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BFM, il direttore: il bello della rassegna? Il pubblico che partecipa e premia

Il direttore artistico Angelo Signorelli del Bergamo Film Meeting traccia un bilancio ragionato della 32esima edizione: “Che soddisfazione la sezione 'Europa: femminile, singolare'. I laboratori hanno occupato spazi privati temporaneamente sfitti, contribuendo a rivitalizzare un centro città che ancora sta patendo per la crisi”. Nel 2015 attenzione al cinema francofono.

A due settimane dalla fine del Bergamo Film Meeting il direttore artistico Angelo Signorelli traccia un bilancio ragionato della 32esima edizione.

Signorelli, prima di tutto una curiosità: si aspettava che a vincere fossero i film indicati dal pubblico? Che pensa del verdetto emesso?

Difficile intercettare le inclinazioni del pubblico. I film premiati penso che dimostrino una spiccata attenzione verso individualità in qualche modo complicate e sofferenti, soggettività che cercano di resistere di fronte a situazioni complesse per chi è debole o immaturo. Sono tutte opere prime, inevitabilmente con qualche momento acerbo, ma tutte pongono domande significative e lo fanno bene. Personalmente mi è molto piaciuto “La Dune” del regista israeliano, l’ho trovato il più compiuto, ma ero sicuro che “Leave to Remain” dell’inglese si sarebbe piazzato. Interessante il primo premio al finlandese Forsstrom dove emerge che anche altre culture – considerate civilmente e socialmente avanzate – hanno problemi profondi. Mi ha sorpreso il mormorio che ha accolto la proclamazione di “Wolf” perché tutti i premiati erano molto vicini e al di sopra del livello 3 di gradimento (su 5, ndr).

Perché non istituire anche una Giuria di esperti?

Perchè sinceramente è difficile da gestire, se si vuole ben fatta, tra imprevisti e disdette all’ultimo minuto, e il verdetto non coincide mai con quello del pubblico che a noi interessa conoscere. Poi perché in questo modo il pubblico assume un ruolo più responsabile, diviene ancora più attento, e questo è utile.

Che cosa le ha dato più soddisfazione di questa 32esima edizione?

La sezione “Europa: femminile, singolare”. Prima di tutto perché è andata aldilà delle aspettative in termini di adesione del pubblico, che l’ha molto seguita. Inizialmente volevamo limitare i contributi per ogni autrice a 5 lungometraggi, poi si è optato per l’opera omnia ed è stato bene. In questo modo tutte e tre – la De Lillo, la Anspach e la Hausner – sono state conosciute nella loro ricchezza; se ne é vista l’evoluzione e apprezzata la consapevolezza. La cosa bella è che poi tutte e tre hanno avuto modo di esprimersi sul cinema durante gli incontri con il pubblico – molto partecipati – e tra di loro si sono conosciute.

Non si conoscevano?

No, né conoscevano reciprocamente i loro lavori che si sono ripromesse di scambiarsi. Questa possibilità di mettere in relazione la varietà, i diversi modi di fare cinema, è il coinvolgimento più ampio che produce il festival e che piace a tutti noi organizzatori. Sono relazioni decisive per la vita dell’associazione e la stessa cosa vale per i registi dei film in concorso, per gli operatori che vengono dall’Italia e dall’estero che entrano in contatto tra di loro e con i giovani che collaborano al BFM (il finlandese Forsstrom è stato “catturato” fino a tarda sera…). Sono esperienze che contano, che già in passato hanno prodotto collaborazioni feconde e che incrementano ogni anno quel patrimonio culturale grazie al quale Bergamo Film Meeting inventa continuamente il proprio futuro.

A proposito di futuro, cosa può anticiparci per la prossima edizione, dal 7 al 15 marzo 2015?

Io mi concentro in genere sulle retrospettive e mi piacerebbe tornare a dare attenzione al cinema francofono che oggi vediamo allargarsi a più realtà. Vedremo.

L’accoglienza favorevole degli spettatori è stata sotto gli occhi di tutti: nell’Auditorium gremito e con la coda che serpeggiava in Piazza della Libertà per nove sere di fila, nella piazza resa vivace dalle accoglienti “bolle” sempre frequentate dove in semplicità si mangiava, si beveva, si leggeva e si chiacchierava con gli autori. Fermiamoci allora a valutare i risultati di scelte organizzative e di gestione che, nel loro complesso, hanno allargato il gradimento e la partecipazione del pubblico. Che cosa vuole sottolineare?

L’aggiunta del Cinema San Marco anche quest’anno si è rivelata vincente, ospitando la rassegna “Visti da vicino”, le repliche dei film in concorso – che hanno decongestionato l’Auditorium ma anche incrementato il numero di persone che hanno seguito questa sezione –, e concretizzando l’opportunità di presentare l’opera completa delle tre registe della sezione “Femminile singolare”, altrimenti impensabile in una sola sala. Anche al Cinema Capitol l’offerta è stata più articolata e aperta a produzioni nuove e più stimolanti per i ragazzi delle scuole. Non vanno dimenticati i laboratori, che hanno occupato spazi privati temporaneamente sfitti, contribuendo a rivitalizzare un centro città che ancora sta patendo per la crisi.

Ecco, sono questi i punti sui quali piace soffermarsi ad Angelo Signorelli, convinto che ogni anno il bilancio è positivo e tutti “guadagniamo” qualcosa – in particolare i cinefili italiani e stranieri e noi bergamaschi in generale – se attraverso il Bergamo Film Meeting, i suoi appuntamenti e le sue pellicole, abbiamo la possibilità di guardare lontano. Pierre-Luc Granjon, con la sua poetica produzione di film d’animazione, e Solveig Anspach, con la sua poliedrica attenzione al femminile, sono solo due delle personalità giunte a Bergamo e presentate con interezza grazie al Film Meeting. Bastano già per attendere con desiderio la prossima edizione.

Paola Suardi

Commenti

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  1. Scritto da Flaminio

    BGFM è una grande realtà che fornisce lustro a Bergamo

  2. Scritto da Filippo

    Confermo: “Le dune” il film migliore della rassegna e non ha avuto alcun premio.

  3. Scritto da Filippo

    Ottima manifestazione il BFM. Certo la sala non è adeguata, scomoda come poche. Bello che il pubblico voti però….c’erano film migliori del vincitore, a mio modesto avviso.