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Movida ovvero, le mutande di un re nudo: Bergamo senza progetti, di’ la tua

Proponiamo il pensiero di Marco Cimmino che, dalle colonne de La Rassegna, interviene sullo spinoso tema della movida e nello specifico quella che interessa Borgo Santa Caterina.

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Proponiamo il pensiero di Marco Cimmino che, dalle colonne de La Rassegna, interviene sullo spinoso tema della movida e nello specifico quella che interessa Borgo Santa Caterina.

di Marco Cimmino

Uno degli esercizi più sterili, in campo dialettico, è quello dei paragoni a pera: si prende un fenomeno, lo si confronta con altri fenomeni che circuitino in campi semantici affini, e si traggono le conclusioni. Dette, per l’appunto, “conclusioni a pera”. Chessò, ad esempio, si prende il problema dell’acqua inquinata in Zambia e si confronta con quello del cromo esavalente nel Bresciano: ci si lamenta del traffico a Napoli e si fanno paragoni con la viabilità di Tampere. Così, senza uno straccio di mediazione logica.

Confesso che, qualche volta, ci sono cascato anch’io, e ne chiedo umilmente venia: un povero giornalista, in fondo, è un essere umano, ancorché di categoria nettamente inferiore alla media, ed attraversa momenti di sbrigativa sempliciottaggine, come tutti. Stavolta, però, non voglio incorrere nell’errore: stavolta si parla di un argomento che, secondo me, merita una riflessione laica e più attenta sul versante psicologico. Mi riferisco alla vessatissima questione delle “movide” e, nello specifico, a quella che interessa Borgo Santa Caterina nei cosiddetti ‘venerdì del Borgo’: materia che, ultimamente, ha suscitato tali e tanti scontri d’opinioni da essere divenuta perfino materia elettorale per i candidati sindaci alle prossime amministrative.

La dirimente causa è presto descritta: da una parte ci sono quelli che vogliono divertirsi, spesso mettendo in difficoltà anche gli esercenti, dall’altra, i cittadini della zona, che vogliono dormire sonni tranquilli. Gli argomenti degli uni e degli altri spaziano dall’ordine pubblico all’etica, dalla dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino alla micro e macroeconomia, dal libertarismo guevariano al sano egoismo del Marco Ranzani. Insomma, a seconda che il commentatore sia un tranquillo impiegato che vuole riposare, un giovanoide con la febbre del venerdì sera, un barista o una monaca carmelitana, scalza oppure calzata, questa “movida” sembra rappresentare il paradiso o l’inferno.

Naturalmente, nella contesa si sprecano i paragoni: chi parla della meraviglia delle “movide” altrui, dalle Ramblas fino ai Graachten, e chi cita a sproposito i quartieri a luci rosse di Amburgo o di Zurigo. Ecco, questo è, a mio modesto parere, il tipico modo di ragionare “a pera”. E, ragionando così, credetemi, non se ne esce.

Cominciamo col dire che, alla base di tutto il problema c’è una semplice questione comportamentale: diremmo quasi un condizionamento. La gente, se non è abituata alla libertà, quando la conquista, quasi sempre eccede: è come se il permesso di fare cose, fino ad allora proibite, desse alla testa. La rivoluzione francese ne è, in un certo senso, la rappresentazione paradigmatica.

Restando a casa nostra, chi di voi conosce la “Fiera di palpacül”? Trattasi di antica tradizione gandinese: una volta all’anno, in occasione della festa- mercato di San Giuseppe, i costumi castigatissimi della ipercattolica cittadina venivano stravolti e i giovanotti avevano licenza di palpare il sedere alle giovanotte che incrociavano per strada. Una specie di Fête des Fous, in versione valligiana. Insomma, semel in anno: si concedeva un giorno di trasgressione in cambio di trecentosessantaquattro giorni di morigerata sottomissione.

La “movida” funziona allo stesso modo: se tu riunisci per strada persone che, nel resto della settimana, del mese o dell’anno non hanno avuto alcuna occasione di stare insieme, bevendo e scherzando, fino a tardi, si comporteranno come bambini lasciati liberi per la prima volta di giocare in strada da soli. Ossia faranno casino.

Si dessero loro dieci, cento diverse possibilità di stare insieme, la cosa diventerebbe normale: l’euforia rientrerebbe, l’orgasmo trasgressivo non avrebbe ragion d’essere. Non sentirebbero più la necessità di sentirsi liberi e fighi starnazzando o ascoltando musica a manetta: non sembrerebbe loro tanto ardito pisciare contro gli altrui portoni né particolarmente cool abbandonare bottigliette dappertutto. Si abituerebbero, insomma, alla libertà. Invece, qui da noi, si va avanti col pane e coi giochi del circo: si preferisce concedere al popolo bue qualche valvola di sfogo, che trattarlo come un’entità senziente. In definitiva, non ci si fida dei cittadini: poi, dato che, quando si lascia loro la briglia sul collo, esagerano sempre, si può dire: vedete? Ve l’avevamo detto! Bergamo è una città stupidamente repressiva, in termini storici.

La tristissima verità è che la “movida”, anzi, che tutte le movide, sono le mutande di un re altrimenti nudo: sono concessioni alla plebe, per non dover affrontare la questione del divertimento di un popolo. Perché a Bergamo si camuffa, a colpi di “movida” una realtà sconsolante: quella di una città il cui centro, nelle sere festive, è terreno di pascolo solo per gli stranieri e per qualche raro ritardatario che rincasa. Non abbiamo locali per il divertimento, non ci sono iniziative culturali, festival di piazza, spettacoli: abbiamo il giuramento della Guardia di Finanza, ma avviene di giorno, di rado e, soprattutto, non diverte nessuno. Siamo una città invivibile, sotto il profilo del benessere nel tempo libero: non abbiamo nemmeno autobus che portino davanti alle piscine, manca gente che suoni dal vivo, non ci sono strutture ricettive dove si possa bere una birra all’aperto e fare due parole, senza essere intronati da musiche a palla e circondati da una folla di ragazzotti in pieno delirio da libera uscita.

E’ questo il problema, non la “movida” del venerdì sera in Santa Caterina: quella, semmai, è la prova di come si cerchi di curare una polmonite con l’aspirina.

Perciò, cari candidati sindaci, vi invito, per una volta, a non dare risposte “a pera” ad una domanda che è sospesa nell’aria da decenni: non incartatevi nel contenzioso “movida” sì o “movida” no, che è un falso problema e che vi porrebbe sullo stesso piano dell’asinello di Buridano. Diteci bello chiaro: avete un progetto a lunga gittata, per quel poco di tempo libero che questa vita schifosa lascia ai nostri poveri concittadini oppure no? Astenersi perditempo.

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Commenti

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  1. Scritto da Federica

    Complimenti per l’attenta disamina del problema.
    articolo perfetto.
    sono d’accordo con Cimmino più divertimento “normale”, più cultura in questa città morta e di conseguenza un numero maggiore di persone senzienti e anche più educate…

  2. Scritto da attilio

    da sempre contrario alle movida del giovedì. Qualcuno si è inventato una formula che incentiva il caos, con la vigilanza dell’autorità locale. Laddove c’è la vera movida ( noi dobbiamo sempre copiare male qualcosa) è una situazione spontanea, con aspetti che tra l’altro ai nostri esercenti non andrebbero bene comunque. Ad esempio il botellon. I ragazzi arrivano tutte le sere che vogliono e non il giovedì di default, con le bevande dai supermarket e via…. Dunque pesiamo le parole!

  3. Scritto da attilio

    Tutto è molto semplice: Bergamo vorrebbe restare in un torpore di una ricchezza facile con tutte le comodità senza pagare nessun dazio…. La modernità costa qualcosa. Il primo costo è l’impegno che tutti devono metterci nell’essere educati. Siamo maleducati e basta. Nel resto del mondo i luoghi ove si vive bene e ci si diverte sono quelli popolati da gente educata.

  4. Scritto da Stefano Magnone

    Il progetto c’è, il programma è pronto. Si tratta di mettere insieme le associazioni, i gruppi organizzati, i cittadini partecipi. Questo è il ruolo di una amministrazione, quello di fare rete, di costruire l’impalcatura su cui costruire la partecipazione. Questo consente alle persone di conoscere e conoscersi nelle piazze, sulle strade, negli angoli della città con la musica, la cultura, il teatro, tutte le arti. Esattamente il contrario di quello visto finora. BERGAMO CAMBIA PASSO!

  5. Scritto da Martina

    Io penso che l’intenzione del giornalista di fare divertire il lettore non sia andata a buon fine, non mi piace per niente l’articolo. Degno di studio aperto in versione cartacea!

    1. Scritto da Marco Cimmino

      Io penso che l’intenzione del giornalista non fosse per niente quella di far divertire il lettore, sibbene di farlo riflettere. Che l’articolo possa non piacere dipende dall’incapacita’ di chi lo scrive, che possa essere integralmente frainteso, invece, dipende anche da altri fattori, per i quali il povero giornalista e’ del tutto incolpevole…Studio Aperto? Magari: sarebbero bei soldi!

      1. Scritto da Greta

        “Studio Aperto? magari: sarebbero bei soldi!” gave me cancer.
        Battuta veramente fuori luogo, contando il fatto che a Studio aperto, oltre a far notizie “con i piedi”, il programma è rivolto ad una fascia”intelletuale” più bassa… quindi sperare di lavorare per studio aperto è come sperare di fare la letterina a Passaparola: una mente vuoto in mezzo a mille parole.
        Detto ciò, per lo meno ti do ragione sul fatto che non vuole far divertire il lettore, ma ridicolizza l’articolo stesso.

  6. Scritto da Bigio Milesi

    Comodo puntare il ditino seduti in un altro quartiere con la tastiera off limits come complice. Di quel che pensano le parti non frega niente agli specialisti della saccenteria organizzata: l’importante, per loro, è avere la penna libera e il consiglio ex cathedra a fior di labbra rivolto a tutti, politici cittadini in primis. E quell’uso della prima persona, poi. Della serie, io, io, io… e gli altri, che devono leggermi e imparare. Ma sta’ a ca’ a fà la calsa

    1. Scritto da Marco Cimmino

      Vuole che le presti, la tastiera, Milesi? Magari le passa il travaso di bile e, anche sul piano narcissico, le migliora l’autostima. So dre a fa la calsa prope adess, pero’ a bel ase: se comode….

  7. Scritto da G.Comi

    La diciamo tutta? S. Caterina è la conseguenza abnorme, un fenomeno sfuggito di controllo del conformismo e dell provincialismo di questa città! Mi spiego: quando per decenni comprimi forzosamente il desiderio di evasione e divertimento impedendo di far musica dal vivo (perché il vicinato si lamenta), di aprire locali notturni (peccaminosi), di organizzare eventi che non siano benedetti (…) poi inevitabilmente la cosa ti scoppia tra le mani come una pentola a pressione!

  8. Scritto da Luigi

    Al giovanoide con la febbre del venerdì sera ho riso. Giovanoide, un mix di giovane e…

  9. Scritto da MAURIZIO

    Dire che, a differenza dell’Italia, l’amm. pubblica dello stato europeo europeo X è democratica non è un ragionamento a pera. Lo Stato italiano, guidato da persone oneste, potrebbe agire come lo Strato X. Quindi, eliminare in toto il ragionamento a pera significa legittimare uno Stato che non vuole deliberatamente fare il suo mestiere almeno a un livello sufficiente e condannarsi alla ripetizione.

  10. Scritto da MAURIZIO

    Caro Marco Cimmino, il paragone a pera è del tutto sbagliato quando si vogliono confrontare due società molto diverse allo scopo di volerne illusoriamente cambiare una sul modello dell’altra. E’ del tutto sensato dire che la movida c’è dove la gente la vuole. Tuttavia, Il paragone a pera è spesso corretto. Dire che, a differenza dell’Italia, lo Stato europeo X rispetta i suoi cittadini è un paragone sì a pera, ma che viene a fagiolo. Dimostra che è ancora possibile vivere liberi.

  11. Scritto da Arnold Attard

    Fino ad oggi I progetti a Bergamo gli hanno fatti i Veneti con le Mura venete, San Bernardino da Siena con Le Grazie, e i romani del ventennio con il centro Piacentiniano. I Bergamaschi più che litigare, chiaccherare e intascare soldi non mi sembra abbiamo fatto molto!

  12. Scritto da Vikingo62

    La maggior parte dei frequentatori di queste “movide” sono poco più che adolescenti educati da famiglie e un sistema scolastico dove tutto è permesso e guai a porre limiti. Questi ragazzi sono degni figli di padri che spesso se la prendono con il vigile perché loro figlio è passato col rosso e ha preso la multa ! Per cui lascerei da parte il filosofeggiare giornalistico e lavorerei su un tema concreto: l’educazione dei nostri figli.

    1. Scritto da Elena

      Concordo pienamente, hai capito il problema. Non è il divertimento che crea problemi è la maleducazione e l’ignoranza delle regole delle persone sia giovani che meno giovani che partecipano a questa movida.

      1. Scritto da ab

        concordo con lei, è la maleducazione delle persone che fa degenerare le situazioni e non solo dei giovani. cosa vogliamo dire dei proprietari di cani che non usano il sacchettino raccogli…. o l’immondizia lasciata per strada? ci sta tutto movida o non movida se tutti fossimo più civili gli uni verso gli altri potremmo divertirci senza trasformare il quartiere in una bolgia dantesca. io vivo in borgo da 12 anni e la trasformazione in peggio è palpabile a tutti i livelli

  13. Scritto da provocatore

    ai bigotti della città morta non interessano i giovani ma solo i funerali

    1. Scritto da Elena

      Tu sicuramente non sarai un bigotto da come scrivi …… ma per fortuna non capisci il senso di quello che hai scritto ….. Siamo messi bene se la pensano in tanti come te :::

  14. Scritto da Stefano

    Lucido ed oggettivo..altrimenti dette , parole sante.

  15. Scritto da Barba

    Non è mai venuto in mente a nessuno che, forse, se nelle altre città di movidanti gaudenti ci si diverte un botto e a Bergamo no la “colpa” è del bergamasco tipo che non sa divertirsi o, tutto sommato, preferisce fare altro? Detto fra noi una città può essere bella e vivibile anche senza movida, anzi senz’altro borgo Santa Caterina è più bella come borgo che come orinatoio o discarica di bottigliette di birra.

    1. Scritto da tom

      non ti e’ mai balenato alla mente che senza vita borgo santa caterina fa la fine di quarenghi e di borgo palazzo? dopo voglio vedere cosa rimane del borgo sono le attivita’ a tenere alto l’interesse dei possibili inquilini di conseguenza il prestigio ,se qua in borgo non rimane nulla una volta che vengono a mancare gli anziani abitanti qua non ci viene nessuno , ti dico che molti palazzi si sono ripuliti di balordi anche grazie alla movida e alle richieste dei giovani di venire ad abitarci.

      1. Scritto da Barba

        Senza offesa ma Quarenghi e Borgo Palazzo c’è molta più vita che in Santa Caterina. Sulla qualità forse possiamo discutere ma se devo scegliere tra un kebab e un giovane bergamasco che piscia per strada e lancia la bottiglia di birra rotta nel primo portone, scelgo a priori il primo. Il borgo, come ogni quartiere, si ravviva con politiche ad ampio respiro: botteghe, attività, case distribuite in modo intelligente, tenendo presente che c’è anche chi la mattina lavora e la sera dorme.

  16. Scritto da Gianca

    Sante, santissime parole. Solo una piccola precisazione, detta da uno che suona da anni e ci “prova” sempre: non è la musica dal vivo che manca, non sono le band (delle quali la scena bergamasca è particolarmente ricca) a mancare, anzi, sono le occasioni. Spesso chi deve organizzare esibizioni di musica dal vivo viene terrorizzato da step burocratici e balzelli alto-medioevali/mafiosi che si trova a dover affrontare. Meno Atalanta e più vita in città farebbe bene a tutti.

  17. Scritto da Mauro

    Mettiamoci dentro anche le istituzionali “movide” del giovedì.

    1. Scritto da ct

      ma se ci mette le movide del giovedì, quelle del venerdì, ,il solito sabato sera e la partita la domenica.. il discorso di cimmino cade!