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“A occhi chiusi” Le figure esili di Sara Barbarino

La Galleria Viamoronisedici espone fino al 19 aprile una mostra d'arte grafica di rara suggestione. Si tratta dei disegni, a grafite, china, pennarello e qualche tache d'acquerello di Sara Barbarino, artista bergamasca con la passione per la linea e il talento della sintesi.

La Galleria Viamoronisedici espone fino al 19 aprile una mostra d’arte grafica di rara suggestione. Si tratta dei disegni, a grafite, china, pennarello e qualche tache d’acquerello di Sara Barbarino, artista bergamasca con la passione per la linea e il talento della sintesi.

Alle pareti, in un allestimento minimale in sintonia con il linguaggio dell’autrice, scorrono silhouette svelte, sottili, senz’ombra né peso, figlie della fantasia e della poesia di un’artista capace di captare e annotare in pochi, efficaci tratti i gesti quotidiani e farne degli archetipi universali. Sono figure tutte diverse e irripetibili – quella che strappa fili d’erba per poi lasciarli andare, quella che si lascia attraversare da un’estraneità che la divide, la coppia proiettata in uno slancio equidistante verso il cielo … – ma in comune hanno lo stesso tentativo consapevole di orientarsi nello spazio/tempo attraverso un corpo fragile ma in grado di trasformarsi e riprogettarsi ogni volta per addattarsi o determinare le svolte della vita.

"Disegnare per me è un mezzo per ascoltare", spiega Sara Barbarino, che della realtà di ogni giorno coglie gesti, posture, respiri, slanci, urgenze, paure, per farne micro-narrazioni sospese tra realtà e favola, tra memoria personale e simbolo. Vicina per sua natura al mondo dell’illustrazione, la sua arte parla di immaginazione, di inconscio, di bellezza e acquista forza per sottrazione, eliminando oggetti e forme, e recuperando invece spazio: uno spazio nudo, mentale, spirituale, che l’artista intesse di segrete corrispondenze tra l’io e il cosmo. Non si tratta del vuoto né del caos, è piuttosto un altrove che libera energie, colma le distanze, spalanca interrogativi.

E infatti le sue figure, ridotte a un mero profilo come la mitica linea di Osvaldo Cavandoli o come certe geniali intuizioni di Saul Steinberg, si affacciano su interminati spazi che sembrano in continua espansione, ben oltre i confini del foglio. In un immaginario visivo sempre più veloce e affollato di immagini quale è quello odierno, catturare l’attenzione col disegno non è semplice. Sara Barbarino ci riesce con mezzi minimali e scarni, restituendo valore a uno sguardo interiore, " a occhi chiusi" (da cui il titolo della mostra), che fissa l’essenza di situazioni e sentimenti con l’evidenza di una semplice linea, dal tratto sicuro e dalla poesia inconfondibile.

Orari di apertura: da giovedì a sabato, dalle 16 alle 19.

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