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Dai Musei Vaticani sarcofago paleocristiano esposto in cattedrale

Si è inaugurata venerdì 11 aprile, al Museo della Cattedrale (Città Alta) l'esposizione di un importante sarcofago paleocristiano proveniente dalle collezioni dei Musei Vaticani.

L’evento, che ha fatto il pieno di pubblico, ha visto gli interventi di don Giuliano Zanchi segretario generale della Fondazione Bernareggi, Silvio Albini neo-presidente della Fondazione, Antonio Paolucci direttore dei Musei Vaticani, Umberto Utro curatore del reparto di Antichità cristiane dei Musei Vaticani, Alessandro Vella del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana. Il prestito, di altissimo valore archeologico e storico, è frutto dell’amicizia tra il Museo Bernareggi e i Musei Vaticani come hanno tenuto a sottolineare gli intervenuti ed è il primo capitolo di una serie di ospitate che si susseguiranno annualmente. Si tratta di un fronte di sarcofago di grande impatto visivo (la cassa è stata staccata) che testimonia lo stato dell’arte paleocristiana all’inizio degli anni Venti del Trecento, a ridosso dell’editto di Milano di Costantino.

Proveniente dalla Basilica di San Sebastiano affacciata sulla via Appia – la "regina viarum" che segna nel profondo la storia del cristianesimo delle origini – il pezzo, documentato e molto stimato nei secoli, è entrato a far parte dal XIX secolo delle raccolte pontificie e il suo trasferimento temporaneo nei sotterranei della Cattedrale di Bergamo (tutt’altro che facile data la peculiare conformazione delle camere sepolcrali disegnate da Carlo Fontana nei Seicento) lo vede collocato di fronte alla lastra tombale quattrocentesca del vescovo Giovanni Bucelleni, in un dialogo millenario sul tema cristiano della vita post mortem. Impaginata su due registri, la narrazione di episodi miracolosi tratti dall’Antico e dal Nuovo Testamento si sussegue senza soluzione di continuità in sedici scene che dalla consegna ad Adamo ed Eva dei simboli del lavoro porta fino alle storie apocrife di Pietro (l’arresto e il battesimo dei carcerieri) passando attraverso i miracoli di Gesù ed altri episodi biblici.

In posizione centrale, la conchiglia con i ritratti – più volte scalpellati e riadattati in epoca medievale e moderna per successivi riutilizzi – dei coniugi committenti della sepoltura e, sotto di loro, la storia di Giona sopravvissuto al mostro marino e riemerso dopo tre giorni, evidente prefigurazione della Resurrezione di Cristo. Il sonno dei due defunti è così vegliato da episodi propizi che promettono la salvezza eterna, con qualche rimando stilistico alla tradizione della scultura ellenistica e romana ma all’insegna di un’iconografia catechetica incentrata su temi salvifici e simboli escatologici.

Il bel plasticismo delle superfici e l’ottimo stato di conservazione (nonostante gli inevitabili rifacimenti e ritocchi apportati fino al Settecento – alcuni rilevabili a vista, altri documentati in catalogo) contribuiscono all’interesse di questo documento archeologico, il cui programma iconografico è particolarmente appropriato alla riflessione sul mistero pasquale. L’importanza del dialogo tra l’arte antica e la contemporaneità, tra le testimonianze della nostra antichità e i contenitori storici come il Museo della Cattedrale di Bergamo, è stata sottolineata da Antonio Paolucci che si è detto colpito ancora una volta dal patrimonio di bellezza e storia della terra bergamasca. Questa sera, 12 aprile, sono previste visite guidate al sarcofago (ingresso 3 euro) a partire dalle 19 fino alle 22, a intervalli di circa 20 minuti.

Per informazioni tel. 035248772. La mostra prosegue comunque fino al 29 giugno.

Stefania Burnelli

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