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“Tutelare e qualificare le assistenti familiari” Incontro ad Arcene

Venerdì 11 aprile in programma una serata sul tema “Tutelare e qualificare il lavoro di cura delle assistenti familiari”. Nell’occasione si terrà la presentazione del libro "Miei cari figli, vi scrivo" con l'autrice Lilia Bicec e della "Rete territoriale di Sportelli Badanti".

Venerdì 11 aprile alle 20,30 nella sala consiliare del Comune di Arcene Risorsa Sociale Gera d’Adda, in collaborazione con il Comune di Arcene e CIT (Centro per l’Integrazione di Treviglio) presenta una seconda iniziativa dedicata al mondo dell’assistenza familiare e delle badanti.

La serata prevede la presentazione del Progetto SAP (Servizi Alla Persona) e della rete locale di sportelli per l’incrocio fra domanda e offerta di lavoro domestico e la presentazione del libro "Miei cari figli, vi scrivo" alla presenza dell’autrice, la scrittrice moldava Lilia Bicec. Il progetto SAP (Servizi Alla Persona) ha previsto la costruzione di una rete di sportelli finalizzata a favorire l’incrocio fra domanda e offerta di lavoro qualificato di cura familiare. Gli sportelli funzionano come vere e proprie agenzie che forniscono alle famiglie i recapiti di assistenti familiari esperte e qualificate, immediatamente disponibili al lavoro domestico. Sul territorio dell’Ambito di Treviglio sono attualmente 14 gli sportelli attivi.

Nel corso della serata si terrà la presentazione del libro "Miei cari figli, vi scrivo", con l’autrice Lilia Bicec. Un’afermazione-chiave nel volume è “Non ero pronta a partire, ma ho dovuto abbandonare tutto e andarmene”. Lilia, una giornalista moldava di trentacinque anni, una fredda mattina di dicembre decide di gettarsi alle spalle un marito indolente e violento e un paese soffocato dal caos e dalla povertà. Quando arriva in Italia non ha un lavoro né un posto dove stare, ma le strade sono illuminate come «palazzi dei grandi principi» e ovunque si legge la scritta “Buon Natale”. Qui a nessuno importa della sua laurea e della sua istruzione, ma a poco a poco trova lavori e sistemazioni migliori e può fare i documenti per ottenere il permesso di soggiorno. La sua sete di conoscenza è fortissima: vorrebbe saperne di piú della storia e dell’arte italiana, vorrebbe leggere, studiare, ma la sera è cosí stanca da non riuscirci mai. Del resto, lei ha abbandonato da tempo il suo vero mestiere per i detersivi e i canovacci, e la sua vita interiore si è ridotta all’osso, assottigliata, proprio come il suo corpo che smagrisce sotto il peso della fatica e delle corse in bicicletta da un’abitazione all’altra. Non le resta che scrivere. Scrivere ogni volta che può. Scrivere ai suoi adorati bambini rimasti in Moldavia con il padre. Scrivere per sentirli crescere, per sentirli ridere e piangere. Scrivere perché raccontare ai figli la sua vita italiana è l’unica cura per la solitudine. Di pagina in pagina il racconto di Lilia si arricchisce di trame nuove e antiche, di storie del passato – dall’avventuroso esilio siberiano dei suoi nonni durante la Seconda guerra mondiale, alla campagna italiana di Russia di cui apprende da un anziano soldato – e del presente: il pianto di una madre disperata incontrata in treno o la storia di un ragazzo rumeno arrestato per errore. E cosí, il suo racconto si popola di personaggi forti, determinati, alla conquista di un posto nel mondo: uomini, ma soprattutto donne, che come piante senza radici non si sentono piú a casa da nessuna parte e sono tormentate dal dor, la nostalgia che è anche desiderio. “Questa è la mia storia, – dice, – ma anche quella del mio Paese: è la mia tragedia, ma è anche la tragedia di tante altre madri”.

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