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La coscienza di Zeno chiude la stagione di prosa al Donizetti

La messa in scena dell'opera di Italo Svevo, chiude la Stagione di prosa del teatro Donizetti, con un allestimento che vede la regia di Maurizio Scaparro e l’ottima interpretazione di Giuseppe Pambieri.

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Torna in scena La coscienza di Zeno prodotta dal Teatro Carcano di Milano. 

Dall’1 al 6 aprile "La coscienza di Zeno", chiude la Stagione di prosa del teatro Donizetti, con un allestimento che vede la regia di Maurizio Scaparro e l’ottima interpretazione di Giuseppe Pambieri.

Protagonista, nel ruolo di Zeno Cosini, Giuseppe Pambieri, attore tra i più versatili del nostro teatro, che tratteggia il suo personaggio con tocchi insieme ironici e meditativi.

La regia, nitida e elegante, è firmata da uno dei maestri del teatro italiano e internazionale, Maurizio Scaparro, che vince in scioltezza la non facile scommessa di portare sulla scena il capolavoro sveviano, non catalogabile come romanzo d’azione o d’intreccio, bensì libro d’iniziazione e introspezione.

Scaparro fa proprio lo storico adattamento che Tullio Kezich realizzò per il teatro nel 1964, primo interprete, nello stesso anno, Alberto Lionello, seguito nel 1987 da Giulio Bosetti con la regia di Egisto Marcucci e nel 2002 da Massimo Dapporto con la regia di Piero Maccarinelli.

Sullo sfondo di una Trieste cosmopolita e mercantile ma anche crogiolo culturale della Mitteleuropa tra la fine della Belle Époque e la Prima Guerra Mondiale, si svolge la vicenda di Zeno Cosini, che, partendo da una seduta psicanalitica, evoca i momenti salienti della sua vita (la morte del padre, l’amore non ricambiato per una fanciulla, il matrimonio di ripiego con una sorella di lei, la rivalità con il cognato Guido – che muore suicida -, la relazione extraconiugale con Carla).

Fragile e inadeguato di fronte ai cambiamenti della società, pieno di tic e di nevrosi, si dichiara “malato”, ma la sua malattia è tutta di origine psicologica. Di fronte alla vita Zeno riesce però sempre a mantenere un atteggiamento ironico e distaccato (“La vita non è né brutta né bella, ma è originale”) che gli permetterà di capirla meglio e, quindi, di crescere; uomo nuovo in cerca di un modo di essere plausibile in un mondo che sembra sfuggirgli. Sarà lui a dire il bellissimo, inquietante monologo finale sulla ferocia e l’inutilità di quella guerra che di lì a poco avrebbe rivoluzionato tutto.

Pubblicato nel 1923, La coscienza di Zeno abbandona il modulo romantico ottocentesco e, come nel caso di Musil o del pirandelliano Mattia Pascal, di Joyce o di Proust, ai quali pure è stato accostato, introduce l’aspetto tutto novecentesco dell’introspezione.

Dal romanzo narrato da una voce anonima ed estranea al piano della vicenda si passa a una narrazione in prima persona, che non presenta gli avvenimenti nella loro successione cronologica lineare, ma inseriti in un tempo tutto soggettivo che mescola piani e distanze.

Nella sua opera più conosciuta Svevo affronta un viaggio nella mente umana, un percorso nella malattia e nella cura; ci parla dell’insoddisfazione e dell’inquietudine dell’uomo che si percepisce come corpo estraneo della società, fornendo il ritratto di un’epoca e, insieme, quello di un’umanità senza tempo.

Biglietti, da euro 11.00 a euro 30.80, in vendita presso la Biglietteria del Teatro Donizetti, aperta da lunedì a sabato dalle ore 13.00 alle ore 20.00

Gli orari sono quelli consueti: da martedì a sabato ore 20.30; domenica ore 15.30

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