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Expo 2015: meno controlli per velocizzare, e il rischio malaffare?

Legalità contro rapidità? Sembra essere questo il dilemma legato al'Expo 2015: lo racconta Fabrizio Gatti sull'Espresso in edicola venerdì 11 aprile.

Legalità contro rapidità? Sembra essere questo il dilemma legato al’Expo 2015: lo racconta Fabrizio Gatti sull’Espresso in edicola venerdì 11 aprile.

C’è una storia segreta per l’Expo. Una storia mai raccontata nelle dichiarazioni pubbliche sul grande evento che dal primo maggio 2015 a Milano deve rilanciare l’immagine dell’Italia nel mondo.  

Da una parte il malaffare di alcune imprese che si sono aggiudicate appalti importanti, le infiltrazioni della ‘ndrangheta e il ritardo di un anno sul programma dei lavori. Dall’altra, l’impegno di un gruppo di funzionari dello Stato che oggi si ritrova di fronte al bivio: difendere la legalità con la conseguenza di rallentare i cantieri e mettere a rischio l’intera manifestazione, oppure snellire le norme antimafia e abbassare la guardia.  

Per non correre il rischio di una pessima figura nazionale, si è scelto di ridurre i controlli: attraverso la modifica del codice nazionale antimafia oppure l’ampliamento dei poteri speciali del commissario unico, Giuseppe Sala, come si faceva con la Protezione civile di Guido Bertolaso.

La discussione, tuttora in corso, ha coinvolto quattro ministri, il presidente della Regione Lombardia, il sindaco di Milano e il capo della Prefettura. "L’Espresso" ha ricostruito sette mesi di riunioni e contatti tra i responsabili delle istituzioni grazie alle testimonianze di quanti erano presenti.

Dal summit del 5 settembre 2013 alla direzione centrale della polizia criminale di Roma, in cui si discute della Mantovani spa che a Milano si è aggiudicata l’appalto più importante di Expo 2015 ma che viene definita in un’ordinanza della magistratura un «gruppo economico criminale». In quella sede il vice capo della polizia viene anche avvertito che qualsiasi provvedimento di interdizione nei confronti della Mantovani spa potrebbe pregiudicare lo svolgimento dell’Expo: proprio perché l’impresa ha vinto il contratto per la struttura principale.

Il giorno dopo a Milano il prefetto di Milano, Francesco Tronca, riunisce la sezione specializzata del "Comitato di coordinamento per l’alta sorveglianza sulle grandi opere per l’Expo 2015". Il prefetto aggiorna i convocati sul numero degli ultimi provvedimenti interdittivi antimafia: una decina di imprese già allontanate o che stanno per essere allontanate dai cantieri.  

Nonostante questo allarme, il prefetto annuncia che il suo ufficio ha manifestato al ministero dell’Interno la necessità di snellire la normativa sui controlli antimafia. Il comitato deve anche valutare le informazioni fornite dalla Direzione nazionale antimafia (Dna) sulla Serenissima holding: la società della potente famiglia Chiarotto di Padova è proprietaria della Mantovani spa e della Fip industriale spa, altra azienda impegnata nei cantieri per le infrastrutture viarie di Expo.

Il procuratore nazionale aggiunto della Dna, Pier Luigi Dell’Osso, spiega che non tutte le notizie possono essere liberate dal segreto ci sono già elementi su cui fondare importanti iniziative da intraprendere in tema di antimafia.

Ma Pietro Baratono, ingegnere e provveditore alle Opere pubbliche di Lombardia e Liguria, che rappresenta il ministero delle Infrastrutture dice chiaro e tondo al prefetto che l’emissione di un eventuale provvedimento interdittivo potrebbe mettere a rischio la realizzazione della manifestazione. Il provveditore alle Opere pubbliche si lamenta anche per il fatto che lo stato di avanzamento dei lavori verificato dai suoi funzionari nei cantieri non corrisponde a quanto ufficialmente dichiarato dalla Expo 2015 spa.  

La richiesta della Prefettura di Milano di snellire le verifiche antimafia viene accolta il 28 ottobre dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano.

Il 13 gennaio 2014 in Prefettura, il Comitato di coordinamento per l’alta sorveglianza sull’Expo decide di semplificare ulteriormente la procedura antimafia sulle imprese estere che lavoreranno nei cantieri.

Il 3 marzo 2014 a Milano nella sede di Expo spa il commissario unico Sala, il sindaco Pisapia e il presidente della Regione Maroni, incontrano quattro ministri del governo Renzi (Maurizio Lupi, Federica Guidi, Dario Franceschini e Maurizio Martina).  

Sala sostiene che l’applicazione del protocollo di legalità sta creando non pochi problemi. Parlando con i suoi più stretti collaboratori, il prefetto prevede che prima o poi la società Expo finirà con l’autorizzare le imprese a entrare nei cantieri senza essere legittimate dalla certificazione antimafia. Per il commissario è una scelta obbligata: o si fa così o le opere non verranno concluse in tempo.

Una soluzione ipotizzata è il modello Bertolaso, con tutti i rischi connessi: un ampliamento dei poteri speciali di deroga riconosciuti a Giuseppe Sala.

L’ipotesi è stata rappresentata da Maroni e Pisapia che nei giorni scorsi si sono incontrati con Sala, il prefetto e il presidente della Provincia, Guido Podestà, per parlarne in segreto.

La necessità del commissario unico di cambiare le regole per completare in tempo i lavori potrebbe essere soddisfatta solo da un decreto legge del governo, ipotizzano in Prefettura. Tema affrontato il 10 marzo a Milano da Maroni, Lupi e Tronca. E che verrà sottoposto al premier Renzi durante la visita nel capoluogo lombardo.

Sala in un’intervista a "l’Espresso" ribadisce che i lavori saranno conclusi in tempo per l’inaugurazione, senza rinunciare ai controlli antimafia. «Ho sempre detto e lo ribadisco che la rapidità dell’affidamento non deve confliggere con la protezione del cantiere da ogni tipo di infiltrazione. Quindi va bene essere rapidi, ma non ci sarà nessuna distrazione».

Servirà un decreto del governo per snellire gli accertamenti antimafia? «Il tema non è questo. È un problema di esecuzione. Occorre fissare delle regole applicabili».  

E’ vero che l’impresa Mantovani, dopo aver vinto l’appalto principale con uno sconto record, vi ha chiesto un adeguamento dei costi per decine di milioni? «Stiamo facendo delle valutazioni. Quello che possiamo dire a oggi è che le riserve sono fondamentalmente legate ai tempi della lavorazione. Dopodiché ci potranno essere altre varianti che dovranno essere approvate dal Cda, nel quale siede un magistrato della Corte dei conti. D’altronde sia la tipologia del cantiere, sia la tempistica sono eccezionali per l’Italia».

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