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Automha e Plastik, casi scuola per espandersi all’estero fotogallery

Le due aziende protagoniste del primo dei sei incontri di Confindustria Bergamo dedicati all'internazionalizzazione.

Il mercato domestico è asfittico e senza prospettive, la soluzione, quasi obbligata, è guardare all’estero. Aziende di tutte le dimensioni si stanno ormai abituando a pensare oltre frontiera . Per fare il punto su tutti gli aspetti di questo processo Confindustria Bergamo, attraverso Punto Finanziario, ha proposto un nuovo ciclo di incontri di approfondimento, coordinati da Antonio Di Meo, esperto in pagamenti e garanzie internazionali: in tutto sei seminari da aprile ad ottobre per suggerire alle imprese strumenti operativi e strategie per poter essere presenti all’estero a vari livelli.

“Il commercio internazionale è il fattore dominante della crescita – ha sottolineato Stefano Cofini, responsabile Ufficio Studi di Confindustria Bergamo, nel primo incontro – ma i prezzi tendenziali sono in calo. Di qui la necessità di acquistare bene all’estero, valorizzare e rivendere meglio. A Bergamo le imprese lo hanno capito: dal 2008 il valore aggiunto dell’industria è aumentato di 12 punti percentuali, frutto dell’internazionalizzazione, delle filiere, che non devono assolutamente impoverirsi, e della capacità di acquisto”.

Positivo anche il dato della quota degli occupati nelle industrie ad alta o medio-alta tecnologia, che dal 2001 al 2011 è aumentato a Bergamo, mentre è diminuito in Lombardia e in Italia.

Stefano Gorissen, economista di Sace, società della Cassa depositi e prestiti, ha presentato le previsioni per il triennio, che ipotizzano una buona richiesta di beni di investimento (+8,4%), anche se le turbolenze in Russia e Turchia potrebbero modificare in peggio gli scenari.

Fra i Paesi di sbocco, non vanno dimenticati Usa e Giappone, anche se saranno gli emergenti a fare la parte del leone. Sace, che aprirà un Infopoint a Confindustria Bergamo, si propone oggi come punto di riferimento con soluzioni su misura anche per chi non ha un portafoglio ben costituito su un singolo paese. Un caso eccellente di internazionalizzazione è stato delineato da Luca Spada, responsabile amministrativo e finanziario del Gruppo Plastik spa, di Albano Sant’Alessandro, che ha fatto il punto sull’insediamento in Tunisia, dove vengono prodotti semi-lavorati per il settore igienico-sanitario per tutto il mercato del Maghreb.

L’iter è stato particolarmente lungo, anche a causa delle turbolenze politiche, nonché di un impianto burocratico che batte di gran lunga quello italiano.

“Ma i costi di energia elettrica sono poco meno della metà e il personale costa un terzo. A parte questo si trattava di un mercato importante con prospettive di crescita legate alla presenza della Procter & Gamble, colosso del settore e principale punto di riferimento per la Plastik”.

La fortissima spinta all’internazionalizzazione ha cambiato in pochissimi anni il volto di Automha, come ha raccontato Roberta Togni, marketing & contracts manager, che nel 2008 esportava il 10% e oggi il 70%, con previsioni per quest’anno dell’85%. Un’azienda veramente globale dove tutti, dal magazziniere in su, parlano inglese.

Automha, 45 addetti, che realizza soluzioni per la gestione automatica dei magazzini, sta costruendo in Belgio il più grande magazzino al mondo del tessile. Fra i suoi clienti Ferrero e Prada, Coca Cola. Grazie all’acquisizione di un concorrente in Canada potrà ora coprire l’intero mercato americano oltre ad essere presente in varie modalità in Cina, India e Africa. Tutta la produzione resterà però in Italia e sono previste quindi anche nuove assunzioni. Il fatturato stimato per il 2014 è di 17,5 milioni, con u più 40% rispetto al 2013. La scelta di puntare sull’estero ai è accompagnata a quella di compiere uno sforzo costante in ricerca e sviluppo, in cui viene investito circa il 3% del fatturato ogni anno.

“I nostri impianti sono molto costosi – ha spiegato Roberta Togni – hanno un ritorno di investimento molto lungo, non potevano rimanere concentrati solamente sull’Italia perché il mercato era troppo piccolo”.

Le fiere specializzate sono state un’occasione importante di visibilità, ma rappresentano anche un grosso investimento, visto che in genere prevedono imponenti installazioni dimostrative. Fondamentale anche la presenza nei portali tecnologici. Ora si profila un rafforzamento della sua presenza nel mercato africano, grazie ad una joint-venture in Tunisia. L’azienda di Azzano San Paolo ha acquisito infatti una parte delle quote societarie della Global Packaging solution and trading con sede a Tunisi, realtà molto conosciuta nel settore del beverage, delle macchine e linee per l’imbottigliamento e la consulenza nell’ambito del trattamento acque.

Rossana Pecchi

Commenti

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  1. Scritto da V

    Ma le borse in Plastica,non biodegradabili,non erano state vietate,come mai qualcuno le produce ancora?