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Manifattura Valle Brembana a rischio fallimento? I sindacati: per un cavillo

In fase di richiesta di concordato preventivo, il Tribunale fissa un'udienza il 24 aprile per la valutazione dei presupposti della dichiarazione di fallimento. Il motivo, spiegano Cgil, Cisl e Uil è il pagamento dello stipendio di febbraio a 80 lavoratori su 330 (mentre da 5 mesi nessuno viene pagato), pagamento legata alla richiesta di cassa in deroga.

In piena (e delicata) fase di richiesta di Concordato preventivo per la Manifattura Valle Brembana, a preoccupare i sindacati è la possibilità che il Tribunale di Bergamo decida di portare la storica azienda al fallimento.

Il rischio è più che fondato, soprattutto alla luce del contenuto di una lettera inviata dal Tribunale ai creditori di MVB in cui viene data notizia dell’udienza del 24 aprile per la valutazione dei presupposti della dichiarazione di fallimento.

Dopo aver saputo della lettera, Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uilta-Uil di Bergamo avevano chiesto alla direzione aziendale un incontro urgente, che si è svolto venerdì: “Il 24 febbraio la MVB ha presentato richiesta per l’ammissione alla procedura di Concordato preventivo, il 7 marzo il Tribunale di Bergamo ha concesso 60 giorni alla società per presentare un Piano che sostenga la richiesta” hanno spiegato poco fa Pietro Allieri di tessili Cgil Raffaele Salvatoni di quelli Cisl e Gianluigi Cortinovis dei tessili Uil. “Ora, però, arriva l’accelerazione verso il fallimento, per un motivo paradossale: dalla direzione aziendale abbiamo avuto conferma che la possibilità di fallimento è determinata dal pagamento degli stipendi di febbraio ai circa 80 dipendenti (sui 330 in organico) che hanno lavorato in quel mese. L’azienda ha confermato che la contestazione sollevata dal Tribunale muove proprio dall’erogazione di queste buste paga”.

Nell’incontro azienda e sindacati hanno sottoscritto un verbale congiunto per ribadire al Tribunale che il pagamento degli stipendi, pattuito e formalizzato durante la trattativa per la richiesta di Cassa in deroga (appena scaduta), era condizione indispensabile per proseguire l’attività lavorativa: “Pur rimanendo in arretrato il pagamento di cinque mensilità, volevamo che dall’avvio della cassa chi avesse lavorato venisse pagato. Questo punto era stato formalizzato e tutti ne erano a conoscenza. Per noi risulta assolutamente incomprensibile che, a fronte di una situazione così delicata che coinvolge 330 famiglie della Valle Brembana, si possa valutare di far saltare il banco per un cavillo burocratico che ha portato al pagamento di somme prima o dopo dovute al personale. Non accetteremo in silenzio un fallimento basato su questa motivazione. Ci auguriamo che nell’incontro dell’11 aprile si profilino condizioni nuove che consentano di trovare soluzioni più adeguate nell’interesse dei lavoratori e degli stessi creditori”, concludono i sindacalisti.

Per il prossimo 11 aprile è previsto un nuovo incontro con i rappresentanti dell’azienda e il Commissario giudiziale Tiziano Mazzuccotelli.

Ricordiamo che prima della crisi, che ha investito la Manifattura Valle Brembana a partire dal 2005, i lavoratori di questa storica azienda erano circa 600.

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