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Cassa integrazione Bergamo in controtendenza -12,4% grazie alla ripresa

I dati degli ultimi mesi sul ricorso alla cassa integrazione vedono la provincia di Bergamo in controtendenza rispetto alle altre lombarde: complessivamente è stata infatti registrata una riduzione del 12,4%.

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Non accenna a diminuire, in Lombardia e in provincia di Bergamo, il ricorso alle casse integrazione, nonostante un primo segnale positivo di ripresa della produzione industriale: l’andamento del ricorso agli ammortizzatori sociali presenta comunque un panorama contraddittorio.

In Lombardia emerge un incremento significativo delle richieste effettuate pari al 17,7% delle ore, con un aumento in particolare del ricorso alla cassa straordinaria.

A Bergamo il dato vede una riduzione sostanziale del ricorso alla CIGS nel primo trimestre 2014 sul 4° trimestre 2013 pari al 67% , un incremento del 26% del ricorso alla cassa in deroga alla quale ricorrono meno aziende medio grandi e sempre più le imprese artigiane, un calo del ricorso alla cassa ordinaria. Complessivamente a Bergamo il ricorso alla cassa integrazione vede una riduzione del 12,4%, dato sostanzialmente fra i migliori delle province lombarde.

Come ulteriore indicazione del permanere delle difficoltà di tenuta occupazionale va registrato il numero delle persone poste in mobilità nei primi tre mesi dell’anno; 336 a gennaio, 242 a febbraio, 373 a marzo, ai quali vanno purtroppo aggiunti coloro che hanno perso il posto di lavoro e non rientrano nella mobilità definita dalla legge 223.

“La situazione – sottolinea Giacomo Meloni, della segreteria CISL di Bergamo – rimane preoccupante. Come chiediamo da tempo, vanno messi in atto efficaci politiche attive del lavoro e tutti gli strumenti atti a salvaguardare i posti di lavoro, a partire dai contratti di solidarietà, di cui possono beneficiare dal 31 marzo anche i lavoratori delle imprese artigiane, supportati da adeguati investimenti che il Governo deve approvare in tempi rapidi, sia per la solidarietà che la per la ‘deroga’, in quanto l’efficienza dei conti pubblici e la riduzione del debito pubblico non può passare da una riduzione delle tutele per chi sta perdendo o ha perso il posto di lavoro”.

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