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Gli orrori del Nazismo e l’importanza della cultura con la “ladra di libri”

La giovane Liesel è la protagonista di questa pellicola potenzialmente molto bella che, purtroppo, affronta i temi principali in modo un po' superfluo. Un film comunque promosso, adatto alle famiglie che vogliono insegnare ai più piccoli l'importanza della cultura.

Titolo: Storia di una Ladra di Libri

Regia: Brian Percival

Genere: drammatico

Durata: 125 minuti

Attori: Geoffrey Rush, Emily Watson, Sophie Nélisse, Ben Schnetzer, Nico Liersch, Joachim Paul Assböck, Kirsten Block, Sandra Nedeleff

Voto: 7-

Attualmente in visione: Multisala San Marco

 

Una storia narrata dalla morte in persona non promette certo nulla di buono. In un piccolo paese della Germania di Hitler, Liesel Meminger (interpretata dalla giovane e sensibile Sophie Nélisse), una bambina rimasta ormai sola, abbandonata dalla madre e dal fratellino più piccolo morto durante un lungo viaggio, si ritrova a dover vivere con due estranei, d’ora in poi i suoi nuovi “genitori”. Inizialmente intimorita da Rosa, la nuova “mamma” che la considera solo come un ottimo modo per ottenere un sussidio dallo Stato, riesce comunque ad integrarsi nella famiglia Hubermann grazie ad Hans, che la tratta con ogni riguardo e le insegna addirittura a leggere. La giovane Liesel diventa subito un’accanita lettrice di libri che ruba, o meglio che “prende in prestito”, e crescendo inizia a capire gli orrori che la guerra e il regime nazista stanno portando.

La bambina, immersa in un clima ostile come quello della seconda guerra mondiale e delle persecuzioni degli ebrei, comprende la vera forza e la grande importanza delle parole, grazie agli insegnamenti di Max, un ebreo che Hans e Rosa tengono nascosto dalle SS nella loro cantina. Il film di Brian Percival ci offre una storia molto toccante e altalenante, allegra e simile ad una favola in alcuni passaggi ma spietata e cruda in altri.

Il tema principale, quello cioè della potenza delle parole e della loro forza descrittiva, non viene, purtroppo, pienamente affrontato. Anche se i discorsi tra Max e Liesel sono a volte molto profondi, questa pellicola è più focalizzata sulle avventure della giovane protagonista e sulle nuove amicizie che stringe. La curiosità che porta Liesel a salvare dei libri dalle fiamme di uno dei tanti “roghi” organizzati dai nazisti, la sua voglia di imparare ed essere “altro” rispetto all’oscurantismo del partito di Hitler viene, infatti, solo accennata.

“Storia di una Ladra di Libri” è un film adatto per le famiglie, che però non sfrutta appieno il suo potenziale, complici alcune scene fin troppo dilatate nel tempo o non particolarmente indispensabili. Perfino la morte, che dovrebbe essere il “narratore onnisciente” di questa storia (o almeno lo è nel libro da cui questa pellicola è stata tratta), risulta ai fini della trama inutile e macchinoso.

Nota positiva, invece, per l’interpretazione di Geoffrey Rush, che col personaggio di Hans sembra mirare a vincere il premio di “Migliore Papà dell’Anno; Edizione 1938”.

“Storia di una Ladra di Libri” centra comunque il suo obbiettivo, riuscendo infatti a sensibilizzare gli spettatori riguardo all’importanza della cultura, dei libri e all’uso corretto e magnifico delle parole.

Francesco Parisini

Commenti

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  1. Scritto da julius

    un film bellissimo, un pò melenso in carte occasioni, ma straordinario in tutto

  2. Scritto da Grazia

    Eppure io sono del parere che la voce narrante (morte) è necessaria, con quel suo discreto e pure delicato divenire raffoza la consapevolezza della caducità della vita

  3. Scritto da Serpeggiante

    siamo sicuri che il nazismo/fascismo sia stato definitivamente sconfitto?

  4. Scritto da Serpeggiante

    siamo sicuri che il nazismo/fascismo sia stato definitivamente sconfitto?

    1. Scritto da mario59

      Quello del 3° reich sicuramente è stato fermato e sconfitto, ma l’ideologia dell’orrore continua a covare come brace sotto la cenere, nelle menti malate di chi è convinto di essere parte di una razza superiore…ecco perchè non bisogna commettere l’errore di dimenticare e peggio ancora pensare che sono fatti accaduti tanti anni fa, impossibili da risuccedere ai giorni nostri…guai commettere quel gravissimo errore.

      1. Scritto da Serpeggiante

        .. certo.. secondo me più che altro dietro a certa mentalità, che non è detto sia solo quella politica, si cela una sorta di nazifascimo dei giorni nostri.. Forse ben più peggiore perchè ammantato di ipocrisia!…