la CGIL sta prendendo una brutta piega…da sindacato dei lavoratori, sta diventando uno strumento ad uso delle aziende per rendere sempre più precari i posti di lavoro…in pratica sta seguendo la strada più comoda, come fanno da tempo CISL e UIL

  2. Scritto da Gaziantep

    CGIL non risponde alla domanda principale: perchè non ha chiesto il parere dei lavoratori facendo approvare in fretta e furia l’accordo in una pseudo assemblea che vedeva la presenza di pochissime persone? Inoltre, dato che la maggioranza degli iscritti ce l’ha USB e non la CGIL perchè ha firmato? I lavoratori quell’accordo non lo vogliono eppure CGIL ha firmato lo stesso. Burocrati collusi

  3. Scritto da leo cat

    Alla fine, qual’è il risultato di questo “buon” accordo? Elemosine assistenziali in luogo di lavoro retribuito. Non è così che si difende l’art. 1 della Costituzione. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, non sull’assistenzialismo, sulla cassa in deroga, sul lavoro precario, che non consente nessun progetto di vita. Questi confondono flessibilità con precarietà e la gente ne paga il prezzo.