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Quando i Perolari “scoprirono” i fazzoletti e poi l’intimo maschile

All’Ateneo di Scienze Lettere e Arti ripercorsa la storia centenaria del’azienda oggi leader nell’intimo maschile Perofil.

Oggi muscolosi modelli occhieggiano dalle pagine pubblicitarie sulla grande stampa nazionale, cento anni fa cominciava il primo commercio dei fazzoletti per il naso, quasi un’eresia in un mondo segnato dalla tradizione, dove predominavano spartani ritagli di stoffa ricavati dalle lenzuola. Protagonista la stessa impresa, la Perolari, oggi Perofil, che ha chiuso il primo ciclo dell’Ateneo di Scienze Lettere e Arti dedicato alle aziende che hanno attraversato la storia, iniziative di apertura del progetto legato all’anniversario dello scoppio della Grande Guerra.

Storia del costume, storia familiare e storia politica si sono strettamente intrecciate nel racconto di Giorgio Perolari, nipote del fondatore Francesco, che nel 1910 aveva costituito una ditta individuale specializzata in fazzoletti, dopo essersi fatto le ossa al Cotonificio Bergamasco di Ponte Nossa, poi Cantoni.

Emblematico il marchio scelto, “Skiatore”, che la diceva lunga sulle passioni dello sportivissimo Francesco, fondatore nel 1901 dello Sci Club di Ponte Nossa, il secondo in Italia, e più avanti presidente del Cai di Bergamo, creatore anche della prima scuola estiva di sci al Livrio. Oggi i fazzoletti Skiatore ci sono ancora e fronteggiano come possono i poco ecologici e certamente meno eleganti quadrati in cellulosa, ma il “core business” è altrove, nell’intimo uomo e pigiameria, a cui si aggiungono, come ha spiegato Alberto Perolari, amministratori delegato, il recente ingresso nell’home wear maschile e nella lingerie femminile di alta gamma, grazie all’acquisizione della italiana Luna di Seta.

Altro cambio epocale, il tramonto repentino della sottoveste, che il ’68 e la minigonna spazzarono via nel giro di pochissimi anni, provocando un brusco cambio di rotta della Perolari, che si affacciò al poco esplorato intimo maschile. Fiuto, senso degli affari, velocità di reazione, capacità di anticipare i tempi si uniscono a un senso dello stato altissimo del fondatore Francesco, che nella Prima Guerra mondiale, quarantenne e padre di cinque figli, fu volontario alpino.

“Sono nemico della guerra – spiegava in una lettera alla moglie – ma sento di dovere mettere la patria sopra tutto”. Dichiaratamente antifascista, dovette lasciare per questo motivo la presidenza del Cai. Il figlio Aldo venne portato nel carcere di Sant’Agata durante l’occupazione nazista, mentre alla fine della guerra Francesco, non invischiato con il regime, fu anche commissario straordinario dell’Italcementi. Nel frattempo l’azienda, che, dopo vari traslochi era giunta negli anni ’60 nell’attuale area di via Zanica, si era sempre più articolata come una vera e propria impresa industriale: nel 1933 era cominciata la produzione di maglieria intima da donna, la tessitura era stata avviata nel ’46 e dopo alcuni anni era arrivata la filatura. Nel 1951 le prime balle di pregiatissimo cotone egiziano avevano varcato la soglia dello stabilimento. Nel 1960 era nato il marchio Perofil, affiancato al classico “Skiatore” e nel 1967 il figlio di Francesco, Aldo, aveva rilevato le quote dei fratelli. Perofil diventa anche il nome dell’azienda, nel 1989. Negli anni ’90 la continue crisi del tessile impongono però un ripensamento e a malincuore comincia il processo contrario con la chiusura dei reparti filatura e tessitura.

“Ho preso una decisione più che sofferta – ha raccontato Giorgio Perolari – perché sapevo di dare un grandissimo dispiacere a mio padre e di dover lasciare a casa persone che avevano lavorato tanti anni con noi, ma i conti non reggevano. Abbiamo cercato di favorire il più possibile i ricollocamenti e ci siamo riorganizzati puntando sempre più alla qualità e concentrandoci sugli aspetti cruciali della filiera”.

E’ di questi ultimi anni, come ha raccontato Alberto, quarta generazione, la collaborazione con i marchi più prestigiosi del made in Italy e l’accordo con Zegna, siglato nel 2006, che ha assegnato a Perofil la licenza mondiale per sviluppo, produzione e distribuzione di una linea underwear, pigiameria e calze di lusso con il marchio del noto gruppo italiano.

Oggi l’azienda esporta in 60 paesi e fattura all’estero il 40% del totale. Significativo anche il legame con la città, ribadito nel 1970 con la donazione di alcuni macchinari agli Ospedali Riuniti che hanno permesso di potenziare il Reparto di Dialisi. Nel 1985 è stato donato lo spartito originale della Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti e nel 1990 il Museo di Scienze Naturale “E. Caffi” ha ricevuto una collezione di Arte Africana. Infine nel 2010 è stato festeggiato il secolo di vita donando delle nuove apparecchiature al Reparto di Nefrologia e Dialisi degli Ospedali Riuniti di Bergamo.

Rossana Pecchi

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