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Poche ciclabili, servizi ok Ma a Bergamo la bici non decolla

In “Oltre la ciclabile”, l’ultimo studio di Legambiente, Bikeitalia.it e Rete Mobilità nuova sull’uso delle due ruote in città, Bergamo si difende bene sulla presenza di strumenti che dovrebbero favorire l’uso della bici, ma manca il dato sugli spostamenti in bicicletta.

Quello tra Bergamo e le due ruote è un rapporto tra luci e ombre. Lo si evince osservando i dati di “Oltre la ciclabile”, l’ultimo studio di Legambiente, Bikeitalia.it e Rete Mobilità nuova sull’uso delle due ruote in città. Dalla ricerca, infatti, emerge che Bergamo si difende bene per l’indice di ciclabilità, cioè quel numero che, da 0 a 100, misura la capacità dell’amministrazione pubblica di predisporre gli strumenti che dovrebbero favorire l’uso della bici, come cicloparcheggi di scambio, servizio di noleggio o una diffusa segnaletica per le due ruote. Precisamente, per la città orobica la ciclabilità (che non vuol dir il numero di piste ciclabili, bensì di servizi per chi per esempio vuole parcheggiare la due ruote, cambiare tra auto e bici…) risulta essere pari a 59 circa a metà classifica in Lombardia, dopo Brescia e Milano ma prima di Pavia, Cremona e Varese.

Bergamo però non ha fornito il dato sul modal share, ossia l’indicatore inerente la percentuale degli spostamenti non a motore.

Infine, per la disponibilità di piste ciclabili, la classifica vede più avanti Mantova (26), Lodi (26), Cremona (21) e Sondrio (13); indietro Bergamo (9), Varese (7), Como (2), Monza e Lecco (1).

Peraltro Legambiente, Bikeitalia.it e Rete Mobilità nuova sostengono che le città lombarde sono poco a misura di due ruote, nonostante in molti Comuni ci siano piste, piani per la mobilità a pedali, bike sharing, ufficio bici.

Tra i 104 Comuni analizzati, ne sono esempi Brescia e Milano. La prima è una delle città italiane con l’indice di ciclabilità più alto (73) e con il più alto numero di ciclabili, eppure qui solo il 3% degli spostamenti quotidiani sono in bici mentre il 70%, tra le percentuali più alte d’Italia, in auto. E la situazione è simile a Milano: indice di ciclabilità alto (67,65), poche piste (2,09 metri), solo il 4% sono i tragitti in bici mentre il 42% in auto (anche se qui vanno forte i trasporti pubblici che raggiungono quota 38%).

Commenti

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  1. Scritto da Mario

    hanno fatto la ciclabile fino all’inizio di ponteranica passando dietro il Torrente Morla, poi….ci sideve dirigere verso la strada direzione Valle Brembana per poi ritornare sulla ciclabile per Almè, ma non vi siete mai chiesti che quel tratto non collegato è pericolosissimo, specialmente se si pecorre con bambini…Quindi sotto con i lavori che è ora sono anni che tutto qui si è fermato ?

  2. Scritto da usiamo il cervello

    Io uso la bicicletta tutti i giorni, ma si rischia la vita. Auto e moto ne fanno di tutti i colori e i vigili sono tutti in ufficio o a controllare mendicanti e vu cumprà. Se si facessero le corsie preferenzaili riservate ai mezzi pubblici e alle bici vedremmo molta più gente in bicicletta. Purtroppo gli amministratori di Bergamo, anche quelli di sinistra , sono più attenti alle macchine che alle bici (basti vedere la ZTL di via Orio)

  3. Scritto da andy baumwolle

    Chiaro fin che si ammazzano i ciclisti come mosche nessuno si prenderà il rischio (vedi oggi a Nese)
    niente ciclabili, corsie preferenziali o zone dedicate niente ciclisti

  4. Scritto da Barba

    Un piccolo dettaglio che sembra passare inosservato è che le città con alti tassi di ciclabilità sono tutte pianeggianti (Brescia, Lodi, Cremona). A Bergamo ci sono tante salite e discese che limitano l’utilizzo della bicicletta!

    1. Scritto da nico

      a bergamo ci sono tante salite e discese… e ci sono anche fiumi e laghi da attraversare… sotto la barba, ceci? ahah come se le biciclette non avessero i cambi… e poi cosa ci vorrebbe a mettere una stazione del bike-sharing nei pressi della funicolare bassa?

      1. Scritto da Mark

        Invece non é affatto un dato da trascurare quello riportato qua sopra. Le bici hanno i cambi ma chi deve pedalare son esseri umani e a volte voglia di far fatica zero.

        1. Scritto da nico

          si allora non trascuriamolo ma nemmeno non facciamo nulla: se no si potrebbe dire che le bici si usano di più in estate che in inverno e allora le piste ciclabili facciamole a metà… invece è dimostrato che laddove ci sono percorsi adeguati le persone li usano e i fruitori aumentano con ogni condizione meteo e anche se ci sono salite e discese (che è la tipica osservazione di chi mette le mani avanti per dire che non si può intervenire a favore della mobilità ciclabile…)

  5. Scritto da Patrizio

    Si arriverà ad usare la bici di più quando ci sarà più sicurezza, amministratori che non vanno in bicicletta non faranno piste ciclabili perchè non ne capiscono ne il bisogno nemmeno i vantaggi, aumentare la benzina e togliere l’IVA alle biciclette sarebbe un’idea. Ma tutto gira intorno all’auto. Continuiamo a inquinare, i tumori aumentano ma si accorgono i più deboli che sono colpiti. Buona continuazione

  6. Scritto da Paola

    di certo questa amministrazione ha fatto poco o nulla per le bici: si provasse ad andare in stazione in bici, a meno che si provenga da via maj è a proprio rischio e pericolo. idem per la zona di via carducci (quindi tutte le scuole presenti lì e la biblioteca tiraboschi), e per andare al nuovo ospedale (vedi attraversamento carducci, di nuovo). e lì di spazio ce ne sarebbe eccome per pensare a soluzioni ciclabili sicure…

  7. Scritto da nico

    …a Bergamo il bike-sharing (utile e fondamentale per una mobilità alternativa) è gestito malamente senza alcun interesse di migliorare e recepire le indicazioni e i suggerimenti di chi lo usa o lo vorrebbe usare: mi auguro che CECI abbia il buon gusto di non inaugurare stazioni bike-sharing nelle prossime settimane dopo aver osteggiato per 5 anni l’espansione in modo diffuso del servizio (p.s. è già bello che non lo abbia smantellato)