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A un anno dalla morte di Ivan Ruggeri la Dea sogna ancora l’Europa

Il 6 aprile 2013, alle 3 del mattino, l'ex presidente nerazzurro moriva nella sua villa di Monterosso dopo cinque anni di battaglia dolorosa e silenziosa. Ora l'Atalanta può onorare nel migliore dei modi la sua memoria centrando quell'obiettivo che al buon Ivan sfumò tredici anni fa.

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Un anno senza Ivan Ruggeri. Ricorre oggi, 6 aprile 2014, il primo anniversario della morte dell’ex presidente atalantino. Discusso, contestato e amato, Ruggeri è rimasto al timone del club bergamasco dal febbraio del 1994 fino al settembre del 2008, anno in cui fu colpito dall’emorragia cerebrale (era il 16 gennaio) che l’ha costretto nel letto di dolore per cinque lunghi anni, fino alla morte del 6 aprile 2013.

Di lui si ricorda il grande amore per la famiglia e per la società, l’Atalanta B.C., nella quale entrò con le vesti di azionista nel lontano 1977, quando acquistò il 19% del pacchetto dell’imprenditore Nessi. Da allora la sua strada e quella dei nerazzurri sono sempre rimaste unite, nel bene e nel male. Con lui al timone la Dea ha collezionato 4 campionati in cadetteria e 9 nella massima serie. Tra questi, c’è stato anche quello sciagurato della stagione 2001-’02, quella di Comandini, Saudati, Rinaldi e Sala, quella del grande salto verso l’Europa mancato nonostante gli investimenti miliardari del patron. Oggi, tredici anni dopo, l’Atalanta può ancora sognare quella grande piazza grazie alle sei vittorie consecutive che l’hanno portata a ridosso delle posizioni che contano, le prime sei. E, nonostante il brutto ko rimediato col Sassuolo, potrebbe ancora regalare un sorriso al buon Ivan, perché la lotta per l’Europa è tutt’altro che chiusa.

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